Salviniani contestano un ragazzo siriano al Bologna Pride



Io ti prometto che tu verrai prima degli altri. È questa l'ideologia che sta alla base della propaganda politica di Matteo Salvini. Per il leghista medio, infatti, l'altro è un qualcuno di cui non ci si dovrebbe curare, una zavorra che farebbe bene a morirsene a casa sua in modo che si possa avere l'illusione di poter risparmiare un qualche euro a proprio vantaggio.
Molto spiacevole, però, è come anche persone appartenenti a gruppi discriminati pare non si facciano problemi ad essere ammaliati da chi promette loro vantaggi sul prossimo. Sono i penultimi che se la prendono con gli ultimi, magari armati degli slogan coniati dai loro carnefici.
In tale scenario si introduce lo spiacevole episodio di intolleranza verificatosi al Bologna Pride, nel quale si sono viste molte magliette rosse contro il razzismo ma anche un gruppetto di persone che ha cercato di zittire il ragazzo siriano che era intervenuto sul palco per contro de Il Grande Colobrì.
«Prima vengono gli italiani», ha iniziato a sbraitare una voce stridula. E le lamentele, unite agli slogan di Salvini, sono proseguite per tutto il tempo. Se sinceramente viene automatico pensare che gli autori di quelle offese meritino la discriminazione di questo governo al pari di quegli ebrei che non hanno esitato a schierarsi dalla parte dei nazisti  danno di chi è stato ucciso prima di loro, resta l'amarezza di un'Italia che ogni giorno pare aver dimenticato le sue origini basate sull'accoglienza e sulla promozione dei diritti umani.

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