Giorgia Meloni non vuol essere chiamata fascista, ma in piena campagna elettorale se ne va da Viktor Orban



Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno ormai smesso di fare la corte a Marine Le Pen perché, nonostante la sua politica razzista e xenofoba rappresentasse bene la loro ideologia, una perdente non piace a quei miliziani estrema destra che vogliono leader forti assimilabili a Mussolini.
Salvini si è dunque giocato la carte della presunta conversione al cristianesimo, roteando rosari ed agitando vangeli mentre promette che lui prenderà a calci il prossimo e garantirà la supremazia padana. Nulla di nuovo dinnanzi a chi oggi chiede voti ai campani nonostante solo pochi anni fa si facesse riprendere tronfio mentre canticchiava canzoni razziste come: "senti che puzza scappano i cani, stanno arrivando i napoletani". Rinnegata la sua stessa storia e i suoi stessi proclami, si arriva ad utilizzare il rosario come uno strumento di inganno per le vecchiette che escono dalla messa delle sei.
Diverso è l'approccio di Giorgia melo, la quale già da tempo usufruisce di un falco sentimento religioso attraverso il suo dichiarasi una "cristiana perseguitata" dato che il suo nominare il nome di Dio invano con le permette di perseguitare gli altri. Preoccupante è come in piena campagna elettorale sia volata a Budapest per incontrare Viktor Orban, un personaggio tra i più feroci anti-europeisti e tra i più spietati promotori di quell'ultra-destra che Salvini giura sul Vangelo non esista. Immancabile è stato anche il selfie per suggellare l'incontro con l'uomo che sostiene sia giunta l'ora di «liberarsi dai dogmi e dall'ideologia occidentale europea».
Presumibilmente l'operazione mira a cercare di strappare i voti degli estremisti a Casa Pound, anche se l'atto appare a danno degli italiani e della stessa ideologia del suo patito. La donna pare infatti non può proclamarsi sovranista e poi incontrare un politico che con i suoi dumping fiscale ha messo in difficoltà l'Italia bloccando la delocalizzazione dei profughi e incentivando quella delle aziende.
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