Scilipoti scrive al vescovo di Popei: «I gay pride non sono libertà, ma arbitrio ed opposizione al diritto naturale. Dica che il loro orgoglio non è lecito ma satanico»



È su carta intestata del Senato della Repubblica Italiana che il senatore Domenico Scilipoti (Forza Italia) ha inviato al vescovo di Pompei una surreale lettera che firma a nome di presidente dell'associazione "Unione Cristiana", membro della Commissione Parlamentare Nato Ucraina e vice presidente della Commissione Scienza e Tecnologia dell'Assemblea Parlamentare Nato.
In quella che ha tutta l'aria di un'aggressione ai principi costituzionali della Repubblica Italiana, il forzista si lancia in una lunga serie di insulti, chiede ad un vescovo di impedire che i gay possano toccare il suolo pubblico, si paragona a Giovanni Battista e spergiura che l'orgoglio gay debba essere ritenuto satanico (anche se in realtà la sua asserzione pare basarsi sull'ignoranza di chi non si è seppure informato su Wikipedia riguardo a fatto che quel termine ha un preciso significato e che la parola "pride" va intesa nel senso di "opposto della vergogna"). Scrive:

S.E. REV. Ma Mons. Tommaso Caputo,
Mi rivolgo a Lei con filiale devozione, conscio della importanza e delicatezza del Suo ruolo.
Ultimamente, le cronache hanno riportato un fatto che, nella mia qualità di Presidente di Unione Cristiana, reputo molto grave e persino offensivo nei riguardi dei valori cristiani e della sana devozione mariana, tanto cara alla maggior parte della nostra popolazione.
Nessuno intende censurare la sacrosanta libertà di manifestazione ed espressione del pensiero, tuttavia il fatto che si pervenga a perorare condotte ed atteggiamenti apertamente offensivi della morale cristiana davanti ad un Santuario caro alla Vergine del Rosario e al Beato Bartolo Longo è troppo.
La sana laicità, della quale ci parlano la dottrina della Chiesa ed ovviamente lo stesso Vangelo, non implica silenzio pavido davanti ad atti che vanno contro Cristo. Da cristiani ( non solo cattolici, ma anche ortodossi ed evangelici) siamo tutti annunciatori della Verità senza paura, nella logica del sì quando è sì e del no quando è no. Se questi taceranno, grideranno le pietre dice il Vangelo e noi abbiamo tutti spesso taciuto davanti a queste manifestazioni, i gay pride, che non sono libertà, ma arbitrio ed opposizione al diritto naturale, prima che alla morale cristiana. Abbiamo bisogno di pastori coraggiosi ed annunciatori della Verità e della Parola, come Ella è. Ma proprio da cristiani non possiamo negare che il passaggio, provocatorio di un corteo di orgoglio (1' orgoglio è satanico) davanti ad un Santuario è troppo, anche per chi voglia dialogare con tutti. Non sia questo un rimprovero alla Sua augusta persona.
Ma alla presenza di tali volgari manifestazioni di disprezzo, lontane dalla verità, bisogna dire la nostra, con lo spirito della fraterna correzione e non rimanere in silenzio. Ricordiamo il Battista e quel suo: Non ti è lecito, facciamone esempio, avendo il coraggio di dire alle sfilate Lgbt davanti a luoghi di culto: non vi è lecito. Anche la Chiesa sappia alzare la voce quando è necessario.

Certo della Sua attenzione, e confidando nella Sua benedizione

Presidente di Unione Cristiana
Sen. Scilipoti Isgrò Domenico


In altre parole, il forzista dice di esigere che un vescovo vieti a delle persone di poter calpestare il suolo pubblico anche se di proprietà dello stato (quindi anche loro) perché un senatore fondamentalista dice di sentirsi offeso nel suo sentimento religioso dall'esistenza di gay che lui demonizza anche se in molti casi si tratta di persone dotate di una fede assai maggiore alla sua.
In fondo Scilipoti dirà di reputarsi il detentore della Verità di Dio sull'uomo, ma chiunque abbia letto una qualche pagina dei Vangeli non faticherà ad osservare non sembri esserci proprio nulla di cristiano nel suo atteggiamento e nel suo vergognoso abuso del sentimento religioso con finalità d'odio.

Interessante è anche un'altra considerazione. Se Scilipoti firma la sua missiva a nome dell'organizzazione integralista da lui fondata, allora perché mai ha potuto usare i mezzi del Senato per un'iniziativa personale? Un normale cittadino verrebbe licenziato con giusta causa se dovesse utilizzare i mezzi aziendali per farsi i fatti propri, com'è possibile che le regole non valgano quando ad abusare dei mezzi pagati dai cittadini sono senatori che già percepiscono decine di migliaia di euro di stipendio pubblico?
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