La Cassazione rigetta il verdetto ecclesiastico: il matrimonio non è nullo anche se il marito è gay



Scoprire che il proprio marito è gay non è una motivazione sufficiente ad ottenere l'annullamento del matrimonio. Lo ha stabilito la Cassazione.
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di una moglie che chiedeva il riconoscimento della nullità del suo matrimonio che le era già stato convalidata dal Tribunale Ecclesiastico dell’Emilia-Romagna. I preti non avevano dubbi sul fatto che l’omosessualità del marito annullasse l'atto, contrariamente a quanto previsto per mogli che hanno mariti stupratori o assassini (in quel caso, il sì è per sempre).

La Cassazione  ha sottolineato come l'uomo e la donna siano stati sposati per quattordici anni, sette dei quali dopo che la donna aveva saputo del suo orientamento sessuale. Hanno anche una figlia. Per questo motivo i giudici hanno sancito che non si possono considerare nulli i matrimoni che hanno avuto una durata di almeno tre anni.
Contro la nullità del matrimonio il marito aveva vinto il ricorso alla Corte di Appello di Bologna che,  nell'aprile del 2017, aveva dichiarato l'inefficacia del verdetto ecclesiastico per contrarietà all'ordine pubblico italiano.
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