Ancora preghiere contro i gay: «Il Roma Pride è apologia della sodomia e va riparato»



È in un proclamo pubblicato in rete che il sedicente gruppo "Chiesa e Post Concilio" annuncia la sua partecipazione alla processione indetta dal "Comitato san Filippo Neri" contro il Roma Pride del prissimo 9 giugno.
Da prassi, si assisterà ad un blasfemo uso delle religione quale strumento di promozione del disprezzo e dell'odio contro interi gruppi sociali, da loro ritenuti indegni di poter essere parte di un cristianesimo che loro dicono si fondi sul maschio bianco ed eterosessuale che sa come si possa dominare e sottomettere una femmina al solo fine si usarla per la produzione di italici discepoli.

Dalla loro pagina, il gruppo fondamentalista scrive:

Il 9 giugno la città eterna verrà sfregiata dal cosiddetto Roma Pride, un evento che pretende di fare pubblica apologia non solo della sodomia (quindi di un peccato tra i più gravi), ma di una visione completamente erronea del corpo, della società e di Dio. A questo si aggiunge la blasfemia che caratterizza l'ideologia omosessualista. La necessità di riparare appare più che ovvia.

Gli organizzatori negano si tratti di una manifestazione politica, anche se tra le righe dicono che a loro non dispiacerebbe un'Italia governata da Salvini. Non pare un caso che il loro blog sia cosparso di immaginette raffiguranti raffiguranti il senatore leghista Simone Pillon o che contenga frasi chiaramente partitiche come: «Voglio fidarmi di Salvini e dei validi collaboratori di cui ha avuto l'abilità di circondarsi».
Pare dunque curioso vogliano sostenere che l'amore sarebbe «un peccato tra i più gravi» mentre lodano chi rinnega Gesù in fatto di accoglienza o di amore verso il prossimo. Ed è sempre negando l'evidenza che affermano:

La processione è un atto liturgico, una pubblica preghiera. Certamente le leggi recentemente approvate in Italia vanno incontro all'ideologia omosessualista, la stessa del Roma Pride. In ogni caso il Comitato S. Filippo Neri non ha alcuna velleità politica, sono infatti vietati tutti i simboli politici in quanto inopportuni e incompatibili con una pubblica preghiera.

Immancabile è il loro sostenere che sarebbe Papa Francesco a legittimare la loro omofoba dato che è per i bene dei gay che gli vorrebbero imporre una rinuncia alla loro sessualità. Il tutto a difesa della loro semplicistica visione che riduce la sessualità ad un atto di riproduzione quasi come se l'uomo non fosse altro che un animale da monta. Riguardo alla loro posizione contro i gay, dicono:

Ѐ la medesima che ha sempre avuto la Chiesa. Qualunque persona con tendenze omosessuali può essere accolta e invitata a vivere cristianamente, esattamente come qualunque altro laico che intende avvicinarsi alla Santa Chiesa. Ѐ semplicemente falso che la Chiesa in passato non ha accolto gli omosessuali ed è invece vero che oggi molti pastori non lo fanno. Lasciare nel peccato le persone, omosessuali e non, è un grave errore dei nostri tempi.

Il gruppo si è appellato a monsignor De Donatis e spera possa benedire la loro azione di aggressione e insulto ad un'intera comunità:

Ci auguriamo che condanni senza appello l'ideologia omosessualista. In quanto Vicario di Roma, il Roma Pride ricade sotto la sua giurisdizione, dunque riteniamo opportuno che si esprima in merito. Se dovesse, invece, esprimersi a favore di questa iniziativa, come ha fatto sostanzialmente Mons. Camisasca rispetto alla veglia omosessualista di Reggio Emilia, saremmo comunque soddisfatti in quanto preferiamo sempre la chiarezza all’ambiguità.
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