L'integralista: «Voterò lega con la speranza che aprano cliniche in cui possano far morire dignitosamente anche voi checche»



È abbracciando le crociate integraliste dl senatore leghista Simone Pillon che un anonimo lettore ci ha lasciato decine commenti che ben descrivono il clima d'odio che si respira in rete. Evidentemente non condividendo le nostre posizioni sulla necessità di tutelare i diritti del minore a fronte di un integralismo che avrebbe voluto prolungare inutilmente l'agonia del povero Alfie Evans, ci scrive:

Sono estero e sono sempre stata a favore dei diritti dei gay, leggendo il tuo schifosi blog ho capito che invece essere gay è una brutta malattia incurabile. Penso che alle prossime elezioni anziché scheda bianca voterò lega con la speranza che aprano cliniche in cui possano far morire dignitosamente anche voi checche.

Poi, per ben 24 volte, scrive:

Essere gay è una brutta malattia incurabile. Dovrebbero lasciar morire pure te.

Chiude il cerchio un messaggio lasciato a favore di Matteo Salvini in ci scrive:

Ma come possono aver fatto decidere della vita di un bambino ad una cecca che non potrà mai avere un figlio suo e non potrà mai capire il dolore di perdere un bambino senza poter fare nulla? Essere gay è una brutta malattia incurabile. Dovrebbero lasciar morire pure voi.

Fossimo in Matteo Salvini, non so quanto ci farebbe piacere sapere che alcuni nostri sostenitori vogliono votarci solo perché ci reputano capaci di commettere un genocidio.
Premesso ciò, andrebbe notato che l'anonimo detrattore fosse realmente «estero» così come dichiara, è abbastanza improbabile possa votare in Italia. Se intendeva dire che era etero, forse un buon psicologo potrebbe aiutarlo a comprendere la follia del suo chiedere lo sterminio di un intero gruppo sociale a fronte del suo disaccordo con l'opinione espressa da un singolo.
Se ci sentiamo di dubitare che una persona capace di scrivere simili frasi potesse essere gay-friendly, fa comunque riflettere come la politica venga percepita come strumenti di ritorsione in cui si vota chi viene percepito come il possibile mandante di atti violenti contro un qualche gruppo di persone.

Nel terzo punto torna un tormentone che va tanto di moda sulle paginate di Mario Adinolfi e compagni, ossia il sostenere che chi non ha ingravidato una delle sue tante mogli non abbia alcun diritto di esprimere la propria opinione in merito ai diritti civili di un bambino. Il tutto viene condito anche da mere menzogne, come il sostenere che qualcuno abbia avuto da ridire sulle difficoltà dei genitori nel gestire una situazione così difficile e complessa.
Ovviamente nessuno dubita sulla difficoltà che una coppia così giovane possa aver avuto nel raffrontarsi con un dramma simile, quello che stupisce è come alcune persone possano speculare su quel dolore con evidenti finalità politiche. È evidente che caso di Alfie Evans apre le porte a difficili questioni etiche che meriterebbero serie discussioni, ma è inaccettabile che qualcuno cerchi di ricorrere a semplificazioni criminali solo perché sperava che del bieco populismo potesse evitargli la grana di dover argomentare le proprie opinioni. Parliamo di una Benedetta Frigerio che spergiurava l'esistenza di inesistenti «cure» per dribblare l'evidenza di come fosse ampliamene appurato non esistesse terapie. Parliamo di un Mario Adinofli che ha evitato di affrontare il tema di leggi scritte a tutela del minore per vaneggiare su fantomatici decisioni assunte per risparmiare soldi. Insomma, parliamo di uno sciacallaggio in piena regola in cui tutti plasmavano i fatti sulla base della propria convenienza, spesso nell'incapacità di ammettere che l'unica vera rivendicazione del fondamentalismo cattolico fosse il sostenere che le persone non devono avere diritto all'autodeterminazione e che i bambini siano oggetti di cui un genitore deve poter disporre a proprio piacimento anche contro il loro interesse.
Un papà sa sempre qual è il bene dei figli, dice Adinolfi. Va bene, lo dica a quelle bambine che vengono stuprate e violentate dal loro papà. Lo dica a quei milioni di bambini che sono vittima di violenze domestiche. Per una volta la smetta di raccontare che se qualcuno  ama i figli, allora ci si può tranquillamente dimenticare delle tutele che servono agli altri perché c'è il rischio che a scuola ti dicano che essere gay non è sbagliato anche se lui vorrebbe che le sue figlie fossero indottrinate a ritenere il contrario.

E vogliamo parlare di quale sopruso sia stato l'intitolare ad Alfie Evans la marcia anti abortista organizzata a Roma dall'estrema destra? Oppure di fronte a quale violenza ci si trovi dinnanzi ad un Mirko De Carli che ha intitolato a Charlie Gard un circolo del partito di Mario Adinolfi? Erano bambini che l'integralismo ha usato per i suoi copi, ma questo non significa li si possa stuprare per la propria propaganda in un atto che nega loro il diritto ad un'opinione che sarebbe potuta essere assai diversa da chi li vuole utilizzare per i propri affari.

Comunque sia, ringraziamo l'anonimo detrattore per il suo augurio. Dovessimo ritrovarci nella situazione di Alfie Evans, saremmo i primi a sperare che la legge ci possa permettere di morire secondo natura anche contro il volere di un Adfinolfi che vorrebbe torturarci inutilmente sopo averci infilato a forza un tubo in gola.
Perché quello che i violenti non comprendono è che chi si batte per la libertà di Alfie sono gli stessi che sperano che quella libertà sia concessa a tutti. Gli altri sono quelli che vogliono imporsi sul prossimo perché tanto hanno i soldi necessari ad andarsene in Svizzera qualora dovessero rischiare di rimanere vittima delle loro stesse ideologie.
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