Adinolfi lancia il catfight contro Gianfranco Amato: «Io sono il successore di don Sturzo. Io sono come Tump»



Mario Adinolfi di dice certo che l'esistenza dei gay debba essere considerato un oltraggio alla Madonna. E se quei gay osano chiedere di poter avere gli stessi diritti di cui lui gode a piene mani, il suo giudizio di condanna verrà vomitato in tutta la sua violenza.
Raccontando ai suoi proseliti che lui vuole essere il nuovo duce e gli piacerebbe poter governare con lo 0,7% di voti al pari di come oggi sta facendo Salvini con il suo 17%, è alternando insulti alla sua ostentata superbia (che nella sua collezione di peccati capitali pare sommarsi all'invidia oltre all'evidente gola) che su Facebook scrive:

Mettetevi comodi, non sarò breve. Mentre guardavo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Vincenzo Spadafora, sfilare garrulo al Pompei Pride sorreggendo lo striscione al fianco di Monica Cirinnà ammetto di aver rimpianto di non essere riuscito a portare immediatamente al primo colpo il Popolo della Famiglia in Parlamento e di conseguenza al governo, perché certo saremmo stati determinanti per la costruzione di una maggioranza. Il rimpianto derivava dal fatto che se il PdF fosse stato al governo e uno Spadafora avesse osato andare con i profanatori al Santuario della Madonna di Pompei, semplicemente, il minuto dopo il governo non ci sarebbe stato più. Ergo, ancor più semplicemente, con il PdF determinante al governo nessuno Spadafora avrebbe osato andare con i profanatori al Santuario della Madonna di Pompei.

Se abbiamo già trattato in un'altra sede quanta violenza possa esserci in chi parla di «profanazione» dinnanzi ad un gay pride che transita davanti ad un santuario quasi come se il suo sostenere che Dio sia omofobo possa legittimare il suo chiedere che ad interi gruppi sociali venga negata la libertà di passo nel nome di quanto odio lui provi verso il prossimo, la premessa è solo uno stratagemma per catturare l'attenzione dei suoi proseliti prima di un attacco a quel Gianfranco Amato che ha osato abbandonare una volta osservato come i vari fallimenti alle urnenon avrebbero potuto gratificare il suo ego.

Intenzionato a negare l'evidenza dei fatti, Adinolfi inizia a raccontare che lui vede un successo nei dati disastrosi che il suo partitino ha ottenuto il 10 giugno scorso:

In tutte le regioni avevamo piazze importanti dove misurarci e la risposta è stata una tenuta del consenso, in alcune realtà con una crescita rilevante e misurabile dovuta alla mobilitazione massima di dirigenti e militanti. A questo punto è diventato chiaro che il Popolo della Famiglia non si sarebbe dissolto da sé. L'invito a "fare come Giuliano Ferrara e Magdi Allam", cioè a rompere le righe e rientrare in buon ordine, non poteva essere raccolto. Sono partiti dei meccanismi che erano stati ingenuamente annunciati da un articolo sul blog di Libertà e Persona (Francesco Agnoli, per capirci), che spiegavano come "dopo il 10 giugno sarebbe accaduto qualcosa di clamoroso nel PdF". Insomma, chi aveva lavorato per mesi per far del male al Popolo della Famiglia, di fronte alla tenuta del movimento anche nella fase post-elettorale, facendo leva sulla frustrazione di chi non era riuscito a entrare subito in Parlamento utilizzando il PdF come taxi alla bisogna, ha cercato di produrre la dissoluzione del PdF minandolo dall'interno.

Il riferimento è ovviamente a Gianfranco Amato.

