Il ministro Fontana: «Le famiglie arcobaleno non esistono. Mi contestano perché sono cattolico»



La nomina di Lorenzo Fontana a ministro della famiglia (al singolare) continua a raccogliere il plauso delle organizzazioni omofobe affiliate alle lobby anti-gay internazionali. Ad esempio è il "comitato articolo 26" a dirsi certo che Fontana impedirà qualunque tutela dei minori di fronte pregiudizi dei loro genitori, riconoscendo loro una proprietà che garantisca la possibilità di disporne a proprio piacimento. In pratica, se sei gay e i tuoi genitori idolatrano Adinolfi, Fontana impedirà alla scuola di poterti dare rassicurazioni in modo che ai tuoi padroni sia consentito il "diritto" di dirti che sei sbagliato e che la tua vita vale meno di altre.

Nella sua prima intervista pubblica da ministro, Fontana se n'è uscito con la più classica delle premesse omofobe:



E ben presto si è messo a raccontare che lui nega l'esistenza delle famiglie arcobaleno:



Matteo Salvini si è affrettato a sostenere le posizioni del suo ministro, dicendo che «da italiano e da ministro» è convinto che le famiglie siano solo quelle con «una mamma e un papà». Curioso, dato che la sua famiglia lo ha visto fare figli con l'amante.
Ed ancora, sostiene che il suo governo negherà l'esistenza delle famiglie gay in virtù di come lui reputi «una pretesa» la loro richiesta di pari dignità. Forse ignaro che è ai cittadini che i politici devono rendere conto, piagnicola anche che le critiche a Fontana sarebbero «un processo alle idee».
A detta sua, dunque, l'esistenza di intere vite sarebbe una "opinione" che può essere negata. Il tutto in un pericoloso parallelismo con Mussolini, dato che anche il duce negò l'esistenza dei gay e non criminalizzò mai l'omosessualità perché ciò lo avrebbe portato a doverne ammettere l'esistenza. Da qui nacque la messa al confino delle vite non conformi al suo volere.

In un abuso del sentimento religioso, anche Fontana si è messo a fare vittimismo e a raccontare che gente cattiva lo attaccherebbe «perché cristiano». Una scusa che ama ripetete anche quando racconta che sparare ad uno straniero o negare la cittadinanza ai bambini con la pelle troppo scura sarebbero un omaggio ad una Madonna xenofoba e misogina. Ricorrendo ad una tipica dose di razzismo, aggiunge pure: «Evidentemente a qualcuno dà fastidio se uno è cattolico, mi sembra che sia un marchio di vergogna. Ma siamo in Italia, non in Arabia Saudita».

Imma Battaglia osserva: «Le persone come il Ministro Fontana osservano il mondo con le lenti deformate dei pregiudizi che vorrebbero riportare l'Italia indietro di decenni, a quando esisteva un solo modello di famiglia. Gli basterebbe toglierle per un attimo per capire che l'Italia, quella reale, è cambiata e che oltre alle famiglie composte da un papà e una mamma ce ne sono altre, tantissime altre, in cui i figli crescono con un solo genitore single o con due mamme e due papà. Che gli piaccia o meno, chi ha il compito di governare il Paese ha il dovere di guardarle in faccia, tutte quante».
«Come fa un ministro della Repubblica ad affermare che noi e i nostri figli non esistiamo, quando non solo i nostri bambini sono perfettamente inseriti nella società, nella scuola, tra i loro coetanei, ma decine di sentenze della Corte Costituzionale, della Cassazione e sempre più comuni che riconoscono i nostri figli alla nascita, certificano che noi esistiamo a tutti gli effetti, anche giuridicamente, per lo Stato italiano", con queste parole», si domanda Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno.
Beppe Sala, sindaco di Milano, aggiunge: «Ha detto che non esistono? Sono in totale disaccordo, noi continueremo la nostra battaglia, tutto quello che potremo fare sulla via dei diritti lo faremo». Poi ha aggiunto: «La contemporaneità è questa e ignorare una parte consistente della società è profondamente sbagliato». A Milano, a breve, verrà registrato per la prima volta all'Anagrafe un bambino con due mamme sull l'esempio di Torino.
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