Tommaso Scandroglio sostiene che l'omosessualità sia «una patologia» sgradita a Dio perché «i difetti genetici non vengono da Dio»



L'impressione è che Tommaso Scandroglio stia davvero esagerando nella sua ossessiva promozione dell'odio contro i gay. In un articolo pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana, è in riferimento all'omosessualità che il fondamentalista scrive:

Se la condizione è disordinata è certo che non possa venire da Dio. Quindi è impossibile che Dio crei una persona connaturandola con questo orientamento disordinato. E dunque da dove viene tale condizione? La genesi è perlopiù ignota ma si è propensi a credere che sia di natura pedagogica: la mancanza della figura paterna.

Interessante è osservare quanta ipocrisia e quanta malafede ci possa essere in un uomo che giura di conoscere i progetto di Dio dopo aver basato le sue elucubrazioni sulla base di asserzioni tutt'altro che dimostrate. Perché se è vero che nei documenti vaticani l'omosessualità viene definita con ridicoli giro di parole, altrettanto vero è che a scrivere quelle definizioni sia stato Joseph Aloisius Ratzinger e non certo Dio. Surreale è come possa sostenere che «si sia propendi» a sostener che la causa dell'omosessualità sarebbe «la mancanza della figura paterna» quando a sostenerlo è unicamente quel Luca Di Tolve che loro amano promuovere sulle loro pagine e nei comizi anti-gay che Cascioli organizza dinnanzi ai genitori degli studenti iscritti ad istituti scolastici confessionali.

Lodando l'omofobia e benedicendola quale volere di Dio, Scandroglio esordisce dicendo:

Iniziamo con il ricordare che il giudizio morale può riguardare sia gli atti che gli stati (le condizioni). Tra questi ultimi rammentiamo ad esempio lo stato di peccato mortale, ma anche i vizi. Ed infatti il Catechismo giudica negativamente l’omosessualità qualificandola come condizione intrinsecamente disordinata, ossia orientamento che contraddice l’ordo della natura umana. Le condotte omosessuali nella maggior parte dei casi promanano dalla condizione omosessuale (una eccezione è data ad esempio dalla prostituzione maschile che alcuni praticano con clienti maschi ma solo per scopo di lucro), ossia le condotte omosessuali sono gli effetti della causa che è la condizione omosessuale.

Sostenuto che un orientamento sessuale debba essere ritenuto una «condotta» meritevole di condanne morali elargite nel nome di quel Gesù che invitava a non giudicare (ma evidentemente i fondamentalisti cattolici non hanno mai letto la parabola della trave e della pagliuzza), l'integralista aggiunge:

Se la condizione omosessuale è disordinata ne consegue che anche le condotte lo siano, dato che attualizzano tale orientamento. Di contro se la condizione omosessuale fosse buona, lo sarebbero anche gli atti che promanano da essa. Quindi esprimere un giudizio negativo sugli atti omosessuali conduce necessariamente a giudicare negativamente anche la condizione omosessuale, qualora questa sia causa di quelli. E dunque la Chiesa e la Sacra Scrittura condannano le condotte omosessuali perchè riscontrano in esse il medesimo disordine rinvenuto nella condizione omosessuale.

Si passa così a sostenere che l'omosessualità possa essere "appresa" o che possa essere condizionata da imprecisati «fattori ambientali». Paragonando la sessualità umana all'abuso di droghe, il fondamentalista afferma:

Un inciso. Teniamo conto che a volte la condizione omosessuale si incardina nella persona senza colpa di quest’ultima, come potrebbe accadere per alcuni influssi ambientali – ad esempio assenza della figura paterna - che esercitano nel bambino i loro effetti sin dalla tenerissima età, altre volte con responsabilità. Come infatti la dipendenza alla droga (la pulsione ad assumere stupefacenti) può nascere come sequela di atti liberi, parimenti non si può escludere che la persona – inizialmente priva di qualsiasi pulsione omosessuale – viva la condizione omosessuale come effetto di atti liberi omosessuali, da principio posti in essere per voglia di trasgressione, noia, desiderio di sperimentare, etc. e poi sulla spinta dell’habitus omosessuale ormai acquisito. In breve la persona avrebbe costruito da sé liberamente la gabbia in cui si ritrova rinchiuso (è ciò che accade ordinariamente con i vizi).

Rinnegata la scienza, si passa a sostenere che i suoi pregiudizi debbano essere considerati come verità rivelate su cui costruire altri pregiudizi:

Arriviamo al punto essenziale. Se la condizione è disordinata è certo che non possa venire da Dio. Quindi è impossibile che Dio crei una persona connaturandola con questo orientamento disordinato. E dunque da dove viene tale condizione? La genesi è perlopiù ignota ma si è propensi a credere che sia di natura pedagogica: la mancanza della figura paterna ad esempio nell’omosessualità maschile (ma le cause traumatiche possono essere delle più diverse).

