Alessandro Benigni va da Provita a raccontare che i gay sarebbero pedofili. Come fonte cita Scandroglio, Frigerio e Romana Poleggi



Don Fortunato di Noto è un personaggio apprezzatissimo dal fondamentalismo anti-gay, osannante verso le posizioni con cui il sacerdote giustifica le violenze commesse dai religiosi mentre tenta di incolpare i gay per l'esistenza della pedofilia. In più occasioni ha anche dispensato il suo odio da palchi condivisi con Massimo Gandolfini, quasi volesse sottolineare la matrice che anima la sua ideologia.
Questa volta è l'organizzazione forzanovista Provia Onlus a ricorrere al suo abito talare quale strumento utile alla promozione dell'odio. Dalle pagine del loro sito, è il solito Alessandro Benigni a scrivere:

Guai a chi si azzarda a constatare l'evidente: ideologia gender, mentalità omosessualista e pedofilia sono strettamente collegate.
Rileva opportunamente Di Noto: «Noi sappiamo benissimo che ci sono frange internazionali che fanno forti pressioni affinché il bambino diventi un uomo indistinto dal punto di vista sessuale. Questo fa il gioco dei pedofili perché loro guardano ai bambini al di là del sesso di appartenenza. I pedofili sono attratti dai bambini prepuberi. […] Per il pedofilo ha poca importanza il sesso del bambino, che sia maschio o femmina. […] Allora il gender si collega a questi moti relativisti culturali, ecco possiamo dire che il gender crea un terreno fertile a queste tendenze. Insomma in natura nasciamo maschi o femmine e negare questo crea già qualcosa di sbagliato».
Ha chiaramente ragione.

Detto al lettore cosa debba pensare riguardo alle truffe culturali che Benigni ha contribuito a creare, si passa alla solita supercazzola basata su opinabili assunti spacciati per verità rivelate:

Per la mentalità omosessualista i bambini non devono più avere il diritto a crescere col proprio padre e con la propria madre. L'art. 7 della Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo (2) dovrà essere cancellato. Per un motivo molto semplice: se è vero che uomini e donne sono uguali, che le differenze sono solo culturali (cioè slegate da ciò che maschio e femmina incarnano, a partire dalla dimensione psico-fisica: ovvero l'unica differenza complementare da cui si genera una nuova vita umana), se è vera insomma l'ideologia dell'indifferentismo sessuale, allora ne consegue che per il bambino sarà appunto “indifferente” crescere con due uomini o con due donne (o con tre, quattro, o un numero indistinto di “genitori sociali”, come suggeriva Giuseppina La Delfa), invece che con mamma e papà.
Anche in questo caso è del tutto evidente: poiché in una coppia dello stesso sesso non si genera nulla, “per sostanza e non per accidente” (ovvero per come la coppia è fatta, e non per malattia, età, o altro), ne consegue che i bambini devono essere presi altrove. Se si vuole davvero “normalizzare”, acquisire esteriormente l'apparenza di una famiglia “normale” (per poi logicamente accampare i diritti che sono propri di ogni famiglia), i bambini sono indispensabili. In qualche modo devono essere acquisiti.
O, meglio, acquistati.

La teoria si basa sul pregiudizio, negando l'evidenza di come anche l'unione tra il suo amatissimo Gandolfini e moglie risulti infeconda. Ma è ricorrendo a semplificazioni, pregiudizi e bugie che il fondamentalista propina le sue conclusioni:

Assistiamo così alla mercificazione della vita umana e al necessario passaggio dalla generazione naturale alla fabbricazione su ordinazione, con tutto il correlato mercato economico che si viene a creare: lo sperma di un donatore incontra un ovulo, un utero viene affittato, si redige un contratto, e così via: in un modo o nell'altro il bambino viene progettato, letteralmente costruito, prodotto e quindi venduto o al massimo ceduto alla coppia acquirente. Occorrono Agenzie, medici, laboratori, donne che mettono il proprio utero in affitto, avvocati, assicurazioni, e chissà cos'altro. Un giro economico spaventoso.
Ed è del tutto logico che in questo modo il nascituro non possa poi reclamare alcun diritto al padre o alla madre: gli è stato negato, ancor prima di nascere. Come si potrebbe tornare indietro?

Cercato di far leva sugli slogan integralisti, si arriva a spacciare per verità una conclusione molto opinabile:

Ma un minimo di logica consequenziale porta poi a questa'altra domanda: se neghiamo al bambino il diritto al padre o alla madre, che cosa ci impedisce di negare via via gli altri diritti inalienabili della persona umana? Perché dovremmo fermarci qui, visto che i primi paletti sono stati scavalcati?

