Le destre contro Summer Pride, redarguendo le femministe perché sarebbero i maschi a dover decidere del loro utero



È ormai prassi. Ogni singola manifestazione lgbt è seguita dai proclami traboccanti d'odio delle destre. Si tratta di aggressioni verbali continue, bastate sulla ripetizione a pappagallo gli slogan di Massimo Gandolfini, quasi a voler testimoniare quanto male ha arrecato alla patria il neocatecumenale che vive un matrimonio infecondo con una donna mentre elargisce giudizi di condanna contro l'infecondità dei matrimoni gay. Lo fanno mentre cresce la violenza di strada, rendendo l'Italia un Paese in cui è ormai pericoloso vivere dato che è la politica a fomentare odio sociale e a negare qualunque tutela a chi è vittima di aggressioni. Lo fanno perché l'Italia va distrutta se Salvini intende svenderla a Putin.

Con la solita violenza verbale che caratterizza certi gruppi, è il consigliere Matteo Montevecchi (ex Fratelli d'Italia, oggi indipendente) a scagliarsi contro il Summer Pride di Rimini attraverso i soliti slogan fondamentalisti: «Abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una manifestazione politica che, strumentalizzando tutto con la scusa dell’omofobia, si schiera dalla parte delle adozioni gay, dell’indottrinamento gender nelle scuole e dell’abominevole pratica dell’utero in affitto e della compravendita dei bambini, considerati oggetti come se fossero bambolotti da acquistare in un negozio di giocattoli da una donna mercificata. Anche quest’anno i vari carri, tra cui quello di “Non una di meno” hanno mostrato tutta la loro statura culturale attraverso “gemiti e simulazioni di orgasmi”, per non parlare dei cartelloni che recitavano “Porti aperti come i nostri culi” e dei soliti slogan triti e ritriti contro Salvini e Fontana. Piaccia o non piaccia, continueremo a batterci contro la barbarie dell’utero in affitto e contro l’ideologia che vorrebbe sostituire mamma e papà con il genitore 1 e il genitore 2. E perché no, pure con il genitore 3, 4 e 5, perché se tutto è “love is love”, manca poco alla deriva del poliamore: ma noi saremo l’argine e difenderemo con le unghie e con i denti l’articolo 29 della nostra Costituzione».

Da copione, il signor Montevecchi nega le numerose sentenze che hanno più volte sancito come l'articolo 29 della Costituzione non sostenga che la famiglia sia solo quella eterosessuale, checché lui e il neofascismo amino spergiurare. Attacca le femministe perché, da maschio, dice che debba essere lui a decidere come loro possano usare il loro utero. Non si è trattenuto neppure dal cercare pruriginosamente slogan da criticare perché i gay non vogliono che i migranti siano lasciati morire in mare e lui cerca proseliti con video contro l'accoglienza, contro l'Islam, contro le persone di sinistra e praticamente contro qualunque persona osi essere diverso da lui. In fondo, come insegna Salvini, è molto più facile raccattare proseliti quando si legittimano i loro pregiudizi piuttosto che proporre politiche in cui ognuno debba fare la propria parte.

Ed ancora, tira fuori la solita propaganda sul fatto che i gay non dovessero avere diritto ad unioni civili dato che lui sostiene dovessero accontentarsi di meno diritti rispetto a quelli che lui pretende perssé stesso (a detta sua, derivanti da quanto lui vorrebbe fosse dato valore giuridico ai suoi pruriti sessuali). Certo, forse avrebbe dovuto aggiornare la sua propaganda dato che questi erano gli slogan dello scorso anno e oggi la Meloni preferisce sostenere che sia importante revocare i diritti acquisiti (quindi uguali non erano). Ed è così che con toni da bulletto, conclude: «Nel nostro paese grazie al diritto pubblico e privato ci si poteva già appellare a tutti i diritti che si volevano, anche senza l’istituto ad hoc delle unioni civili, basterebbe informarsi. Mancavano solo la reversibilità della pensione e l’adozione gay, cosa che vogliono a tutti i costi perché considerano il bambino un “diritto” e non più un “soggetto di diritto” che ha sua volta ha dei diritti, tra cui quello di crescere con una mamma e un papà e non quello di essere reso orfano, in modo arbitrario, di madre o di padre per soddisfare i capricci di qualche lobby. Non vorrei sconvolgere nessuno, ma le persone non sono e non saranno mai dei diritti di qualcuno, mettetevelo in testa. Arcigay e tutti i movimenti LGBTQI vogliono far credere di rappresentare tutte le persone con tendenza omosessuale. Non è così. In tanti non condividono le loro battaglie ideologiche e si tengono ben distanti dai vari Pride. A loro, i primi ad essere strumentalizzati, va tutta la mia solidarietà».

Non se ne può più. L'italia parte ormai ridotta ad uno stato in cui i ragazzetti hanno capito che basta compiacere l'odio per far soldi. Evidentemente a lui non frega nulla dei milioni di bambini che vivono in stato di abbandono in famiglie eterosessuali, così come non pare fregargliene nulla di come il 15% delle famiglie italiane sia monogenitoriale. Lui parla a motti, girando che da eterosessuale sa per certo che i gay "bravi" non vogliano diritti civili, esattamente come giurano su Dio anche Costanza Miriano e Forza Nuova. Lo fa per offendere, per esasperare i toni e per creare odio attraverso l'abitudine fondamentalista di mettere a forza parole mai dette nella bocca delle vittime.
Significativo è come neghi l'esistenza dell'omosessualità, ricorrendo a quel «persone con tendenza omosessuale» che testimonia come di sia l'omofobia della Chiesa a legittimare quella persecuzione quotidiana a cui migliaia di persone sono sottoposti quotidianamente.
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