Il Giornale usa l'attivista islamico Wajahat Abbas per promuovere odio contro l'Islam. Isuoi lettori inneggiano a chi ammazza i gay



Nonostante Il Giornale abbia più volte promosso l'omofobia e nonostante vanti lettori che sostengono le fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità citando Povia quale fonte delle loro teorie, è in un'ossessiva strumentalizzazione dei fatto che il quotidiano di Sallusti si finga paladino dei diritti lgbt al solo fine di alimentare l'odio scontro l'Islam.

Si parte con un titolo in cui si omette di precisare che la vittima è un gay islamico, preferendo scrivere "Gay minacciato, sinistra in silenzio". Ed è sempre con fini populistici che l'articolo di Alberto Giannoni afferma:

Silenzio assoluto. Non una parola è arrivata da sinistra, né dalle personalità musulmane, che pure a Milano non mancano.
Nessuno sembra avere qualcosa da dire sulle minacce di morte rivolte ad Wajahat Abbas Kazmi, il regista di origini pakistane che è stato intervistato pochi giorni fa dal Giornale. Kazmi al gay pride si è fatto fotografare mentre bacia un ragazzo con una bandiera del Marocco, questa immagine è stata definita «satanica» e il giovane pakistano è stato minacciato pesantemente e ripetutamente. Eppure, nessuno gli ha manifestato solidarietà. Nessuno al di là delle associazioni Lgbt, che si battono per i diritti delle persone omosessuali (bella e significativa, a tal proposito, la vicinanza del gruppo ebraico Magen David Keshet Italia). Ora, è ovvio che si possono condividere o meno gli obiettivi delle varie sigle Lgbt o le idee dello stesso Kazmi, che ha dato vita a una campagna per parlare di omosessualità e islam. Quello che è del tutto inaccettabile è che finisca nel mirino di parole d'odio o di minacce per il solo fatto di aver raccontato la sua storia o per aver partecipato al gay pride milanese.

Ogni occasione pare buona per puntare il dito contro l'Islam, accusandolo di intolleranza nonostante non si siano riservati toni simili a quell'Adinolfi che bollava i partecipanti ai pride come «profanatori» o quel senatore fozista che scrive al vescovo di Pomper per chiedergli di sostenere pubblicamente che i pride debbano essere intesi come eventi «satanici».
Naturalmente Il Giornale ci tiene molto a precisa che loro reputano sia lecito essere contrari ai diritti dei gay, in una negazione di come il fondamentalismo andrebbe condannato in quanto fondamentalismo e non certo sulla base della presunta appartenenza religiosa.

Sostenendo che Wajahat Abbas sarebbe la prova sul fatto che gli islamici debbano essere ritenuti «un problema», Il Giornale torna a strumentalizzare politicamente i fatti:

E in tutta questa vicenda è incredibile e assordante il silenzio della sinistra. Quella sinistra, prontissima e determinatissima nell'attaccare la Regione per non aver concesso il suo patrocinio al «pride», resta poi del tutto indifferenti alla battaglia di Kazmi o di tanti come lui. Non si sa se per distrazione o per un malinteso riflesso politicamente corretto che la induce a eludere i problemi nel mondo arabo-islamico. E ce ne sono, di problemi. Altro che mancato patrocinio. Devono affrontare rischi gravi e concreti gli omosessuali in tanti Paesi a maggioranza musulmana. 

Parte poi la solita filippica su come i gay italiani dovrebbero starsene buoni e zitti dato che se altrove c'è chi è più discriminato di loro, allora loro dovrebbero dirsi contenti della loro minor discriminazione:

In 8 Paesi - lo ha ricordato il radicale Marco Cappato - essere omosessuali significa essere condannati a morte. Al gay pride di Istanbul, vietato da 3 anni, ci sono stati scontri e arresti. A Gaza un capo di Hamas è stato giustiziato per «condotta immorale». Ebbene, queste vicende passato quasi inosservate a sinistra, così come passa inosservato il tema del fondamentalismo islamico. Chi viene accusato di integralismo sono i cattolici, sì, alcuni sono stati addirittura messi ai margini per le loro idee o per l'appartenenza a movimenti religiosi organizzati. Ma su legami e vicinanze con l'islam politico nulla quaestio: nessun problema. E così nel caso di Kazmi, se le minacce fossero state «di destra» allora pioverebbero commenti e iniziative. Arrivando da un altro mondo si preferisce non guardare, o far finta di niente.

Dopo tutta questa falsità, tra i commenti pubblicati dal quotidiano c'è chi dice che il fondamentalismo islamico debba essere apprezzato per il suo gettare i gay dai tetti:



Insomma, un'esplicita minaccia di morte che però Il Giornale pare voler far finta di non vedere dato che il loro interesse è solo quello di promuovere odio contro le etnie al centro delle campagne xenofobe di Salvini.

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