Gli adinolfiniani dichiarano guerra ai gandolfiniani: «Quello di Alessandro Begnigni è odio patologico»



Gli adinolfiniani sono un gruppo di integralisti che si affaccia al mondo in un abuso di vittimismo e piagnucolii, tragicomicamente ed ostentatamente finalizzati a sostenere che loro si sentono discriminati se non possono discriminare. Sono moderni Calimero che si domandano perché la gente sia tutta cattiva con loro e perché mai le vittime della loro offensiva non rinunciano alle loro vite, alle loro vite e ai loro affetti in un atto di sottomissione ad un violento fondamentalista che ha fatto dell'odio il suo lucroso business.
Date le premesse, forse si sarebbe anche potuti aspettare che il motto "io vengo prima degli altri" avrebbe potuto attirato fondamentalisti non solo assetati di un profondo disprezzo verso la vita e le famiglie altrui, ma animati anche dalla loro smania di trarre il maggior profitto personale in ogni occasione. In fondo chi vota Adinolfi non lo fa certo per quei "Bambini" che lui invita a discriminare e a condannare alla violenza del bullismo, lo fa solo perché spera che lui cancellerà quelle realtà che loro non conoscono e che temono possano togliere qualcosa a loro. Quando non sono loro ad avere esigenze per sé stessi, gli altri possono anche morirsene purché si sia certi che non i si farà avvicinare al proprio orticello (da qui anche la virata xenofoba di un Adinolfi che rotea i suoi rosari mentre promette che colpirà la vita degli stranieri in aperta contrapposizione a quel Gesù che invitava all'accoglienza dei forestieri).

Il loro nuovo piagnisteo è finalizzato a lamentarsi di come uno dei loro cyberpredicatori integralisti ha deciso di rinnegare Adinolfi e di cercare il suo maggior profitto in un appoggio alle infiltrazioni integraliste orchestrate da Massimo Gandolfini all'interno di Lega e Fratelli d'Italia. Peccato che quel tizio sia Alessandro Begnigni, il fondamentalista che ha collaborato con Adinoli e con Amato nella creazione di un'isteria basata sulla truffa culturale del "gender".
Evidentemente non tollerando di subire neppure una parte infinitesimale di ciò che loro sono soliti infliggere ad interi gruppi sociali, li troviamo pronti a parlare di «odio patologico» dinnanzi a modi e toni che non differiscono da quelli che etichettavano come una presunta «libertà di espressione» quando erano indirizzati a colpire la dignità e la vita di quelle persone a cui loro vorrebbero negare il diritto all'esistenza. Scrivono:




L'offensiva è mirata contro Alessandro Benigni, ossia l'uomo che promuoveva l'ideologia di Amato al punto da spacciarlo quasi come un nuovo messia e che oggi ha deciso di sposare la linea politica di Gandolfini e i suoi piani per la contaminazione della società. Il tutto, peraltro, nel nome dei suoi slogan più vuoti e imbarazzanti: se prima diceva che se 2+2 fa 4 significasse che i gay sarebbero stati sbagliati, oggi dice che se 2+2 fa 4 significa che non bisogna votare Adinolfi.


Nei giorni scorsi fu Gianfranco Amato a scagliarsi contro Massimo Gandolfini, accusandolo di avergli sottratto i voti dei neocatecumenali attraverso una lettera che sarebbe stata inviata ai seguaci di Kiko Arguello (anche lui presente al fianco di Gandolfini ed Adinolfi sul palco di quel "Family day" che servì come trampolino politico per i loro progetti di infiltrazione nella società:



Ormai si fanno la guerra tra di lodo, sgomitando per chi debba poter abusare del nome di Dio come strumento per ottenere potere politico in quello che auspicano possa diventare un nuovo regime governato da una sharia di stampo cattolico (che poi così cattolico non è, ma si sa che l'abuso del sentimento religioso è un prodotto che vende). E d'altra parte basta vedere come si comportano fra di loro per osservare come il loro unico interesse sia il potere personale e come non ci sia nulla di cristiano in simili atteggiamenti.
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