Le tragicomiche teorie di Provita sulla pornografia (con tanto di appello alle femministe affinché la vietino)



Dopo aver tentato di negare il fenomeno del femminicidio abbia cause sociali e dopo aver provato a sostenere che la "vera violenza" contro le donne sarebbe quella di chi concede loro libertà nelle scelte che riguardano il loro utero nonostante maschi come Pillon, Gandolfini e Brandi ambiscano ad imporre loro il proprio volere, l'organizzazione Provita Onlus torna a farci scompisciare dalla risate con un articolo sulla pornografia. Nonostante si sia dinnanzi ad un'organizzazione di estrema destra che strizza costantemente l'occhio al sessino e al maschilismo, in quest'occasione la troviamo pronta a sedersi in cattedra per insegnare alle donne che cosa dovrebbero pensare.

L'associazione forzanovista, vicina alla lega di Matteo Salvini, scrive:

Una precisazione, in apertura: mi riferisco al femminismo politico, che è fondamentalmente ispirato all’ideologia di genere, e cerca di propagandarla per mezzo di poteri pubblici, Stati, e poteri locali. Per questo femminismo, la pornografia non è oggetto di attenzione: eppure sono sempre a caccia di maschilisti reali o immaginari: biasimano le hostess in cerimonie di premiazione, le pubblicità “sessiste”, vorrebbero persino la censura e il boicottaggio di testi musicali.
Ma il maschilismo ossessivo nel suo stato più puro, sul quale non dicono mai nulla è la pornografia.

Si parte dunque col precisare come loro sostengano che la parità dei generi sarebbe un'ideologia sgradita ad un Dio che, come sostiene Adinolfi, esigerebbe che ogni donna si senta nel dovere di sottomettersi a qualunque maschio le sventoli il pene davanti agli occhi. Si passa a sostenere che le denunce di sessino andrebbero spesso considerate come «presunte» dato che la loro asticella di ciò che è da intendersi come violenza è posta ad un'altezza molto inferiore a quella della società civile. Ed infine si pontifica dicendo che le donne dovrebbero occuparsi di ciò che interessa a Brandi e non certo di quello che riguarda le loro vite.
Da prassi l'articolo cita la solita fantomatica «ideologia di genere», che nella loro accezione è il loro chiedere che le donne abbiano ruoli prestabiliti stabiliti da Gandolfini, spesso sostenendo che le si debba vedere solo come mamme o come donne di servizio al servizio del maschio.

Si inizia così ad esporre curiose teorie:

La parola viene dal greco “porno“, cortigiana o prostituta, e dal suffisso “grafía“, che significa descrivere. La pornografia non è rivolta di solito alle donne. L’uomo è oggetto fino ad un certo punto. E’ la donna reificata in modi diversi per suscitare l’uomo sessualmente. Un immaginario costruito sulla base di disuguaglianza, sfruttamento, punizione, secondo la variante preferita del consumatore. I social network hanno esasperato all’ennesima potenza la disponibilità di materiale, la sua asprezza e violenza e l’impunità dell’utente, che non si espone come quando va a comprare una rivista porno. E il grande fratello della rete sa più dei suoi gusti, che lui stesso.

Chissà, forse una visione così ristretta è dovuta al fatto che l'articolista stia pensando ai giornaletti che legge lui. Se il tema venisse affrontato con oggettività, si saprebbe che esiste una moltitudine di generi, spesso confezionata in virtù del genere a cui è rivolta. I prodotti rivolti agli uomini avrà trame, situazioni, fantasie e contesti assai diversi da quelli che vengono confezionati per le donne (che esistono, contrariamente a quanto afferma l'organizzazione di Brandi). È per questo motivo che tra Playboy e Playgirl c'è una grande differenza in termini di ruoli, fantasie e contesti.
Persino la pornografia gay mostra stereotipi di uomini molto diversi da quelli dei film pensati per le donne, il tutto per il più semplice dei motivi: la pornografia risponde ad una richiesta del mercato e produce ciò che che il pubblico chiede. Se Brandi vede solo maschi che dominano donne, forse è perché lui cerca fra chi produce film che offrano quelle situazioni.
Interessante sarebbe anche scoprire su quale social network l'organizzazione veda pornografia pornografia, dato che se esiste un settore che non è presente sui social è proprio quello.

Spiegandoci come la vera ideologia gender sia quella promossa dal fondamentalismo cattolico, l'organizzazione di Brandi inizia a illustrare strane teorie su come lui pretende di classificare la sessualità, ovviamente spacciando semplici pregiudizi per verità rivelate:

Il fatto che sia una pratica prevalentemente orientata agli uomini è anche perché l’uomo elabora le informazioni, la stimolazione sessuale, in modo diverso rispetto alle donne.
Il maschio è più “biologico”, più facile da eccitare con le immagini. La donna richiede un approccio più sensuale, più “erotico” che pornografico.

Se si informassero prima di parlare, forse scoprirebbero che i fatti sembrano smentire le loro teorie. Stando a ciò che scrivono, non dovrebbero esistere le copertine proposte nella fotografia di apertura, il modello di Playgirl non dovrebbe posare in stato in fotografie di nudo frontale e neppure dovrebbero esistere quai tanti video in cui l'uomo è sottomesso alla donna.
Siamo quindi oggettivamente dinnanzi ad una polemica basata su falsità, forse dettata da malafede o forse testimonianza di come questa gente si creai verità alternative in cui le tesi vengono formulate sulla base di illazioni basate elusivamente sul loro vissuto. Loro hanno visto quel tipo di film e ci ricamano teorie che spacciano come se fossero verità rivelate.

Ed è sempre ricamando su preconcetti e generalizzazioni che l'organizzazione di Brandi se ne esce con curiose teorie sul fatto che bisognerebbe vietare la pornografia perché ci sono i "bambini". Gli stessi "bambini" che ama citare per sostenere che a scuola non si debba insegnare il rispetto dato che Adinolfi è stato chiaro sul fatto che la donna debba essere sottomessa al maschio in nome di san Paolo e la signora Miriano gli dà corda andando negli oratori a raccontare alle bambine che in quanto femmine hanno il dovere di strappare il preservativo al maschio quando si sottometteranno secondo il suo volere. È dunque con un'ipocrisia senza limiti che quella gente pontifica:

Ma la pornografia costruisce in chi ne usa un modo molto specifico di guardare alle donne, che progressivamente cessano di essere persone per diventare oggetto portatore – diciamolo con eleganza – delle caratteristiche sessuali secondarie. I commenti sessisti sulle donne esprimono mentalità educate nella pornografia, gli adolescenti risvegliano la loro sessualità tramite essa e quindi “si formano” nel maschilismo. Allora perché il femminismo politico non ha mai alzato la voce contreo l’industria del porno?
Le organizzazioni femministe devono spiegare le ragioni di questa tolleranza con le più grandi imprese del mondo che alimentano il peggiore dei maschilismi.

Ancora una volta, un gruppo che promuove il maschilismo pare pronto ad inventarsi strampalate teorie per cercare di cambiare il significato alle parole, ancora una volta nell'evidente speranza di poterle piegare al proprio volere (ossia, guarda-caso, i pilatri che le lobby evangeliche statunitensi vicine alla Fondazione San Basilio di Mosca vorrebbero imporre: niente libertà di scelta per le donne, divieto alla pornografia e divieto all'omosessualità).
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