Bufale in rete: il concerto veneziano dei Pink Floyd diventano migranti libici che vogliono venire in Italia



Capita che qualcuno faccia ironia sulle fake-news che spopolano su Facebook a sostegno delle politiche razziste, populiste e nazionaliste di Salvini attraverso la pubblicazione di immagini palesemente false. Ma se quelle prese in giro diventano virali da parte di chi dice di credere fermamente alla veridicità di quell'ironia, pare evidente che l'analfabetismo funzionale è tornato a colpire.

Il messaggio in questione è il seguente:



Gli elementi tipici della propaganda populista sono tutti presenti. Si fa leva sul complottismo, si spiega che l'Italia nasconda prove fondamentali sul piano di «sostituzione etnica» teorizzato da Lega e si invoca l'intervento del padano Matteo Salvini affinché affondi le navi di Soros e rotei il rosario che tiene in tasca a difesa dei sacri confini della Patria...
Data l'eccitazione suscitata da quella balla, per qualcuno diventa secondario il fatto che la fotografia ritrae il concerto dei Pink Floyd che si tenne a Venezia nel 1989.

Chi vuole sentirsi legittimato nel razzismo ha bisogno di una scusa (una qualunque scusa) per poter inneggiare a quel fiero padano che brandisce copie del Vangelo mentre promette di ostacolare le operazioni di salvataggio delle navi che salvano i figli dei migranti dalle acque. Ed allora anche un concerto dei Pink Floid va bene, purché sia stato traforato in una legittimazione all'odio.
Simili bufale vengono confezionate ad uso e consumo di personaggi che hanno un livello culturale molto basso, capaci pure di credere all'esistenza del "gender" o disposti a credere che Massimo Gandolfini voglia davvero "difendere" i bambini quando promuove politiche per impedire il rispetto, promuove il bullismo e incitarere il sessino nelle scuole.
Ma tutto va bene se c'è un Salvini che li ammalia con la promesse di ricchezze guadagnate sulla pelle degli altri. È lì che guadagna voti intortando i suoi elettori con slogan basati sul sostenere che loro vengano prima degli altri. Il bianco prima del nero. Il padano prima del meridionale. L'eterosessuale prima del gay. Il suo elettore prima di chi vota altri partiti.
In mezzo a quella caciara, il leghista medio smetterà di domandarsi che fine abbiano fatto quei 49 milioni di euro che la Lega ha truffato agli italiani, così come non sarà infastidito nell'apprendere che Salvini vada in Europa a chiedere finanziamenti per le aziende russe e non quelle italiane. Tanto c'è lo slogan in cui il loro fiero condottiero promette che basta fare un po' di bullismo e i problemi si risolvono da sé anche senza variare le leggi che lui ha firmato e che risultano la reale causa del problema legati ai flussi migratori.

E se vogliamo raccontarci essere migrante e venir sfruttato come bracciante a causa delle leggi leghiste che vietano l'assunzione regolare degli stranieri che si trovano in Italia sia davvero «una pacchia» come dice Salvini, allora perché non potersi immaginare che la notte il porto di Tripoli dicenti così:

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