Pillon sguinzaglia i suoi contro chi cita Gesù: è guerra di religione per la beatificazione di Salvini



Il senatore leghista Simone Pillon potrà anche agitare rosari o distribuire presepi ma, quando quel gesto viene compiuto con lo scopo di offendere l'altro, pare sia evidente si sia dinnanzi ad una violenza che nulla ha a che vedere con la fede. Lo stesso di potrebbe dire di chi festeggia l'abbandono dei 111 bambini non accompagnati che erano a bordo dell'Aquaris mentre sostiene di essere "cristiano" nel suo rinnegare l'invito di all'accoglienza di Gesù nel nome dei trenta denari che pera di guadagnarci.
Se nulla vieta a Pillon di rinnegare Gesù o di battersi per la distruzione delle famiglie altrui, altrettanto lecito dovrebbe essere il permettere che altri possano fargli notare come simili atteggiamenti siano l'antitesi del Cristianesimo. Il fatto che lui dica il contrario dovrebbe essere una opinione contestabile, anche se lui preferirebbe che il suo volere sia ritenuto legge.
Ma dato che Pillon pare non amare la libertà altrui e preferisce abusare di quel termine solo quando è intenzionato a legittimare razzismo, omofobia e misoginia, ecco che su Facebook aizza i suoi miliziani contro chi parla di Dio senza strumentalizzarlo così come lui è solito fare:



Curioso è come Pillon risponda a chi parla di fatti con una contrapposizione forzata dell'odio che il suo gruppo politico ama riservare al Pd. Peccato che qui si parlasse d'altro, ma Pillon glissa sull'evidenza di quelle accuse come farebbe un vero politico privo di scrupoli e tenta di distrarre il proprio pubblico aizandoli a manifestare il loro disprezzo contro il prossimo.
Si tratta di uno schema diversivo non dissimile da quanto sbandiera il fantomatico «gender» quale evergreen da poter utilizzare alla bisogna contro chi parla di tolleranza o di pari dignità.

Da prassi, quel suo seminare zizzania suscita una tempesta tra quei fondamentalisti che idolatrano la sua legittimazione della discriminazione, tutti in fila nel vomitare il loro odio:





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