Preghiere ed astinenza, così ad Hong Kong gli imbonitori religiosi giurano di poter "curare" l'omosessualità



Se sappiamo tutti che l'omosessualità è una naturale variante dell'orientamento sessuale, sappiamo anche che persino in Italia ci sono alcuni integralisti che si fanno promotori di fantomatiche "terapie riparative".
Ad Hong Kong, dove lo stigma sociale è ancora peggiore, sta fiorendo un redditizio business di gruppi religiosi che promettono di poter modificare a proprio piacimento l'orientamento sessuale dei gay. A sottoporsi a quelle torture sono molti giovani, spesso resi vittima di discriminazione e soggetti a forti pressioni da parte delle loro famiglie.
L'argomento è di stretta attualità dato che il governo ha in programma una legge che intende vietare quelle truffe a fronte di sedicenti cristiani che non intendono rinunciare al loro profitto.

Il trentenne Alvin Cheung ha deciso di rendere pubblica la sua esperienza, raccontando cosa avvenga in quei centri dell'orrore. Senza nascondere la sua omofobia interiorizzata, spiega che tutto ha avuto inizio perché «volevo solo essere una persona normale, un figlio responsabile». Ha così iniziato a frequentare un gruppo di preghiera e di sostegno psicologico, il quale continuava a raccontargli che sarebbe potuto diventare eterosessuale: «Mi sentivo colpevole continuamente. Mi vergognavo e incolpavo me stesso per essere diverso dagli altri… volevo farla finita».
Secondo prassi, al ragazzo veniva detto che era fondamentale assumere atteggiamenti che socialmente vengono ritenuti da «macho», prestando molta attenzione a non restare mai da solo con altri ragazzi e a non guardare alcun video erotico su Internet.

La comunità scientifica è concorde nel sostenere che tali "terapie" siano totalmente e inequivocabilmente prive di alcun fondamento e che siano spesso causa di depressione, propensione all'autolesionismo e suicidi. Dal canto loro, i gruppi religiosi tentano di abusare del principio di "libertà religiosa" per perpetrare quelle aberranti violenze sui minori.
Snocciolando i soliti slogan su una presunta "libertà" all'autolesionismo, è il fondatore dell’associazione New Creation che racconta ai giornali: «Vietare alle persone omosessuali di cambiare orientamento in modo del tutto volontario è immorale e una chiara violazione dei diritti umani».
Peccato che Hong Kwai-wah paia dimenticare che non esiste prova alcuna sul fatto che lui possa cambiare le caratteristiche naturali delle persone, contrariamente alle tante prove degli effetti devastanti di un "metodo di cura" che si basa sull'incutere odio verso sé stessi alle proprie vittime. Ed è altrettanto curioso che chi spaccia la tortura per libertà è poi la stessa gente che si batte contro l'autodeterminazione e la libertà di scelta, nella consueta ipocrisia che spopola tra le fila del fondamentalismo religioso
Commenti