La Cassazione nega il diritto alla trascrizione dei matrimoni same-sex celebrati all'estero se uno degli sposi è di cittadinanza italiana



Se Mario Adinolfi si va a sposare in uno squallido casinò di Las Vegas, lo italiano riconosce quel matrimonio. Se un gay fa altrettanto, lo stato gli dice che il suo matrimonio vale solamente all'estero dato che l'Italia reputa inferiore la sua unione e si rifiuta di trascriverla se prima non è stata degradata ad unione civile. Se a sposarsi all'estero sono due uomini  due donne straniere, lo stato italiano trascrive il loro matrimonio come tale. In pratica, il gay di nazionalità italiana verrà discriminato rispetto agli etero e agli stranieri.
Lo ha stabilito la Cassazione nella pronuncia 11696, sancendo che i matrimoni same-sex contratti all'estero, se celebrati tra un italiano e uno straniero, non sono trascrivibili all'anagrafe italiana «per contrarietà all'ordine pubblico» in quanto «il matrimonio tra persone dello stesso sesso non corrisponde al modello matrimoniale delineato dal nostro ordinamento».
In Italia, quel matrimonio verrà degradato ad unione civile. Non sarà così per la trascrizione dei matrimoni same sex celebrati all'estero tra cittadini stranieri perché la loro unione non viene ritenuta finalizzata ad eludere la normativa italiana.
La pronuncia giunge dopo il ricorso presentato da un cittadino brasiliano ed un italiano che si erano sposati in Brasile nel 2012 e in Portogallo nel 2013. Il denego alla trascrizione dell'atto e la «conversione» ad un'unione civile era stata reputata discriminatoria. Non la pensano così i giudici, convinti che Adinolfi vanga più di un gay dato che alla Chiesa Cattolica piace vederlo mentre si vanta aver eiaculato nella vagine di ben due mogli diverse.
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