Riscossa Cristiana: «L'omosessualità è una patologia, i gay fanno schifo e vogliono diffondere infezioni. I Pride sono un rito orgiastico»



I gay sono il diavolo. Lo afferma Riscossa Cristiana in un lungo articolo di rara violenza a firma di Elisabea Frezza. La premessa è che ogni forma d'odio possa essere giustificata nel nome di Dio e che i santi debbano essere ritenuti come oggetti di idolatria utili a negare la libertà di pensiero e di opinione altrui.
Si parte infatti a sostenere che i Gay Pride dovessero essere vietati perché «mentre a Pompei sfilavano davanti al Santuario della Madonna, a Padova lambivano il sagrato della Basilica di Sant’Antonio, nel mese a Lui dedicato». Non una parola viene dedicata quei fondamentalisti di estrema destra che in quell'occasione hanno profanato il santuario di Pompei con il loro blasfemo rosario anti-gay.

Prima dell'analisi, una nota riguarda l'autrice dell'articolo. Redattrice di Riscossa Cristiana, viene definita «un'amica» e «uno dei personaggi più autorevoli all’interno del versante pro-life italiano» da Radio Spada, ha scritto articoli per il giornale di Mario Adinolfi tra cui quelli in cui invitava a pregare contro «le ostentazioni omosessualiste», è membro del comitato organizzatore della Marcia per la vita ed è stata relatrice in convegni organizzati dalla fraternità sacerdotale San Pio X (più noti come lefebvriani). Laureata in giurisprudenza all'Università degli studi di Padova, lavora come avvocato e si vanta di aver avuto cinque figli.
Dal 2015 è relatrice di conferenze sul fantomatico «gender» a rappresentanza dell'associazione Famiglia Domani, già proprietaria del sito "osservatorio gender" che da anni si occupa di promuovere odio sociale e disinformazione a danno dei cittadini lgbt. I presenti venivano anche invitati a leggere la propaganda di Provita Onlus, il cui caporedattore è figlio del leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, che dopo il seminario presso la confraternita venne ordinato accolito ed esorcista dai lefebvriani.
Insomma, ancora una volta troviamo conferma di come tutta l'omofobia sia coordinata sempre e solo da una ristretta lobby che spesso cerca di nascondere la propria esistenza attraverso uno spopolare di sigle ed associazioncine riconducibili sempre alle stesse persone.

Con toni colmi di odio e di ira, nel suo articolo la signora Elisabea Frezza afferma:

Sabato 30 giugno le vie del centro sono state invase dal PadovaPride #maipiusenza, un’orda di personaggi assortiti smaniosi di esibirsi sotto gli occhi di grandi e piccini, di volenti e di nolenti, come portatori felici di gusti sessuali alternativi e delle relative, edificanti pratiche.
Devono strillarcelo in faccia, pornograficamente, quanto sono fieri di essere ossessionati dal sesso, obbligatoriamente polimorfo e preferibilmente contro natura (che sia contro natura è un dato oggettivo, non un’opinione personale): che è poi il loro orizzonte esclusivo. Un po’ limitato, come orizzonte, ma quando si tratta di esorcizzare un plateale disagio esistenziale, si sa, si tende alla monomanìa compulsiva. E lo sguardo non riesce ad elevarsi al di sopra della vita (intesa come punto-vita) e tutto ruota attorno ai bisogni primari.
Le immagini parlano da sole del degrado raggiunto e non richiedono davvero molti commenti. Lo schifo è lo schifo, in senso organolettico.

A detta sua, a rappresentare «lo schifo» sarebbero le immagini che seguono. Se magari pensate che il vero schifo siano quei migranti che vengono lasciati morire in mare tra i festeggiamenti dei sedicenti gruppi "pro-life", sappiate che Riscossa Cristiana e la signora Elisabea Frezza stanno dalla parte di chi chiude i porti ai forestieri e contro chi indossa magliette rosse per protestare contro il sangue innocente versato nel Mediterraneo. Ma poi dice che non lei riesce a guardare fotografie come queste:



Gli insulti proseguono, sostenendo che che i gay debbano essere ritenuti «anormali» e «deviati», lamentando come l'omofobia non possa andare oltre quella che già oggi constatiamo in tutta la sua inumana ferocia:

