La maschera del Papa al Pride è davvero un'offesa come sostengono Adinolfi e Tosatti?



L'integralista Mario Adinolfi, il vaticanista Marco Tosatti e il consigliere comunale Andrea Tremaglia (Fratelli d'Italia) stanno inondando la rete con la costante ripubblicazione di un'immagine che ritrae un manifestante del Bergamo Pride che indossa una maschera di Papa Francesco. A quanto dicono, a loro non frega assolutamente nulla delle altre migliaia di partecipanti, gli interessa solo la possibilità di poter strumentalizzare una singola immagine al fine di sostenere che i gay rappresentino un'offesa alla religione cattolica. Certo, loro sono i primi a criticare Papa Francesco quando osa invitare all'accoglienza di persone che loro vorrebbero fossero lasciate morire a casa loro, così come poco pare importagli del fatto che Gesù fosse extracomunitario esattamente quanto quei fratelli che amano disprezzare nel suo nome... Eppure dicono che i gay non devono poter parlare del Papa perché la religione è cosa loro. Gli serve. Hanno la necessità di usarlo per ottenere voti mentre giustificano nel suo nome le più brutali politiche xenofobe, misogine ed omofobe che tanto piacciono all'ultra-destra integralista.

Peccato che Adinofli ed Tosatti siano arrivati tardi. È perlomeno dal 2015 che quella stessa persona sta partecipando ai pride con addosso quella stessa maschera, quello stesso grembiule e compiendo quel medesimo gesto di approvazione (la fotografia proposta in apertura risale al Milano Pride del 2015).
Ovviamente noi non pretendiamo di essere onniscienti come Tosatti ed Adinfoli , motivo per cui non proveremo neppure lontanamente a vendere come verità rivelate ciò che non può certo essere dedotto da una semplice fotografia. Eppure ci pare surreale che si possa definire offensivo chi ha portato in piazza il Papa a mostrare appoggio ad una parte della popolazione, sottolineando come per ogni suo mezzo passo in avanti in materia di omosessualità se ne contino tre indietro da parte della Chiesa.
Sono anni che ad Adinolfi brucia come Beroglio abbia osato pronunciare quel «chi sono io per giudicare un gay?» che mette in crisi la sua politica. Bhe, qualcuno ha portato in piazza quella frase e mostra approvazione verso un amore che non potrà mai essere sgradito a Dio.
Probabilmente nessuno si presenterebbe mai ad Pride vestito da Adinolfi dato che a pochi  farebbe piacere averlo in mezzo ai piedi. Ma se qualcuno vuole rappresentare un papa disposto a calarsi nel clima goliardico di una festosa manifestazione per essere parte della stessa, tutto dovrebbe farci pensare ad un omaggio, non certo ad un'offesa.
Il peccato sta sempre negli occhi di chi guarda, si diceva. E qui sembra che Adinolfi foglia fare la pipì sui muri per segnare un territorio e rivendicare la sua convinzione sul fatto che la religione sia un oggetto di cui lui solo deve poter disporre dato che ne sta ampliamene traendo un significativo guadagno economico.

Non è la prima volta in cui il Papa viene portato ad un Pride e probabilmente non sarà neppure l'ultima volta. È un dato di fatto che l'omofobia della Chiesa è fonte di una legittimazione alle violenze e ai soprusi contro la popolazione lgbt, così come pare lecito si possa chiedere al Papa di tramutare in fatti le tante belle parole che ha pronunciato in giro per il mondo. Adinolfi dovrebbe sapere che la parole del Papa non hanno alcun reale valore se non vengono inserite in una qualche enciclica, motivo per cui è difficile ci si possa accontentare di farsi pronunciate sugli aerei che non si tramutano in un cambio di rotta.
Magari si potrà aver da ridire sui modi o si potrà preferire uno striscione ad una maschera. Ma di certo non è tollerabile che a fare falsa moralità contro la libertà di espressione sia quello stesso tizio che giustifica come «libertà di opinione» persino i manifesti con cui suoi colleghi integralisti che calpestano il femminicidio per attribuirgli significati più conformi alle loro rivendicazioni.
Lui stesso dice di voler esprimere ciò che vuole nel modo che più lo aggrada, eppure non sembra disposto a tollerare che agli atri sia concessa pari liberà. E pensare che tanta brava gente riterrebbe assai più blasfemo il suo organizzare comizi omofobi sugli alteri delle chiese piuttosto un semplice omaggio a Francesco, ma evidentemente lui preferisce la mistificazione come mezzo di incitamento all'odio.
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