Negato il permesso al rosario pubblico contro i gay. Helvetia Christiana parla di «dittatura rosa»



L'integralista Mario Adinolfi e i suoi amici di Forza Nuova non sono gli unici fondamentalisti che amano pregare contro la vita e gli affetti delle loro vittime. Anche in Svizzera l'organizzazione integralista Helvetia Christiana aveva annunciato una preghiera «per la difesa dei valori cristiani e come atto di riparazione per il Gay Pride che avrà luogo il 2 giugno 2018 in centro città».
Una rivendicazione palesemente violenta, incentrata sullo sfruttamento del nome di Dio quale strumento di offesa e di denigrazione di interi gruppi sociali. Il Comune di Lugano ha negato loro l'autorizzazione allo svolgimento del rosario anti-gay in contemporanea con il pride.
Ricorrendo all'abitudine dei fondamentalisti di fare vittimismo e di proclamarsi "discriminati" quando non viene permesso loro di discriminare, l'organizzazione ha confezionato un comunicato stampa dal titolo "La lobby LGBT reclama la dittatura rosa e il Municipio la impone".
Il colore rosa è un riferimento ai triangoli che i nazisti imponevano ai gay nei campi di sterminio. Campi di cui pare abbiano nostalgia dato che organizzano manifestazioni di preghiera contro chi scende in piazza per rivendicare il proprio diritto all'esultanza.

Nel loro proclamo, sostengono che «l'autorizzazione è stata negata dalle autorità il 19 aprile 2018, ma questo rifiuto è stato comunicato soltanto lo scorso 2 maggio. Vietando un atto pacifico di natura religiosa, il Municipio ha chiaramente violato la prassi abituale e democratica della Svizzera [..] è scandaloso che dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione elvetica nonché dalla Costituzione ticinese, ossia la libertà d'espressione e la libertà di manifestazione, non siano stati riconosciuti ad un'associazione svizzera in regola con le autorità della Confederazione».
Se ovviamente va sottolineato che il loro definirsi "cristiani" o il loro sostenere che una manifestazione simile possa essere ritenuta "pacifica" è un'autodisseminazione dei loro leader, è in uno stile da Ventennio che i fondamentalisti dicono di sentirsi discriminati perché non possono discriminare, asserendo che il divieto alla loro preghiera anti-gay sarebbe «una doppia discriminazione, perché questi diritti sono garantiti a tutte le associazioni e i gruppi, e specialmente quelli che promuovono l'agenda LGBT, ma sono negati a un'associazione di ispirazione cattolica. Infine, le autorità dimostrano con il loro atteggiamento di piegarsi alle intimidazioni dei promotori del Gay Pride e di altri circoli anticristiani».
Helvetia Christiana chiede perciò al Municipio di Lugano di «ritornare immediatamente sui suoi passi e invita tutti i cittadini svizzeri di attivarsi per la difesa dei principi cristiani e dei diritti costituzionali, in particolare la più sacra delle libertà: quella di praticare la nostra religione». E tirando in ballo i soliti bambini che riempiono la bocca di chi si batte contro il diritto alla vita di chi non è conforme al loro volere, aggiungono:

Gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale, come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica (2357). Promuoverli costituisce una grave offesa nei confronti del Creatore ed esige, per questa ragione, un atto pubblico di protesta e riparazione. La dissolutezza e l'esibizione sessuale che accompagna sistematicamente il Gay Pride, imposto alla vista di tutti, specialmente ai bambini, sono fattori aggravanti che dovrebbero indurre le autorità pubbliche a vietare questa parata della vergogna.

Il proclamo si conclude chiedendo che i gay siano obbligati a vivere in castità. La loro teoria è che Helvetia Christiana «non fa altro che ripetere la dottrina della Chiesa Cattolica sulla castità, cioè la raggiunta integrazione della sessualità nella persona, che è valida per tutti, sia che essa sia sposata o celibe, anche per le persone che sperimentano l'attrazione omosessuale».
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