Eppure nella gente normale, quella che di fronte a spettacoli osceni avverte ancora d’istinto lo sfregio alla propria sensibilità e al pubblico decoro, si è talmente insinuata la paura strisciante di esprimere un sano disgusto verso l’ostentazione di un fenomeno deviato – con relativo oltraggio al senso del pudore, alla decenza, alla ragione, alla morale – da derubricarne il disvalore al rango di “carnevalata” e da sentirsi in dovere, per apparire ragionevole e aperta al nuovo che avanza, di mitigare il proprio dissenso con le tipiche formule “precauzionali”, divenuti mantra contagiosi, quali (ne citiamo alcuni tra i più ricorrenti): tutti hanno diritto di amarsi, ma…; bisogna combattere le discriminazioni, però…; non sono omofobo, tuttavia…; nessuno è contro nessuno, ci mancherebbe altro…
Senza capire che questi ritornelli irenisti sono il modo migliore per portare acqua al mulino di chi vuole capovolgere nella testa di tutti la realtà delle cose, perché implicano la tacita premessa per cui omosessualità e dintorni rappresentano un valore in sé, meritevole non solo di considerazione sulla scena pubblica, ma anche di tutela giuridica specifica e addirittura privilegiata al punto da travolgere le libertà fondamentali (a partire dalla libertà di pensiero e di manifestazione del pensiero) e da scardinare le strutture portanti della società a partire dalla famiglia (che, per la cronaca, è un dato ontologico e non una realtà convenzionale).

In altre parole, la signora dice di voler andare per strada a vantarsi del suo essere omofoba, giurando su Dio che la pari dignità sarebbe da intendersi come un "privilegio" che offenderebbe il suo "diritto" al disprezzo di interi gruppi sociali. Curioso, dato che solo poche righe prima giurava che il dirsi "cristiana" dovesse garantirle il diritto di impedire la libertà di espressione e di opinione a chi la infastidiva per il solo fatto di esistere.

Dimostrandosi capace di spergiurare qualunque cosa possa alimentare odio sociale contro il prossimo, la signora non manca di giurare che i gay verrebbero finanziati da qualcuno o che rovinerebbero i bambini:

E intanto – succubi della prepotenza di pochi (ma lautamente foraggiati) – ci si abitua all’idea balzana che dei tizi debbano essere elevati a categoria protetta in virtù dei propri gusti sessuali e delle proprie abitudini erotiche; e che la trasgressione possa essere fatta oggetto, impunemente, di promozione sociale, tanto da essere mostrata a scopo “educativo” anche ai bambini, e insegnata a scuola, così che i piccoli familiarizzino precocemente con l’antiragione e ci assicurino un luminoso futuro di psicosi collettiva.
Ci convinceremo così tutti quanti, un po’ alla volta, che è necessario inchinarsi rassegnati al bello dell’anomalia, al bello della depravazione, al bello della blasfemia. Perché i tempi sono cambiati e, con i tempi, ci vogliono far credere che siano cambiati anche i fondamentali.

Vomitando insulti come se non ci fosse un domani, la donna insiste:

È un’intima frustrazione, invece, quella che chiede di essere compensata attraverso un rito orgiastico celebrato nella pubblica piazza.
La cosa bella è che questa frustrazione viene paternalisticamente assecondata e oculatamente cavalcata dal culturame clerical-chic e dai politicanti (frustrati tanto quanto) di una fu-sinistra ormai rinsecchita nell’asfittico rivolo radicaloide.
Sotto la falsa bandiera dei falsi diritti, dell’inclusione sociale, dell’accoglienza, a patrocinare la sfilata patavina erano infatti schierati in prima fila il sindaco Giordani, il vicesindaco Lorenzoni, gli assessori della giunta cittadina ripresi festanti con la Basilica di Santa Giustina alle spalle, luogo sacro intitolato a una martire cristiana dove riposano le spoglie mortali di San Luca evangelista (una coincidenza?); in grande evidenza, sorridentissima, la cattolicissima assessoressa alla pace Benciolini, figura istituzionale di cui la città sentiva molto il bisogno, in compagnia della sua omologa alle politiche di genere e alle pari opportunità di tutt*: uomini e donne, animali e animalesse, cose e cosi.

