Quando il ministro leghista Fontana chiedeva la chiusura dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni



Da europarlamentare presentò mozioni contro la presenza delle istituzioni al Pride di Amsterdam, lodò le punizioni inflitte da Matteo Salvini ai «leghisti confusi» che non si opponevano ai patrocini dei Pride ed ostentò anche la presunzione di voler insegnare agli altri come si debba essere "cattolico" in quella sua convinzione per cui la Madonna proverebbe piacere nel vedere gay, donne e stranieri discriminati nel suo nome.
È il leghista Lorenzo Fontana, il neo ministro alla famiglia (al singolare) che è stato voluto dal governo M5S-Lega. Vicino all'integralismo cattolico e relatore in convegni anti-gay con Gianfranco Amato, Roberto Fiore ed Alexey Komov (l'uomo al soldo dell'oligarca russo Konstantin Malofejew che presenziò l'investitura di Matteo Salvini a segretario della Lega Nord), ha fatto del suo odio contro ogni minoranza la sua unica ragione di vita.

Tra le sue crociate figura anche l'appoggio alla petizione di Provita Onlus volta a chiedere la chiusura dell'Unar, ossia dell'Ufficio antidiscriminazioni della presidenza del consiglio. In un post del 2017, assunse posizioni molto pretestuose al riguardo:



Collezionando solo due retweet e tre like, invitava a sottoscrivere il documento ideologico redatto dall'organizzazione integralista che organizzava i suoi comizi al fianco di Komov.
Da prassi, tentava di aizzare l'indignazione popolare con il suo scrivere: «Vergogna!». Parlava di «spettacoli gay» anche se ciò dovrebbe imporgli di parlare di «spettacoli etero» quando i protagonisti mostrano inclinazioni sessuali simili alle sue. Ed ovviamente usava i bambini come scudo al suo pregiudizio, negando l'evidenza di come sia proprio a vantaggio dei bambini che li si voleva rassicurare sul fatto che nessuno nasce "sbagliato", checché ne dicano gli integralisti.

Resta l'evidenza della pericolosità sociale di un ministro che si affida alla mistificazione per tentare di privare le minoranze dall'unico ufficio pubblico che tenta di prevenire le discriminazioni. Evidente a lui piace discriminare e non vuole che qualcuno vigili.
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