Mentre i ragazzi vengono resi vittima di bullismo omofobico nelle scuole, Pillone va in aula a insultare i partecipanti al Pride



Forse qualcuno vorrebbe farci credere sia colpa dei migranti o delle ong, eppure se non pare passare giorno senza che la cronaca ci racconti un qualche caso di bullismo omofobico subito da degli adolescenti, pare chiaro che qualcuno dovrebbe iniziare a porsi delle domande.
Pare infatti imbarazzante che Salvini possa restare in silenzio mentre si racconta che i bulli di una scuola di San Donato abbiano passato mesi a insultare e perseguitare un ragazzo 17enne mentre citavano le parole del suo ministro della famiglia come insulto. E pare altrettanto difficile non creare collegamenti logici tra l'accaduto e quel consigliere di Campobasso che va sui giornali ad insultare e denigrare chi partecipa ai pride nella speranza che l'insulto piaccia a chi è di destra.
È l'Ansa a raccontare di come Francesco Pilone (Democrazia Popolare) li abbia contattati per ostentare la sua omofobia e per sostenere la sua contrarietà al patrocinio gratuito che la città intende concedere al Pride. A loro ha dichiarato: «Sono profondamente contrario nel merito e nel metodo. Eticamente perché credo sia una mascherata fuori stagione e poi perché il Regolamento comunale per la concessione dei patrocini è abbastanza chiaro. Il patrocinio è concesso per iniziative e manifestazioni di significato sociale e prestigio cittadino. Non riscontro in questa iniziativa alcuna valida motivazione».
Se in quelle parole emerge tanto odio e nessuna argomentazione, ci dovremmo domandare se davvero si possa pensare che non esista un nesso tra quei politici che vomitano insulti e quei ragazzini che si sentono legittimati a commettere violenze. Il signor Pilone  avrà partecipato ad un Pride prima di andare in giro a definirlo «una mascherata»? Probabilmente no, dato che in caso contrario non si capirebbe con quale coraggio potrebbe definirli così. Eppure a lui basta vantarsi di quanto gli piacciano le donne per sentirsi legittimato a insultare e denigrare interi gruppi sociali, magari arrivando a sostenere pure che lui non veda «significato sociale e prestigio cittadino» davanti a migliaia di persone che manifestano per rivendicare il diritto all'esistenza.
Vogliamo continuare a raccontare fatti separati tra loro o vogliamo iniziare a chiedere si faccia un nesso logico tra la causa e i loro effetti? Perché se i pregiudizi vomitati da un politico fossero "opinione" anche se si tratta di meri insulti, allora perché un adolescente non dovrebbe sentisi legittimato a fare altrettanto?
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