Si arriva dunque al sostenere che il volere di Dio sia il razzismo e l'omofobia, motivo per cui la signora punta il dito contro chi non vota l'ultra-destra che tanto piace ai fondamentalisti cattolici:

Ebbene, questi/e signori e signore, non avendo più alcuno spicchio di società fertile da rappresentare, possono solo inseguire gli zombie. È la loro ultima spiaggia quell’umanità perduta, sterile, che dietro l’allegria artificiale di musiche e colori copre stordimento e alienazione mentale.
Un gruppetto di politicanti allo sbaraglio si è appropriato, fuori tempo storico massimo, della sua fettina di potere e degli strapuntini connessi, e ci si tiene aggrappato con le unghie e con i denti, privo com’è di ogni altro ingrediente politicamente e amministrativamente rilevante che non sia l’armamentario ideologico tipico dei benestanti parassiti e oggi assestato al crocevia tra omosessualismo e immigrazionismo o, visto da rovescio, tra antifascismo e antirazzismo. Repertorio rancido mandato a memoria dalle belle persone, anzi bellissime, molto ecumeniche, molto eque e solidali, molto libere e molto uguali.

Non facendosi mancare un po' di sano complottismo, l'articolo afferma l'Oms abbia progetti segreti per far aumentare l'omosessualità (???) tra la popolazione allo scopo do far posti a quei migranti che probabilmente lei preferirebbe veder affogare in mare:

Del resto ci sta, se pensiamo che il brodo di coltura della Coalizione Civica che compone la giunta patavina è quello navigato dai soggetti (come la Fondazione Fontana, in rete con associazioni, movimenti, ONG, impegnati nelle attività di educazione, informazione e cooperazione internazionale) votati a perseguire gli “obiettivi del millennio” dell’ONU, tra cui – guarda un po’… – uguaglianza di genere, salute riproduttiva, pianificazione famigliare. In una parola, depopolazione (in merito alla quale l’aumento della omosessualità, come sappiamo, non è certo irrilevante). Tutti temi rilanciati dal portale di informazione Unimondo (un nome, un programma) e compresi nel piano globale di Agenda 21, che è l’operazione su scala mondiale apparecchiata dall’ONU per realizzare obiettivi fondamentali come: la frantumazione del tessuto sociale, la demolizione delle identità e delle appartenenze, il decremento demografico.
Siamo in piena promozione della necrocultura, e la necrocultura comanda perentoria: fate meno figli e, se proprio li volete fare, fateli in provetta sotto stretto controllo delle multinazionali del farmaco che vegliano su di voi. Va da sé che le unioni monosessuali, infeconde per definizione, siano il cliente ideale della filiera.
Ecco il perché di tanta simpatia.

Sempre infarcendo le sue frasi di insulti e offese gratuite, si passa alla promozione di Salvini e al sostenere che i gay porterebbero malattie. Se avrete la pazienza di andarvi a leggere i commenti dei lettori di Riscossa Cristiana, curioso è come Salvini venga chiamato «duce» senza apparente ironia e, più verosimilmente, quasi lo si ritenesse un onore. Fatto sta che la signora scrive:

La politicizzazione dei pride e dintorni, in Italia, è oggi più che mai esasperata: è Salvini la bestia nera, l’antagonista per antonomasia, il principale bersaglio dei frequentatori dei cortei arcobaleno. Che poi sono gli stessi habituée di dark room e sling room, di glory hole, di cruising bar e ambientini conformi. Perché va ricordato: dietro la truffa delle omofamigliole – quelle assemblate con la colla artificiale degli uteri affittati e del mercimonio di gameti, per soddisfare la voglia di trastulli sottoforma di bambino (ai quali bambini forse un giorno andrà spiegato come sono venuti al mondo, e soprattutto da chi) – ci stanno la vera faccia e la vera ragione sociale dell’attivismo gaio, ovvero la bulimia sessuale, il dionisismo sfrenato, l’abisso della depravazione, la voluttà del rischio del contagio.

Si passa così a tirare fuori la solita propaganda integralista conto l'Unar, cercando di attaccare l'unico ente italiano che dovrebbe occuparsi di contrastare la discriminazione (anche se ultimamente se ne sente parlare sempre meno dopo la campagna diffamatoria coordinata dal fondamentalismo religioso):

