Vince bocca il senatore leghista Pillon: «Disinformazione e inneggiamenti al Duce durante il suo comizio su "L'erba della morte"»



Dato che il fondamentalismo dice che noi siamo cattivi e che parliamo sempre male di loro, è affidandoci alle considerazioni di Vice che troviamo una ferma condanna del comizio di disinformazione che ha visto il senatore Simone Pillon impegnato nel cercare visibilità con una generica condanna alle droghe.
Il sito di informazione non manca di sottolineare come ci siano stati «fischi e disinformazione» e come dalle prime file si sia levato un grido che inneggiava al ritorno del Duce.

In una totale assenza di contraddittorio o di persone che avessero una qualche qualifica specialistica sul tema delle dipendenze, i mattatori sono stati eslcusivamente politici legati alla Lega di Salvini. C'era il leghista Massimo Polledri, neuropsichiatra infantile ed assessore della famiglia (al singolare) del Comune di Piacenza, che alla Zanzara dichiarò che non sarebbe stato contento di avere figli gay o che non avrebbe mai tollerato che la figlia potesse sposare un marocchino. Per intenderci, è uno di quelli che dalla sua pagina Facebook ancora inneggia alla secessione con slogan come «Padania libera» nonostante vogliano i voti dei meridionali.
Assieme a lui cera il senatore leghista neocatecumenale Simone Pillon, fedele servitore di Massimo Gandolfini nonché sostenitore di una crociata contro la stregoneria a scuola. Da anni impegnato a sostenere strane teorie sul fantomatico «gender», plaude a chi impone simboli religiosi nei luoghi pubblici o a chi sostiene che i suoi pruriti sessuali dovrebbero avere un riconoscimento civile e giuridico.
A chiudere il cerchio, Carlo Segalini quale presidente della commissione servizi sociali del comune e una donna che nel volantino veniva indicata come protagonista di una «testimonianza di una mamma». Non c'è nome, solo il grado di parentela quasi come se quella figura servisse a rilanciare le pretese di Pillon riguardo al fatto che la donna debba essere vista come madre (quindi utile al maschio solo per la procreazione) e che la famiglia abbia diritto a disporre dei figli come più desidera.

Vice racconta che dopo i selfie scattati dai relatori con i contestatori alle loro spalle, il comizio è stato fischiato per quasi tutto il tempo. Spiegano che i relatori «sembravano del tutto disinformati: passavano dal non sapere quale parte della pianta si fuma, al parlare di effetti come visioni e aggressività».
L'articolo sottolinea come tra le quattro slide preparate per l'evento, una fosse totalmente totalmente dalla fotografia di un incidente stradale con la didascalia "Quale sballo?" e che «Chiaramente, la presentazione non conteneva nessuna informazione o dato scientifico, ma solo schemi elementari su problematiche tipo "i condizionamenti esterni all'uso della cannabis”, tipo i cantanti. Momento culmine è stato poi quando il dott. Segalini, dopo aver ammesso che non esistono casi documentati di morte per overdose e che invece esistono numerosi casi documentati di effetti curativi della cannabis, ha dichiarato che "Se ti fai una canna, prendi la macchina e investi mia figlia... ti faccio un culo così"».

La madre ha raccontato la triste vicenda di un figlio che è dovuto andare in comunità dopo aver iniziato a spendere 20 euro al giorno in droghe, anche se il pubblico ha contestato come qual caso fosse ampliamene giù stato strumentalizzato dalla politica e che forse una testimonianza ripetuta all'eccesso non ha particolare valore statistico. È un po' come quando Pillon sostiene che i gay debbano essere "guariti" dato che lo dice Luca di Tolve e il suo unico parere dovrebbe essere inteso come una verità rivelata.
Gli spettatori hanno contestato ai relatori come fosse necessario «educare, non terrorizzare».

Quando Pillon ha ripreso la parola, ha domandato alle persone del pubblico se si sono mai chieste "che fine fanno i 20€ spesi quotidianamente per la Droga". A suo dire la risposta sarebbe stata ovvia: «oltre che a finanziare l'ISIS, come dice Roberto Saviano, la cannabis serve a rendere mansueta la popolazione». A detta sua legalizzazione delle droghe leggere aiuterebbe i «poteri forti«» a controllare noi «sheeple» per far prosperare le lobby.
Vice segnala come il senatore Pillon abbia impedito ad Alberto Esse, noto attivista piacentino, di contestare le sue tesi urlandoli in faccia. Il senatore legista esigeva che nessuno potesse contestare, forse sapendo che la sua conoscenza del tema era limitato a quai cinque slogan che doveva ripetere a memoria come per anni ha fatto ai comizi anti-gay organizzati in combutta con Galdolfini.

Ciampolillo ha fatto notare come Saviano sia stato citato impropriamente, perché è tra i promotori della legalizzazione e non della criminalizzazione ulteriore delle droghe leggere. Inoltre, si è soffermato sulle difficoltà a cui vanno incontro i pazienti che hanno bisogno per scopi medici di cannabis, la cui produzione nazionale risulta gravemente insufficiente per coprire le richieste. Ed ancora, spiega che:

Dalle primissime file, a un certo punto, si è levato un "Ci vuole il Duce!", al che il senatore Pillon si è lanciato in un discorso sulle differenze fra alcool, sigarette e cannabis. Per lui la differenza è tra uso e abuso: una sigaretta o un bicchiere di vino sono uso, mentre una canna è abuso. Qualcuno ha domandato se non sia ipocrita chiedere dove vanno i soldi della droga, se sappiamo benissimo dove vanno i soldi di alcool e sigarette. Pillon ha risposto prontamente che l'abuso di alcolici e sigarette è un problema obiettivo, ma che gli introiti fiscali dei paesi che hanno liberalizzato la cannabis "sono stati sufficienti a coprire solo le spese sanitarie crescenti".
Altri hanno chiesto come mai il Canada o molti stati USA abbiano deciso di legalizzare, mentre in Italia si stia avviando un processo contrario. Pillon ha risposto che Canada e Stati Uniti sono paesi estremamente capitalisti, dove esiste "un'antropologia volta alla distruzione dell'uomo come lo conosciamo". La maggior parte dei relatori, intanto, era già uscita dall'auditorium lasciando dietro di sé solo i più resistenti e qualche manifestante.

La bocciatura è evidente, dinnanzi a chi ha assistito alla conferenza e sentenzia che «alla fine di tutto, non si è ben capito quale fosse il vero scopo di questo convegno, cui avrebbero partecipato una trentina di persone se non si fossero presentati i manifestanti. I relatori non erano preparati e anche nel caso in cui non fossero stati contestati, avrebbero parlato per un'oretta o poco più in maniera estremamente generica di una questione a loro sconosciuta. Quello che è triste, però, è che ormai anche i leghisti sanno utilizzare un titolo click-bait, e che l'evento con più affluenza del panorama piacentino degli ultimi anni l'hanno organizzato loro».


Immagini tratte dal video de Il Piacenza:

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