L'onorevole leghista attacca: se la lesbica può indossare l'uniforme al meeting per i diritti lgbt, io voglio indossarla ai cortei razzisti



Il deputato leghista Gianni Tonelli è già noto alle cronache italiani per gli insulti rivolti a Cucchi ed Aldrovandi, per la sua contrarietà alla punibilità del reato di tortura e per i maxi-rimborsi ottenuti anche tramite una sua società immobiliare rumena (evidentemente il «prima gli italiani» non riguarda gli interessi economici delle attività leghiste). Già segretario del Sindacato Autonomo di Polizia, oggi è un deputato eletto nelle liste di Matteo Salvini o, come lui preferisce chiamarlo lui, del «capitano» Salvini.
In un post pubblicato sulla sua pagina Facebook, Tonelli ha attaccato la poliziotta di Firenze che aveva chiesto di poter partecipare ad un meeting europeo dedicato agli agenti lgbt in uniforme. Lo ha fatto attraverso un video in cui invita i suoi proseliti a leggere le sue dichiarazioni riportate dal quotidiano della destra romana Il Tempo. Contestualmente ha anche inserito alcune immagini decontestualizzate che mostrano una ragazza che mostrava uno slogan contro la polizia ad un presunto gay pride, evidentemente scelta per fomentare odio contro chiunque condivida il medesimo orientamento sessuale. Curiosamente, nonostante si fosse premurato di ribattere a chiunque contestasse le sue critiche «alla lesbica» in uniforme, Tonelli pare non abbia trovato il tempo di contraddire chi ipotizzava che la ragazza dell'immagine potesse essere proprio l'agente di polizia in questione.
Date le premesse, non stupisce come tra i commenti si assista ad un'ondata di insulti: «depravata», «cervello avariato», «schifosa pervertita» e «lurida» sono dei epiteti dei più gentili. Qualcuno spera non possa avere figli, qualcun altro le augura di essere stuprata su un «centro profughi», altri chiedono sia pestata con un manganello. Vogliono violenza e lo dicono ad un deputato vicino alla polizia che è stato eletto con quel ministro che la polizia la coordina e che chiede che a questa gente sia data la possibilità di tenere in casa una pistola. Non manca neppure nostalgico che suggerisce di mandarla «alle docce» in un evidente riferimento ai campi di sterminio nazista.

Nell'articolo indicato dal leghista, Tonelli afferma: «Non riesco a capacitarmi della partecipazione in divisa, quindi in veste pubblica di operatori forze dell'ordine, per prender parte a un convegno per il riconoscimento di diritti che non sono mai mancati. In Italia non c'è distinzione tra poliziotti etero o omosessuali, a nessuno può o deve interessare delle attitudini sessuali del personale a meno che qualcuno non voglia rivendicare trattamenti di privilegio a causa delle proprie preferenze, il che mi sembra piuttosto irrealistico».
Negata l'esistenza dell'omofobia e sostenuto che il contrasto alla discriminazione debba essere inteso come un atto che toglie qualcosa agli etero, Tonelli aggiunge: «Contesto che l'amministrazione, interpellata dalle due questure, abbia dato l'ok autorizzando l'utilizzo della divisa. Al di là del tecnicismo sul fatto di dire che comunque rimane una manifestazione, anche se al chiuso, e a noi è vietato partecipare in divisa, quindi con l'arma, se non siamo in servizio, chiedo: in tutte le manifestazioni è possibile usarla? La mia esperienza personale mi dice di no, perché nonostante io sia andato due volte alla trasmissione di Lucia Annunziata con la maglietta "I love Polizia" (che non è della Polizia di Stato ma acquistata a libero mercato), sono stato per due volte sanzionato».
Se il contrapporre il proprio vissuto quale pretesto per attaccare la libertà altrui è un tipico atteggiamento dei leghisti e dei bambini di seconda elementare, verrebbe da osservare che c'è una certa differenza tra chi chiede l'autorizzazione per indossare l'uniforme ad un meeting di lavoro o chi usa un indumento griffato col simbolo della polizia mentre parla a titolo personale.
Sempre ricorrendo al vittimismo, il leghista prosegue: «Sono stato punito con una maglietta a prova di cretino perché ingeneravo negli spettatori il dubbio che io fossi lì in veste ufficiale. Nonostante il direttore Lucia Annunziata mi avesse presentato come il segretario generale.. e quella fosse la maglietta ufficiale del sindacato, non della Polizia. Mi si venga dunque a dire se anche queste persone, comprsa la collega di Firenze che andrà alla conferenza, non ingenerino il dubbio nella gente, visto che vanno con la divisa ordinaria che non ha nulla a che vedere con la maglietta del Sap. Questo è il disgusto della pubblica amministrazione, che non agisce secondo i principi del buon andamento e dell'imparzialità previsti dalla Carta Costituzionale ma secondo logiche ideologiche o di convenienza».
Ed è a quel punto che giungiamo al paragone più ideologico e assurdo dell'intero discorso: «Sono certo che la partecipazione di agenti in divisa non sarebbe stata autorizzata in una manifestazione degli italiani per la difesa dei danni o dei pericoli cagionati dall'immigrazione clandestina. Ed ecco che qui si pone un problema grosso, caro Prefetto Gabrielli».
E ora chi spiega al leghista che partecipare in uniforme ai cortei neonazisti è un po' diverso che prendere parte ad un evento della European Glbt Police Assotiation patrocinato da l governo francese allo scopo di identificare misure di contrasto alle discriminazioni?
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