La cloaca dell’UNAR scoperchiata a sorpresa dalle Iene qualche tempo fa – inchiesta bomba che ha fatto saltare la testa del direttore dell’ente, Francesco Spano – ci diceva cosa affiora grattando appena appena la patina superficiale di belle immagini e parole suggestive, l’amore sopra tutte. Gratta gratta, viene fuori che gli attivisti di categoria sono degli untori, e vogliono esserlo. Vogliono spargere il loro verbo affinché diventi virale e, soprattutto, vogliono diffondere i loro stili di vita, con le malattie collegate, a quanta più gente possibile, a partire – si capisce – dalle giovani generazioni, vittime inermi del fascino della trasgressione. Se vi sembra un’iperbole, cercate cosa sono i bugchasers o i giftgivers, cioè la sottocultura gay devota allo spargimento volontario dell’HIV, come da lezione del loro mentore, il filosofo Michel Foucault che lo chiamava “dono della morte”: il bareback (in gergo bb) è il sesso praticato alla cieca con soggetti sieropositivi (detti poz) come dentro una roulette russa a effetto differito. Lo stordimento da stupefacenti serve da facilitatore delle pratiche masochiste; le applicazioni per telefonino, come grind, hornet, scruff, aiutano a procacciarsi i fortunati compagni di avventura.

La malafede pare evidente. Osservando la cronaca degli ultimi mesi e affidandoci alla sola stampa di destra (così non potranno dire che la colpa è dei comunisti) ad essere stati etichettati come «untore» sono due eterosessuali che facevano sesso solo con donne:



E riguardo al sesso bareback? Il termine non indica certo il fare «sesso alla cieca con soggetti sieropositivi» così come sostiene il sito integralista (anche se è difficile sia «alla cieca» se si sostiene debbano essere sieropositivi), ma indica fare sesso non protetto come dichiarano di fare Mario Adinolfi, Maria Rachele Ruiu e Simone Pillon. C'è poi la signora Costanza Miriano va in giro negli oratori ad invitare le ragazzine a fare sesso bareback dato che lei non tollera si usi il preservativo.

Ricorrendo al solito complottismo, si passa al sostenere l'omosessualità sia «una patologia» e che i gay rappresentino «un problema di salute pubblica»:

Va detto, alla fine, per quanto la narrativa ufficiale cerchi di tenerlo scrupolosamente nascosto, che siamo di fronte a un problema vero di ordine pubblico e di salute pubblica, visto che abbiamo a che fare con il chiaro tentativo di propagare un’infezione. E le istituzioni promuovono sottoforma di pensiero unico obbligatorio – a scuola, nelle piazze, nei luoghi di aggregazione, nei massmedia – la diffusione di atteggiamenti mentali e di comportamenti che da una patologia derivano e a molte altre ne portano: il degrado fisico e la dissoluzione morale sono alimentati dai becchini della politica, della burocrazia e dell’accademia, col concorso esterno (e anche interno, per la verità) delle gerarchie ecclesiastiche.

Lodando Salvini e scuotendo la testa contro quei preti che non promuoverebbero l'omofobia come loro vorrebbe, l'autrice torna a sostenere che i gay sarebbero sacrileghi per il solo fatto di esistere:

Ora che in Italia il vento politico è cambiato perché qualcuno ha finalmente aperto finestre che parevano ormai sigillate, la tenia che era comodamente annidata nel corpo molle dello Stato e credeva di potersene alimentare sine die, avverte il rischio della fine della pacchia.
Si spiega così il cementarsi, squallido e disperato, della santa alleanza tra i cascami di istituzioni che si vedono perdenti e i chierici in carriera nella chiesa ex cattolica, anch’essa decadente e anch’essa invertita, e per questo impegnata in una radicale revisione teologica volta ad abolire la Genesi, il Levitico e un San Paolo ormai diventato impresentabile nel mondo all’incontrario.
Alla neochiesa, tutta intenta a distorcere le scritture e la propria tradizione millenaria in funzione omoeretica, poco importa dell’attacco frontale sferrato regolarmente contro la simbologia cristiana e i principi portanti di una fede millenaria. Attacco che non è un’evenienza estemporanea ascrivibile a qualche testa calda isolata, ma fa parte integrante della ricetta-base servita nelle varie manifestazioni d’orgoglio. In esse, nessuna esclusa, si scatena una prorompente carica sacrilega, di cui non è difficile cogliere il motivo: con la pretesa di propagandare il vizio e l’anti-logica, erompe l’odio viscerale contro l’ordine della natura, che ricalca l’ordine del creato. Ecco il proliferare di simboli satanici e lo sfregio a quelli cristiani, cercato e provocato con scientifica cura e non solo con la demenziale volgarità di qualche poveretto.
Tutto, a ben guardare, è all’insegna dell’inversione, cifra essenziale dell’universo gaio e disperato. E i preti stanno a guardare, in religioso silenzio.
Ultima trovata dissacrante, aggiornata alla nuova temperie politica, quella del “gonfaleno” apparso per la prima volta proprio a Padova, cioè del gonfalone leghista storpiato con fregio arcobaleno. Non per nulla il leone di San Marco evangelista, bersaglio dello scimmiottamento gaio, è anch’esso un millenario simbolo cristiano.

