Provita chiede lezioni contro l'aborto e l'uso di contraccettivi nelle scuole



L'organizzazione Provita Onlus è un'organizzazione politica vicina a Forza Nuova che da anni si occupa di fare propaganda omotransofobica attraverso un vero e proprio terrorismo psicologico. Contro la vita degli adolescenti gay, amano raccontare ai propri proseliti che qualunque corso di educazione al rispetto o qualunque tematica inerente la parità di genere debba essere ritenuta «ideologia gender». Dicono che parlare di educazione sessuale o di rispetto finirebbe con «l'omosessualizzare» i bambini o a spingerli verso una «sessualizzazione precoce».
A detta dell'organizzazione di Brandi, ogni singola famiglia saprà affrontare quelle tematiche in privata sede e, dinnanzi a quel 30% di studenti italiani che non usa il preservativo o a quel 17% che si dice convinto che la pillola protegga dalle malattie sessualmente trasmissibili, giura che sicuramente si tratti di adolescenti che sono stati informati a dovere e che hanno consapevolmente scelto di rischiare la propria salute al fine di obbedire al dogma del senatore leghista Pillon sulla necessità di evitare l'uso del preservativo se non si vuol far piangere Gesù. A detta sua, chi sostiene che sia la conseguenza id una disinformazione starebbe diramando fake-news in virtù di come Brandi si autoproclami il detentore unico e ultimo della «verità» di Dio contro qualunque famiglia, vita o persona non sia conforme al suo volere.

Eppure, dopo tutta questa propaganda che ha visto Gandolfini, Miriano, Adinolfi e Brandi pronti a solitarie manifestazioni davanti al Miur, quella stessa organizzazione ci viene a dire che esigono si vada nelle scuola ad insegnare ai ragazzi che l'aborto è sbagliato. I ragazzi sarebbero troppo giovani per conoscere l'esistenza dei gay ma non per sorbirsi i suoi discorsi contro l'aborto.

La sua proposta viene così descritta dalle pagine della sua organizzazione:

[L'aborto] è il classico argomento del quale è meglio non parlare, come la politica e il calcio. Tuttavia, è altrettanto innegabile che di aborto non si può non parlare: è un tema che interessa l’intera società, perché tutti pagano (e non solo in senso economico) per ogni singolo bambino abortito. Ecco perché, a differenza della politica e del calcio, quello dell’aborto è un argomento che è giusto trattare anche sui banchi di scuola.
Nelle ore di biologia, per chiarire ai ragazzi gli aspetti “tecnici” del concepimento e per mostrare loro, sulla base di dati scientificamente accertati e di immagini ecografie ormai facilmente reperibili, la formazione e lo sviluppo di una nuova vita, fin dal lampo di luce che si sprigiona nel momento del concepimento e dalle primissime fasi di sviluppo. Ma anche nelle ore di religione (Irc), perché è bene discutere con gli alunni che se ne avvalgono del valore di ogni singola vita, fin dal concepimento.

Difendendo poi un insegnante di religione che ha obbligato gli alunni a creare slogan alternativi contro l'aborto ispirati ai manifesti di Provita Onlus, l'autrice dell'articolo afferma:

Appare quindi veramente pretestuoso lo scandalo espresso dal Manifesto in un articolo intitolato “Indottrinamento: disegnate uno spot contro l’aborto”. Nell’articolo si racconta che, ad aprile, una classe delle scuole medie di Ravenna è stata invitata dall’insegnante di religione a svolgere un compito in classe secondo questa indicazione: «Disegnate uno spot, uno slogan, un logo per il Movimento per la vita».

Indicando nella Polonia un modello da imitare dato che lì non viene permesso di poter abortire neppure in caso di stupro, la signora Teresa Moro inizia a contestare il fatto che gli aborti siano in diminuzione dato che lei conteggia anche i bambini che non sono nati a causa degli anticoncezionali:

«Bisognerebbe poi spiegare che da quando è in vigore la 194, in Italia gli aborti sono in costante calo». Come mai sono in calo? Non sarà forse l’influenza delle pillole varie (del giorno dopo, dei 5 giorni dopo), che possono essere potenzialmente abortive ma che non vengono conteggiate? E il fatto che ci siano meno persone in età fertile non ha forse nessuna incidenza?

Insomma, a leggere i loro scritti, pare proprio che il loro problema non sia tanto il contrasto all'aborto quanto la volontà di vere le donne obbligate a produrre bambini per la Patria.

Surreale è poi come l'articolo si concluda con la solita manfrina su presunte donne che avrebbero abortiu6to solo perché Brandi non ha detto loro che abortire era sbagliato:

Concludiamo riportando come, purtroppo, siano molte le donne che ci scrivono per raccontarci la loro sofferenza legata a un aborto, che non si lenisce neanche negli anni, e per dirci di proseguire nella campagna d’informazione, perché se forse avessero saputo alcune cose ora loro figlio sarebbe vivo… Qual è dunque l’indottrinamento? Quello di un’insegnante di religione che, legittimamente, porta i suoi studenti a riflettere su un tema delicato come quello del valore della vita, o quello di chi vorrebbe propagandare l’aborto a suon di fake news?

Ovviamente le "fake-news" sarebbe l'informazione dato che, come abbiamo visto, Brandi si professa detentore della verità divina contro la società e contro la vita di milioni di persone.
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