"Basta, io non sono la mia malattia" di Raphael Giussani



- Pronto? Chiamo dal laboratorio analisi, dove stamattina ha effettuato gli esami del sangue. Dovrebbe tornare domani per ripeterli e confermare un esito di dubbia interpretazione.
- Caspita, spero nulla di grave!
- È risultato positivo all’HIV.

Una telefonata che irrompe nel bel mezzo di una serata tranquilla è l'inizio di una vita che entrerà in stand-by a darà vita ad un percorso, sanitario e personale, di un uomo che si trova a combattere una battaglia contro una grave malattia, accorgendosi che il nemico più temibile forse non è il virus che lo ha colpito, ma se stesso.
Sarà una strada fatta di ricerca personale, amore, meditazione e un bilancio di vita, per ricominciare da capo, con la consapevolezza della potenza dell'animo umano. E prima ancora di lottare contro una malattia, dovrà combattere in difesa della propria dignità, trovandosi a dover «affrontare in modo insolito, ma sincero ed attuale, alcune tematiche spesso ritenute scomode perché riferite al concetto di "diversità" o alla impropria costante associazione "omosessualità-AIDS"».
È di questo che si occupa il volume "Basta, io non sono la mia malattia" di Raphael Giussani (edito da Eifis).

L'autore spiega che l'opera nasce dalla volontà di contribuire al lavoro di chi cerca di abbattere i muri eretti dall'opinione pubblica e dal bigottismo, spesso capaci di mietere più vittime dello stesso virus. Ed è così che si parlerà di diversità e della impropria e costante associazione tra omosessualità ed aids, così come anche di un personale sanitario che spesso è portatore di preconcetto che precludono ad un reale ruolo professionalità assistenziale.
Spiega anche che il volume «vuole essere l’espressione di una immensa gratitudine per chi ha saputo strapparmi un sorriso o per chi è stato addirittura capace di farmi ridere di gusto, benché fossi febbricitante e privo di energie. Quando si soffre, i momenti di leggerezza e di allegria sono incredibilmente terapeutici e possono perfino produrre piccoli miracoli. Proprio così! Tra una battuta divertente ed una risata imprevista ma irrefrenabile, può nascere la voglia di reagire, di ricominciare a fare programmi, di provare ad uscire da quell'abisso di sconforto che la malattia può dare».
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