Riproposta la solita litania sul fatto che i gay non debbano poter camminare in luoghi in cui sono presenti chiese o non debbano poter far riferimento ai simboli istituzionali di una Repubblica laica in virtù di come la signora Elisabea Frezza abbia deciso che li si debba ritenere sbagliati, non poteva mancare il solito ricorso ai bambini:

L’attacco alla cristianità e alla sensibilità di un popolo forgiato nella fede, ai suoi simboli e alla sua tradizione, non è slegato dall’attacco, subdolo ma violento, all’infanzia e alla sua insita sacralità.
La stucchevole solfa dei diritti di tutti e per tutti uguali, e della libertà di tutti gli uguali – che fa il paio con la retorica dell’uguaglianza nelle diversità e della diversità nella omologazione, e non si sa quale sia più surreale – presuppone una solidissima cognizione del diritto: ogni volontà desiderante o estro individuale, per forza propria, si farebbe ipso facto pretesa giuridicamente rilevante.
L’effetto della fantasia al potere, nel campo delle relazioni erotico-affettive, è quello di riprodurre tante grottesche parodie di famiglia quante le infinite combinazioni di umani e non. Indimenticata la signora Cirinnà, paladina delle unioni a volontà, che intende la famiglia come “una variabile socio-culturale” e, coerentemente, si definisce “madre” dei propri animali: quattro gatti, quattro cani, due cavalli e una famigliola di asini amiatini (vedere, per credere, il “chi sono” nel profilo ufficiale dell’onorevola).
La disinvoltura di lorsignori nel maneggiare concetti tecnici neanche fossero meri flatus vocis potrebbe liquidarsi come esilarante fenomeno di costume se non avesse ricadute disastrose non solo su un ordinamento che fu giuridico ma soprattutto sulle vere vittime – vittime in carne e ossa – di tutta questa sbornia folle e dissennata.
Nel tripudio beota dei diritti ad amarsi, a non amarsi più e ad amarsi diversamente, ci si dimentica dei più piccoli.

Se forse è la signora a dimenticarsi che i più piccoli solo le prime vittime della sua ferocia omofoba dato che i suoi convegni indirizzati all'indottrinamento omofobo dei genitori rischiano di trasformarli nei peggiori carnefici dei propri figli, proseguono gli insulti:

Definitivamente catalogati tra i beni di consumo, al più elevati al rango di animali da compagnia, i bambini vengono prodotti e mercificati per soddisfare i capricci di adulti senza scrupoli, vengono precocemente ipersessualizzati per entrare nell’orizzonte sessuocentrico dei loro custodi variamente assortiti, vengono costretti a dover comprendere l’incomprensibile (come trovarsi intorno due esemplari di femmina che pretendono di essere entrambi chiamate mamme, e lo spermatozoo chissà; o due tizi barbuti che si dichiarano entrambi papà, e l’ovocita che arriva da lontano è stato messo nella pancia di una signora straniera sconosciuta, ma sempre molto buona).
Il rapporto, comunque, è inesorabilmente quello tra un soggetto e un oggetto: siamo di fronte alla prevaricazione dell’uomo sull’uomo, dell’uomo più forte nei confronti del suo simile più debole e privo di difese. Alla faccia dell’amore.
Dietro la cantilena delle false libertà e dei falsi diritti e le lezioncine di buonismo moralista impartite dagli orgogliosi esibizionisti dei propri gusti sessuali alternativi – sappiamolo – si affacciano l’arbitrio del potere, l’abuso dell’innocenza, lo spettro della pedofilia. Alla faccia del rispetto.

In effetti pareva strano che la fondamentalista non avesse ancora tentato di associare omosessualità a pedofilia. Ed ovviamente tutto ciò ha scatenato un'inumana violenza verbale tra i commenti all'articolo (per i quali vi rimandiamo al pdf, dato che la decenza impone di porre un limite allo schifo).

Clicca qui per leggere il pdf dell'articolo e relativi commenti.
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