Mario Adinolfi si rifiuta di accettare la sua sconfitta e l'integralismo cattolico lo deride



Mario Adinolfi ha organizzato veglie di preghiera per chiedere a Dio di impedire l'approvazione della legge sulle unioni civili, ma quella legge è passata., Gianfranco Amato ha giurato che la Madonna avesse fatto un miracolo nell'abbassare la soglia al 3%, ma il loro partito non i manco avvicinato a quel traguardo. A questo punto i casi sono due: o Dio è un perfetto incapace, o forse Dio non è dalla parte della loro ideologia così come Amato e Adinolfi hanno spergiurato in ogni parrocchia abbiano fatto tappa.
È evidente che ha perso, ma l'integralista pare voler battere i pugni per terra e piagnucola che gli altri sono degli stupidi a non aver capito che lui avrebbe vinto. Lo fa attraverso una lunghissima supercazzola pubblicata sulla sua pagina Facebook, nella quale si accanisce su quel Matteo rRenzi per cui lui curò la campagna alle primarie:

[...] Potrebbero guardare a Matteo Renzi, ma il ragazzo esce davvero malconcio da queste elezioni. Sta sotto il 20%, al Nazareno vogliono fargli la pelle, irrealistico che la sua leadership resista. Renzi è il vinto per eccellenza di questa elezione, poco più di tre anni e mezzo fa aveva un Pd al 41%, ora tutto quel consenso è scomparso e il partito si è sfracellato. La sua arroganza, una infinita serie di errori, la rottura con i retroterra di riferimento (con i cattolici in occasione dei Family Day, con la sinistra storica per via del Jobs Act e della cancellazione dell'articolo 18) senza la costruzione di una credibile costruzione alternativa, lo consegnano ora ad un inevitabile passo d'addio. Tenterà di resistere, il gruppo parlamentare l'ha fatto eleggere a propria immagine e somiglianza, ma la lealtà non abita dalle parti del Pd. Quando il segretario va in sofferenza, i congiurati affilano le lame. Già è successo a Veltroni, Franceschini e Bersani. Ora toccherà a Renzi finire politicamente accoppato.

Tra insinuazioni insulti, il fondamentalista che va in giro a raccontare a sua figlia che mamma è solo un ripiego dato che lui averebbe voluto leggi che imponessero alla sua precedente moglie l'obbligo di dover vivere con lui anche se infelice, afferma:

Stessa brutta fine anche per Emma Bonino che ha speso i milioni di Soros per la sua Più Europa ed è finita fuori dai giochi. Piccola consolazione (per lei, tragedia per noi) è stata eletta in Senato nel collegio uninominale con sette punti di vantaggio sul rivale del centrodestra. Coalizione verso la quale si dimostrerà gentile per ottenere l'elezione a presidente del Senato, vogliamo scommettere?

Riservati insulti a quel Pd in cui lui ha militato sintantoché ha potuto trarrne profitto, passa ad austo-asolvere la sua clamorosa sconfitta:

E veniamo al derby dei cattolici che si presentavano con una serie di formazioni derivanti dalle posizioni di potere ottenute nell'ultima legislatura: i cattolici del centrodestra erano riparati sotto le insegne di Noi con l'Italia e tanto di scudocrociato, quelli del centrosinistra stavano nella Civica Popolare della Lorenzin e i più "adulti" avevano seguito le indicazioni di Prodi e votavano Insieme. Fuori dalle coalizioni c'erano il Popolo della Famiglia e alcuni indicavano come palingenetica il voto a Forza Nuova, per l'occasione sommata alla Fiamma tricolore con il marchio Italia agli Italiani (slogan coniato da CasaPound, sotto l'uno per cento anche loro). Bene, il Popolo della Famiglia pur nel totale silenziamento mediatico ha ottenuto duecentomila voti, più della Lorenzin e dei prodiani, molto più di Forza Nuova, qualcosa in meno di Noi con l'Italia che però con Lupi e Fitto poteva contare su una rete di migliaia di amministratori locali, serviti a ben poco visto che la lista ha superato di poco l'uno per cento.

Ostentata la sua proverbiale superbia nel sostenere che lui sia la voce di Dio e che lui detenga il sapere su quei cattolici che spergiura debbano essere tutti omofobi, xenofobi e misogini quanto lo è lui, pare certo che i suoi voti deriverebbero da chi odia i gay e che ad affossare la Lorenzin non sarebbe stato il suo spalleggiare richieste integraliste con un affossamento dell'educazione ai nostri giovani ed eventi tragicomici come il suo "Fertily day".
Ma a commentare le sue posizioni sono i suoi ex-colleghi dell'integralismo omofobo organizzato, felici nel deriderlo con insulti e frasi non certo lusinghiere sulla sua fallimentare esperienza politica. Ad semipro il fondamentalista Alessandro Begnigni a scrivere:




E se Begnigni giura che il vero "cristiano" debba essere razzista e debba ignorare gli appelli del Papa, ora chi glielo spiega a Mirko De Carli che il suo partito era contro l'accoglienza e contro la cittadinanza ai bambini nati in Italia?
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