Provita Onlus sta con Arcilebica contro gay che «diffondono l’omosessualismo e il gender»



Arcilesbica piace ai neofascisti. Forse basterebbe anche questa semplice evidenza per farci comprendere che qualcosa non torni e che si spieghi l'esodo di iscritti e circoli locali.
Tutto ha avuto inizio quando il Cassero di Bologna non ha rinnovato la sede all'associazione. Lanciando accuse contro tutti e tutto, è attraverso la sua pagina Facebook che Arcilesbica ha provati a ricamare i contorni della vicenda nello scrivere:

ArciLesbica non si è allineata alla richiesta di legalizzazione dell’utero in affitto, promuovendo invece l’accesso alle adozioni abbiamo denunciato l’assurdità di rivendicare farmaci bloccanti della pubertà per i bambini e le bambine con comportamenti non conformi alle aspettative di genere, chiedendo invece di lasciare libera l’infanzia di esprimersi al di là degli stereotipi di genere; abbiamo criticato l’assistenza sessuale alle persone con disabilità, chiedendo per loro il pieno inserimento sociale e la non mercificazione dell’affettività; abbiamo respinto lo slogan Sex work is work, perché non normalizziamo l’uso sessuale delle donne. Siamo insomma colpevoli di avere posizioni autonome che scontentano il gotha arcobaleno, dunque per noi non ci deve essere posto al Cassero LGBT Center.

Parole immotivate, dunque, dato che è stata la disaffiliazione del circolo locale e la costituzione del gruppo "Lesbiche Bologna" a giustificare il passaggi degli spazi alla nuova realtà associativa. A testimonainza si ciò c'è il bando, nel quale viene specificato che «lo stabile in questione è di proprietà pubblica ed è stato assegnato attraverso un percorso di coprogettazione a 4 associazioni, cioè Arcigay “Il Cassero”, Lesbiche Bologna, Agedo Bologna e Famiglie Arcobaleno Emilia Romagna. Ogni altra associazione per avere accesso agli spazi, dovrà costruire accordi con le realtà assegnatarie, che si fanno carico di tutte le responsabilità connesse, in sede istituzionale e giudiziaria».

Le loro sterili polemiche, però, non sono cadute nel vuoto. A raccoglierle ci ha pensato l'organizzazione omofoba Provita Onlus, lanciatasi nel pubblicare un articolo intitolato "Dittatura gay: Arcilesbica cacciata da il Cassero" in cui il gruppo di forzanovisti afferma:

Il Cassero LGBT center è il comitato provinciale Arcigay di Bologna, noto a livello nazionale per essere stato tra i precursori dell’unione tra politica e ideologia gay (il comune di Bologna già nel 1982 riconosceva «l’importanza e la progettualità di una realtà associativa gay e lesbica», concedendo una sede al “Circolo di cultura omosessuale 28 giugno”, oggi chiamato “Il Cassero”) e per la sua spinta propulsiva nella creazione dei circoli Arcigay e nella diffusione dell’omosessualismo e del gender in tutta italia, ovviamente a partire dai bambini (con corsi tenuti nelle scuole, spesso all’insaputa dei genitori).
Ad oggi il Cassero non è più nella storica sede di Porta Saragozza (assegnata gratuitamente dal Comune) bensì si trova alla Salara. Poco è cambiato: uguali le attività svolte, che talvolta comprendono il ricorso alla esplicita blasfemia (come ad esempio nel 2015: attenzione, immagini forti).

Finiti gli insulti, si passa alle accuse:

Ma non è tuttavia di questo che vogliamo parlare oggi, bensì di una spaccatura emersa in senso al Cassero e che ben dimostra come coloro che vorrebbero propagandare al mondo l’accoglienza e la tolleranza sono i primi a non saper poi metterle in pratica.
La notizia è questa: ArciLesbica è stata espulsa dai gay del Cassero, dopo 22 anni di convivenza. La mail è di venerdì 11 maggio e recita: «non è più possibile mantenere la vostra sede legale in v. Don Minzoni 18».
Come mai? La risposta la troviamo nel Comunicato Stampa diramato dalla presidente nazionale di ArciLesbica Cristina Gramolini.

