I genitori volevano "rieducarlo" all'eterosessualità. Giovane somalo gay costretto a scappare negli States



È la Bbc News ad aver raccolto la testimonianza di un giovane ex musulmano, ora ateo, perseguitato dalla sua famiglia perché gay.
Nato in Somalia ma cresciuto negli Stati Uniti, ha dovuto scontrarsi con il fondamentalismo religioso non appena tornato nella patria natia. Credendo all'esistenza di quelle fantomatiche "terapie riparative" dell’omosessualità prive di ogni valore scientifico (ma tutt'oggi promosse anche in Italia da personaggi Brandi, Cascioli ed Adinolfi), la sua famiglia voleva fosse "rieducato" da alcuni leader religiosi in modo che potesse "diventare" etero al fine di conformarsi ai presunti dogmi della loro fede.
Peccato che lui fosse felice di chi era e fosse conscio della follia di chi pensa che l'orientamento sessuale possa essere modificato a piacimento. Così è scappato, trovando rifugio negli Stati Uniti. D'altronde il suo caso non è isolato e il Dipartimento di Stato Usa è ben consapevole del fenomeno che vede numerosi giovani che vengono costretti dai genitori a seguire fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità in Kenya e Somalia, spesso all'interno di strutture religiose in cui le vittime vengono confinate per subire e violenti abusi e punizioni corporali.
Nulla di nuovo dato che il "metodo Nicolosi" si basa proprio sull'incutere paura e sensi di colpa, sostenendo che basterà portare quelle persone ad odiare sé stesse perché rinneghino la loro natura.

Per quanto lontana possa apparirci la vicenda, i fatti sottolineano la pericolosità delle rivendicazioni integraliste. Perché dietro a quella che loro chiamano «priorità educativa dei genitori» c'è un'esplicita richiesta volta a sostenere che i genitori debbano poter disporre liberamente dei propri figli, anche rendendoli vittima di violenze se diversi da come loro li avrebbero voluti.
Giocando con le parole e con la vita dei minori, Filippo Savarese potrà anche battezzare con il nome di "bus della libertà" un'iniziativa che promuove proprio quel tipo di violenze domestiche, ma la storia del giovane somalo è la prova di come non possa essere definita "libertà" ciò che costringe alla fuga da pregiudizi e molestie.
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