Così chi aveva passato la campagna elettorale a parlarci del colibrì, della pazienza del contadino, della cattedrale da costruire operando per secoli, ha improvvisamente scelto il giornale degli haters del PdF per spiegare che il PdF non serve più a niente, che bisogna sostenere il "governo di tregua per i cattolici" (quello che manda Spadafora al Pompei Pride), che la cattedrale non si può costruire più perché mancano le pietre e i monaci, insultando in un colpo solo le nostre idee e i militanti pidieffini che invece anche il 10 giugno hanno dimostrato di essere lì con sacrificio a edificarla. Con lui hanno preso congedo il fratello (inevitabile, ma mi è dispiaciuto molto, Massimiliano Amato ha la mia stima), un veronese che ha speso gli ultimi tre mesi a dirmi che dovevo cacciare De Carli, una che abbiamo candidato in tre regioni e in tutte e tre ho dovuto difendere i dirigenti dai suoi furibondi e insensati insulti (Di Matteo in Sicilia, Andreas Hofer in Trentino, Angela Ciconte in Calabria) e Alberto Agus in Sardegna. In una lettera piuttosto confusa costoro attaccano me con accuse tirate fuori a casaccio a copertura della verità: andava tutto bene finché speravano di trarre qualcosa immediatamente dall'esperienza nel PdF (sul metodo con cui hanno preteso le capolisture alle politiche, non hanno avuto nulla da eccepire), ora improvvisamente hanno scoperto l'antipatico despota. Non vale la pena di rispondere.

In un partito che nasce dall'odio, pare non stupire che anche i contrasti vengano gestiti in quel modo. Amato dice di credere in Salvini, Adinolfi lo associa a Spadafiora dopo aver dispensato i suoi soliti insulti omofobi. Tutto viene plagiato ad uso e consumo del suo tornaconto, in quel "popolo della famiglia" in cui Adinolfi candida seconda moglie e figlia o in cui Amato se ne va col fratello. Quanto basta a capire che non è di un popolo che parlano, ma di un'impresa economica a beneficio della loro famiglia.
Ovviamente anche il dissenso viene coperto con l'odio, con attacchi contro quei suoi fedelissimi che all'improvviso vengono dipinti come pazzi perché non più proni al suo volere.

Da prassi, si arriva ad accusare di nazismo chiunque dissenta dal führer:

Visto che il capofila del gruppetto di transfughi dichiara di conoscere bene la storia di don Luigi Sturzo e del Partito popolare italiano, saprà anche che quando Mussolini andò al governo il Ppi subì una scissione. Ci fu chi immediatamente attratto dal potere voleva spiegare a Sturzo che bisognava sostenere il fascismo e così il Ppi tre anni dopo la fondazione vide un manipolo di finti popolari trasformarsi in fascisti, attratti dal governo che sarebbe stato del Ventennio. Gli scissionisti fecero per pochi mesi un loro piccolo raggruppamento, poi semplicemente si fecero assorbire nelle liste del Partito nazionale fascista. Sturzo resistette sulle sue posizioni e sbaglia il teorizzatore pentito della "pazienza del contadino" a dire che i tempi di Sturzo erano più facili. Erano estremamente più difficili, ma Sturzo ebbe coraggio e mantenne fede a quel suo appello che era per i "liberi e forti", si dimostrò conseguente a quelle parole, libero e forte per davvero, non a chiacchiere, non a comizi cangianti. Quindi quelli finirono nel PnF, Sturzo fu caldamente invitato dalle autorità ecclesiastiche ad andarsene dall'Italia. Finì in esilio. Ma aveva ragione lui, ebbe pazienza e la cattedrale venne al fine edificata, nell'Italia repubblicana don Luigi Sturzo poté rientrare da senatore a vita, di quegli altri che s'affannarono a sostenere il vincitore del Ventennio nessuno ricorda neanche il nome.

