Dare del nazista a Salvini non è reato



Matteo Salvini è solito sostenere che l'odio sia «libertà di espressione» anche se poi denuncia chiunque esprima opinioni contrarie alle sue. Peccato che in alcuni casi le sue intimidazioni si rivelino un boomerang: il Tribunale di Torino ha assolto il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero che, in un post pubblicato su Facebook, diede del nazista al leader del Carroccio.
I giudici hanno osservato come «nell'ambito della critica politica la continenza verbale assume una peculiare elasticità in ragione dei toni abitualmente accesi ed aspri che caratterizzano la lotta politica». Inoltre, secondo il gip, l'accostamento di Salvini al nazismo «pare riferirsi non già alle politiche criminali di xenofibia e genocidio, quanto alla politica iniziale del movimento suddetto volto a produrre falsi nemici versi cui creare odio sociale».
Dopo l'assoluzione, Ferrero osserva: «Sono evidenti i parallelismi tra le parole e i concetti che usa salvini e quelli usati dai nazisti per prendere il potere. Chiamare le cose con il loro nome è il primo passo per potersi difendere da chi ripropone tesi che nel passato hanno portato ad una barbarie che l'umanità, con il contributo determinante dei comunisti e delle comuniste, ha sconfitto».
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