Massimo Gandolfini promette: «Grazie alle destre, chiuderò l'Unar»



Massimo Gandolfini, Jacopo Coghe e Toni Brandi hanno manifestato in solitaria davanti all'Unar sostenendo che il loro cieco odio contro i bambini gay debba essere inteso come un volere del popolo a favore dell'odio e della discriminazione. Ed è così che il neocatecumenale Gandolfini giura che il suo fantomatico "difendere" i bambini passi dall'assicurarsi che quelli a lui sgraditi siano resi vittima di feroci aggressioni.
Sostenendo che l'educazione al rispetto sia un'ideologia dato che lui sostiene che le femmine siano da trattare come femmine e che il maschio vada indottrinato alla loro ideologia sulla sopraffazione (anche sessuale) dell'attro sesso, afferma: «Piuttosto che un’altra ondata di attivismo ideologico nelle scuole da parte dell’UNAR, a causa della nomina del nuovo coordinatore Luigi Manconi, è meglio chiudere del tutto questo ente che evidentemente non ha più niente a che fare col contrasto alle discriminazioni su base razziale, etnica e religiosa».
Gandolfini promette pure che «dalla prossima Legislatura, condurremo una grande azione popolare per portare alla chiusura dell’UNAR e certamente a queste elezioni sosterremo chi si proporrà di aiutarci a farlo con successo».
Peccato che l'Unar sia stato istituito dal Governo Berlusconi II con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n. 215, di recepimento della direttiva comunitaria n. 2000/43 CE. Sostenere che lui voglia chiuderlo perché non vuole possano esistere tutele per i gay è un'aberrazione ideologica che ricorda il Ventennio.
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