Poi annuncia che lui non chiuderà il suo fallimentare partito, esattamente come si oppose alla chiusura del suo precedente soggetto politico nonostante i numero fossero irrisori quasi come quelli odierni:

Noi ci mettiamo sulla strada dei liberi e forti e per fortuna siamo tanti. Lo diciamo chiaramente: chi punta alla dissoluzione del Popolo della Famiglia non la otterrà, non per un puntiglio personale ma perché è un soggetto politico più che mai necessario e 220mila militanti ci chiedono di andare avanti anche a dispetto di qualche ambizione frustrata che cerca paraventi politici per giustificarsi. Noi andiamo avanti cercando anche di imparare dagli errori, avviando ora una gestione assai più collegiale del movimento con un organismo di coordinamento che raccolga le esperienze più importanti del territorio, confrontandoci come abbiamo sempre fatto ma con una linea chiara ed inequivocabile, votata in cinque consecutive assemblee nazionali del PdF: noi siamo radicalmente alternativi a Pd e M5S, siamo contrari agli inciuci, ne evidenzieremo le contraddizioni perché siamo nati per svolgere un ruolo preciso nell'agone politico.

Si arriva così al passaggio in cui Adinolfi si paragona Donald Trump, promettendo risultati mirabolanti alle europee:

Il 9 luglio prossimo Donald Trump nominerà il nuovo giudice della Corte Suprema americana, si modificheranno per decenni equilibri che nei decenni scorsi hanno prodotto il lento scivolamento della società statunitense verso una cultura diametralmente opposta ai desiderata dei pro-family e dei pro-life. A un certo punto un signore che non è certo un cristiano modello, partendo totalmente irriso e dato per senza speranza fin dalle primarie repubblicane, con la tenacia e la sagacia politica di consiglieri come Steve Bannon è arrivato alla Casa Bianca. Ora il 9 luglio quella vittoria politica che veniva data per impossibile genererà una vittoria dei pro-life che darà effetti per generazioni.
Sul Popolo della Famiglia oggi nessuno scommette se non i militanti del Popolo della Famiglia, i liberi e forti del terzo millennio, i "nascisti" direbbe Fabio Torriero. Tutti puntano forte su Matteo Salvini e il segretario nazionale che tre mesi fa diceva nei comizi "votare Lega è immorale" oggi da ex segretario nazionale scrive su La Verità che "ogni sottrazione di voti" alla Lega sarebbe immorale. Viene annunciata la costituzione di un'associazione nuova composta da transfughi del PdF collaterale alla Lega, come gli scissionisti del Ppi di Sturzo puntavano sul governante del Ventennio loro puntano su quello del Trentennio. C'è persino una tristissima logica in tutto questo, una troppo umana logica. Il PdF, consacrato al Cuore Immacolato di Maria, la logica troppo umana e triste la rifiuta. Preferisce predisporsi in laboriosa attesa di un tempo in cui le illusioni diventeranno delusione e la pazienza del contadino risulterà vincente rispetto all'impazienza dell'ambizioso frustrato.
Il Popolo della Famiglia resterà solido a presidio di ogni territorio. Oggi Marco Fasulo e la moglie Valeria hanno annunciato la presenza della lista del PdF alle regionali in Basilicata del prossimo autunno. Lo stesso faremo in Abruzzo. Poi prepareremo con calma le elezioni europee. Dimostreremo allora che il progetto del PdF è solido e in crescita, che nuovi mattoni e nuovi monaci sono arrivati per costruire la cattedrale. Il solo soggetto autonomo erede del popolarismo sturziano continuerà ad esistere ed è il Popolo della Famiglia, che discuterà della direzione da prendere per il proprio futuro fin dalla festa de La Croce a Camaldoli a settembre. Prima verrà nominato e si riunirà il coordinamento nazionale in rappresentanza del territorio e non un solo angolo di questo Paese sarà lasciato privo di una presenza di pidieffini liberi e forti.

Gli insulti continuano poi nei commenti:



Toni simili si erano già visti quando Gianfranco Amato tentò la fuga da Gandolfini insieme ad Adinolfi. In quel caso, l'autoproclamato "generale" se la prese con Pillon e lo versò litri di inchiosto per insultarlo e denigralo. Ma ora che ha visto come Gandolfini abbia potuto assegnare una poltrona a Pillon grazie a Matteo Salvini, ecco che Amato dice di volersi ricongiungere a lui e di aver riscoperto i suoi "valori cristiani" in una Lega che chiude i porti e rifiuta rifornimenti a chi salva vite in mare.
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