Da prassi, il gruppo omofobo dà voce solo alle teorie che gli fanno comodo senza mi raccontare la verità. E grazie ad Arcilebica, hanno potuto vomitare un po' di odio contro gay che accusano di voler «omosessualizzare i bambini». Ed è sempre contrapponendo il termine «normale» a chi ha orientamenti sessuali o identità di genere diverse, concludono:

Insomma, quando un gruppo del mondo Lgbt ha il coraggio di denunciare l’obbrobrio dell’utero in affitto, oppure rivendica il diritto dei bambini a crescere secondo normalità, o ancora si batte per una visione della sessualità meno (almeno parzialmente) degradante, si trova di fronte il muro della censura gay.
Si è accolti e festeggiati fino a quanto si è allineati, altrimenti si è fuori. È la dittatura gay, bellezza.

Tiutto questo, è sempre bene ricordarlo, vien pubblicato da un'organizzazione che lo stato italiano riconosce come "onlus", abilitata dunque a percepire finanziamenti pubblici attraverso il 5 per mille. Ne consegue che chi odia i gay e vuole danneggiare la loro vita, può fare un versamento a Brandi e pagare l'uomo che va in giro a dire che i gay siano anormali, che le loro vite siano degradate e che ai bambini si debba dire che l'eterosessualità è l'unico modo giusto di poter essere.

Non va meglio sulle pagine de Il Giornale d'Italia, ansioso di sfruttare le lamentele delle lesbiche per promuovere l'estrema destra. In un raticolo intitolato "Femminicidio gay", scrivono:

Questa ci mancava, ma adesso l’album dello sciocchezzaio è quasi completato, giusto un altro paio di figurine e figuracce e siamo a posto. Per ora, però, come dicono a Roma, questa “nun se batte”: l’Arcigay sfratta l’Arcilesbica! Succede a Bologna, dove l’avviso di sfratto per Arcilesbica è stato inviato dall'Arcigay "Il Cassero", che in una lettera ha comunicato all'altra associazione che non potrà più usare il circolo bolognese come sede legale a livello nazionale.
Vi siete già persi tra le sigle? O perbacco, lo sanno pure i bambini (quelli ai quali oramai raccontano solo favole gender e proibiscono pure la festa della mamma) di che trattasi, ma per i cari Lettori di una volta – che magari non ci sono più un po’ come le mezze stagioni - riassumiamo: trattasi di associazioni che gravitano nella galassia già ex Pci e che difendono un po’ di tutto purché… arci, dalla caccia al cinema, passando per l’appunto anche a gay e lesbiche. Questi ultimi, uno si immagina facciano fronte unico almeno nell’associazionismo e invece si dividono pure con le sigle, prima ancora che con gli sfratti.
Ma torniamo alla vicenda un po’ incivile (suvvia, mica ci si comporta così tra compagni), dopo che ci hanno squinternato i maroni con le unioni civili: a quanto pare lo sfratto di cui sopra è l’ultimo atto politico-ideologico di uno scontro in corso da diverso tempo tra le due associazioni.

Tra prese in giro e affermazioni palesemente false, concludono:

Arcilesbica – sostengono quei cattivoni di maschietti dell’altra parte – non si sarebbe allineata alla richiesta di legalizzazione dell'utero in affitto, promuovendo invece l'accesso alle adozioni. E avrebbero rivendicato l’uso di farmaci bloccanti della pubertà per i bambini e le bambine con comportamenti non conformi alle aspettative di genere. Fatti e fattacci loro, insomma. Ma adesso che faranno? Troveranno un tetto a casa della Cirinnà, trullallero trullallà? E La Boldrini (ve la ricordate? quella signora che s’accigliava solo a sentire un nome al maschile, fosse pure un maschile un po’… incerto) con chi si schiererà? Certo è che davvero non ci si raccapezza più. E il rischio è di andare a finire come nella battuta del comico Frassica all’ultimo Sanremo: “Qui non ci si capisce più niente: uomini che vanno con le donne, donne che vanno con gli uomini”.

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