Negando che l'omosessualità possa essere ritenuta naturale, si arriva a sostenere che la si dovrebbe comunque ritenere di natura «patologica» derivante dal «peccato originale»:

Ma, come puro esercizio teorico, ammettiamo che la causa dell’omosessualità non abbia natura ambientale, bensì genetica (causa mai provata fino ad ora e che difficilmente troverà conferma in futuro). Non tutto ciò che è genetico – ossia innato – è naturale, cioè consono al piano di Dio, e dunque non tutto ciò che è genetico è fisiologico, ma potrebbe essere patologico: pensiamo alle infinite patologie genetiche. Il disordine che si oppone alla natura può dunque avere matrice anche fisica.
Perciò anche nel caso in cui l’omosessualità fosse congenita dovremmo sempre concludere che è contro natura e dunque anche in questo caso non potrebbe venire da Dio. I difetti genetici non vengono, in genere, da Dio, bensì provengono dal peccato originale (laddove ovviamente si sono escluse alterazioni genetiche provocate dall’uomo che però - a ben guardare - troverebbero la loro causa in ultima istanza sempre nel peccato originale), peccato originale che riverbera i suoi effetti anche nel creato corrompendolo (cfr. Rm 5,12; 8, 20-21; CCC n. 400). Più precisamente: Dio crea la nostra anima in modo perfetto, questa viene contaminata dal peccato originale nel momento in cui informa la materia – ossia nel momento in cui veniamo ad esistenza - materia a sua volta intaccata dagli effetti del peccato originale sin dal momento del concepimento.

Parlando di omosessualità in termini di «difetti genetici», l'articolo si lancia nel sostenere che Dio non può aver voluto l'omosessualità perché l'omosessualità sarebbe «il male»:

Abbiamo scritto che “i difetti genetici non vengono, in genere, da Dio”, perché nulla esclude che Dio provochi un certo danno fisico, anche di carattere genetico, per mettere alla prova la persona e/o chi è a lei vicino, per punirla, etc. (cfr. Tommaso D’Aquino, Summa Theologiae, II- II, q. 108, a. 4 c.). In questi casi dato che il danno è voluto da Dio non può essere contro natura, ossia contrario all’ordo divinis, alla lex aeterna, ma sarà ordinato al bene, proprio perché finalizzato ad uno scopo pedagogico, punitivo, etc.. Parimenti non tutti i danni provocati dall’uomo sono moralmente riprovevoli: pensiamo ad un’amputazione di un arto per scopi terapeutici.
Questa argomentazione ci potrebbe portare a concludere che nulla esclude che Dio, in alcuni casi, possa alterare un gene e farlo diventare il gene dell’omosessualità per vari fini buoni, ad esempio per mettere alla prova la persona. In tal modo – si potrebbe continuare ad argomentare – l’attrazione omosessuale sarebbe voluta direttamente da Dio e dunque Dio potrebbe creare anche alcune persone omosessuali. Ciò è errato. Infatti solo gli appetiti (ossia le inclinazioni e dunque le attrazioni) al bene vengono da Dio, non quelli al male.
Dio non potrebbe mai spingere, spronare, attrarre qualcuno a fare il male, non potrebbe mai tentare qualcuno a compiere il male. A volte Dio tollera che qualcuno tenti qualcun altro a compiere il male per un bene maggiore (es. quando lascia mano libera a Satana ai danni di Giobbe, il quale infatti in tal modo si fortifica nella fede), ma mai Dio potrebbe tentare al male lui stesso, perché spingere/tentare al male è già di suo un’azione malvagia. Dio può attrarre l’uomo solo a Se stesso.

Sulla base di "argomentazioni" tanto squallide e colme di odio, Scandroglio conclude:

Essendo dunque l’omosessualità un’attrazione disordinata, un’attrazione malvagia, non può venire da Dio. Quindi, ammesso e non concesso che esista il gene dell’omosessualità, tale alterazione sarebbe da imputarsi agli effetti del peccato originale e non alla volontà di Dio che, in ipotesi assai astratta, potrebbe sì mutare quel gene, che provoca un certo orientamento omosessuale, non al fine però di incardinare nell’uomo tale orientamento, bensì per altri scopi che non potrebbero che essere leciti sul piano morale, tollerando – per un bene maggiore - l’effetto indiretto dato dalla condizione omosessuale ingenerata appunto dalla modificazione di quel gene.
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