Si passa così a raccontare che non bisognerebbe credere alle ricerche scientifiche sull'omogenitorialità. Benigni giura anche che «chiunque farà rilevare che sono ideologicamente condizionate e metodologicamente inaffidabili, verrà immediatamente accusato di omofobia» in quella sua negazione della violenza insita in fondamentalisti che sono genitori nonostante il rischio che la loro ideologia rappresenti per i loro figli mentre minacciano le famiglie altrui. Il tutto per passare alle più inaccettabili dichiarazioni:

Ma non è finita, purtroppo. Se il bambino viene ridotto – secondo l'azzeccata definizione di Claudio Risé – ad “adorabile oggetto di consumo”, il processo sarà definitivamente portato a termine quando la scienza ci dirà – gradualmente e in modo impercettibile, come Overton insegna – che tutto sommato una pedofilia soft è accettabile, in quanto non provoca danni. Concesso questo, si passserà via via a gradini ulteriori, fino a farci accettare l'idea che tra adulti e bambini ci possono essere rapporti erotici. Lo dice, lo dirà la scienza, quindi ci sarà poco da ribattere.
Voi dite che è un'esagerazione? Nient'affatto. Pensateci un attimo: se possiamo negare il padre o la madre perché la scienza ci dice che un bambino vive bene anche senza, perché dovremmo negare la legittimità di scambi erotici tra adulti e bambini se anche in questo caso la scienza ci dice che “non ci sono danni”?
Pensate che sia un evento futuristico, di là da venire? Sbagliato.

La malafede di una simile associazione è tale per cui Begnini sente la necessità di giurare più volte che la si debba ritenere verità.
Sostenuto che «i pedofili vogliono gli stessi diritti degli omosessuali», è mentendo che il fondamentalista dichiara:

L'attrazione per i bambini è già diventato un orientamento sessuale come tanti, una variante tra le altre, un altro dei “generi” in voga. È un'altra delle pulsioni che ormai abbiamo imparato ad elevare al rango di “diritto”.
Del resto dal canto loro – come aveva rilevato anche Francesca Romana Poleggi – «gli psichiatri stanno facendo in modo di derubricare anche la pedofilia dalle malattie mentali, così come avevano fatto per l'omosessualità negli anni ’70. Un gruppo di professionisti ha proposto di modificare la definizione di pedofilia contenuta nel Manuale di diagnostica e statistica dei disordini mentali: non più “pedofili”, ma “persone attratte dai minori”, perché bisogna aiutare i professionisti della mente umana a comprendere detti soggetti, aldilà degli “stereotipi” e dei pregiudizi costruiti dalla società. Infatti, secondo loro, gli effetti negativi del sesso tra adulti e bambini sono stati eccessivamente sovrastimati: la grande maggioranza delle persone che ha avuto rapporti con adulti durante l'infanzia non ha riportato conseguenze sessuali negative una volta raggiunta la maturità». Un'altra finestra di Overton che si apre.

Se è tragicomico assistere ad un fondamentalista che cita il numero due di Provita Onlus come "autorevole" fonte, il testo nega il principio che è alla base delle loro estrapolazioni. L'Oms fa differenza fra chi ha fantasie e chi delinque, sottolineando come lo stigma porti alcune persone a temere di chiedere aiuto in modo da poter controllare i propri istinti.
In questo momento, la Poleggi e Begnini stanno difendendo posizioni che sono all'origine di violenze che si sarebbero potute evitare.

Citando sempre e solo personaggi legati al fondamentalimo, Benigni aggiunge:

Tra gli intellettuali e cattedratici che hanno sposato la mala causa, Tommaso Scandroglio sulla Nuova Bussola Quotidiana ha segnalato Margo Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Camden: la professoressa ha scritto un articolo sul New York Times intitolato Pedofilia: un disturbo e non un crimine (Pedophilia: A Disorder, Not a Crime). È interessante notare, con Scandroglio, come la tecnica usata per legittimare i pedofili sia la stessa che è stata messa in pratica per la legittimazione dell'omosessualità: un passo alla volta, una degradazione impercettibile.

Si prosegue con lo spergiurare che «in Inghilterra sono i docenti accademici a stabilire che è normale voler fare sesso con i bambini» o che «qualcuno ha già lasciato intendere che i pedofili sono una categoria ingiustamente demonizzata, come un tempo era quella degli omosessuali».
L'ossessività con cui Begnini paragona omosessualità e pedofilia non pare un caso, tant'è che l'impressione è che a questa gente non freghi nulla dei bambini ma solo di come possano essere usati per giustificare odio contro i gay:

A questo miscuglio di immaturità critica (se non si tratta di una vera e propria psicosi sociale), d'incapacità di cogliere anche le più evidenti fallacie logiche nelle pseudo argomentazioni che ci vogliono imporre come verità indiscutibili, dobbiamo rispondere che la Sociologia e la Psicologia non sono scienze dure, non dimostrano alcunché e non sono in grado di esibire se non ipotesi e congetture, destinate ad essere superate, confutate, corrette. Spesso in breve tempo. Le scienze umane non sono in grado di dirci nulla di vincolante sul piano etico.
Anche se per assurdo la “scienza” ci dicesse un domani che una “pedofilia mite” non provoca danni durevoli ad un bambino, noi dovremmo comunque rifutarla, in quanto ferisce la dignità e la scarlità dell'uomo, piccolo o grande che sia. Esattamente lo stesso motivo per cui oggi ci opponiamo alla deprivazione violenta di padre o madre che avviene per i bambini introdotti in coppie omosessuali con i trucchi più disparati e la complicità di leggi ingiuste. Anche se alcuni “scienziati” ci vogliono far credere che un bambino può vivere benissimo senza mamma. Mentre, chissà perché, due omosessuali non possono vivere senza un bambino.

Insomma, i gay non devono poter avere figli mentre Gandolfini ha diritto ad adottare un'intera squadra di calcio perché etero nel suo infecondo matrimonio.
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