Gli fu rifiutata la patente perché gay. A quasi vent'anni dai fatti è stata stabilita la cifra del risarcimento dovuto



Oggi vive a Tokio, lontano da quell'omofobia tutta Italiana. A dover risarcire i danni provocati alla sua vita nella patria natia saranno due Ministeri, condannati a versare 100mila euro di risarcimento per l'ingiusta discriminazione che gli fu fatta subire quando nel 2000 gli fu rifiutata la patente perché gay.
A deciderlo la Corte d'appello civile di Palermo dopo una lunghissima trafila burocratica. Era stata la Cassazione a rinviare lì il giudizio sull'entità del risarcimento dopo che nel 2015 annullò la sentenza dei giudici di secondo grado di Catania che nel 2011 ridussero il risarcimento stabilito in primo grado da 100mila euro a soli 20mila. Diciotto anni dopo i fatti, finalmente il Ministero dei Trasporti e il Ministero dell?Interno sono stati chiamati a rendere giustizia.
I fatti accaduti ai tempi hanno dell'incredibile. Quando Danilo si iscrisse all'Arcigay di Catania, dalla Motorizzazione giunse una lettera in cui si sosteneva che non aveva le capacità psicofisiche per ottenere la patente e che avrebbe dovuto sottoporsi ad un'ulteriore visita. Ed è in quell'occasione che gli venne detto che la su omosessualità lo avrebbe reso inadatto alla guida.
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