Ci sono sempre i soliti nomi dietro la CitizienGo, un business che fa girare milioni di euro



In Italia sono Filippo Savarese, Jacopo Coghe e Maria Rachele Ruoi i frontamn della CitizienGo di Ignacio Arsuaga, il nipote di un generale franchista che si è acquistato in toto il direttivo della Manif Pour Tous (poi ribrandizzata in Generazione Famiglia) per metterli al suo servizio.
Si tratta di una piattaforma che promuove varie rivendicazioni integraliste, ad esempio vantando come una loro «vittoria» da mostrare in home page quello che sostengono sia stato il loro contributo nell'ottenere le dimissioni del direttore UNAR Francesco Spano. Per raccogliere quelle firme, raccontavano che Spano avesse «permesso l'erogazione di 55 mila euro di finanziamenti pubblici a favore di un'associazione di promozione culturale e sociale di stampo LGBT composta da numerosi circoli, saune e centri massaggi la cui attività principale sarebbe quella di fornire occasioni di incontri sessuali per gay e all'interno dei quali si favorirebbero addirittura fenomeni di vera e propria prostituzione». Citando quale fonte «l'approfondita inchiesta televisiva di Filippo Roma per il programma Le Iene», assicuravano che «le riprese girate in alcuni dei locali beneficiari dei fondi pubblici non lasciano spazio a fraintendimenti, mostrando squallide scene di orge tra uomini».
Oggi sappiamo che i giudici della Corte dei Conti hanno rigettato quelle accuse e hanno confermato come l'erogazione di quei 55mila euro avessero una destinazione lecita e legittime, non certo volta a «favorire la prostituzione» come sostenuto dall'organizzazione. Quanto basta per capire che l'attività principale di quella realtà sia la propaganda, magari contornata con quei manifesti fatti stampare a Roma dove si sosteneva che l'aborto fosse «un femminicidio».

Ma chi c'è davvero dietro quell'organizzazione integralista? Se la proprietà del sito è della Hatzer Oil di Arsuaga, una pagina ci spiega che il consiglio di amministrazione è formato da Ignacio Arsuaga, Blanca Escobar, Luca Volonte, Brian Brown, Gualberto García, Alexey Komov, Alejandro Bermudez e Carlos Polo. Non sono certo nomi nuovi, dimostrandoci come dietro a qualunque realtà promuova l'omofobia ci siano sempre le stesse persone.
Ad esempio Alexey Komov, dipendente dell'oligarca russo Konstantin Malofeev, ha provati legami con Aleksandr Dugin, un uomo molto vicino a Vladimir Putin che si occupò personalmente di istruire i separatisti ucraini sull'uso di kalashnikov e che teorizzò il progetto di un'Eurasia basata sulla Terza Roma (ossia Mosca) in cui far vivere quello che lui definisce come "il fascismo perfetto". Accompagnò Toni Brandi (presidente di Provita Onlus) nei suoi convegni omofobi, dirige la fondazione San Basilio di Mosca, è un funzionario legato al patriarcato ortodosso russo e risulta presidente di una rete conservatrice denominata Congresso Mondiale delle Famiglie. Ha supportato attivamente la proposta di legge per introdurre la pena di morte per i gay in Uganda ed era presenta alla congresso della Lega Nord in cui Matteo Salvini venne eletto nuovo segretario.
Brian Brown è il presidente della National Organisation for Marriage (NOM), un'associazione anti-gay che venne fondata nel 2007 in occasione del referendum californiano sulla Proposition 8. Scemati i finanziamenti alla sua organizzazione dopo l'approvazione del matrimonio egualitario a livello nazionale, è divenuto il nuovo il nuovo presidente del World Congress of Families nel 2016. In più occasioni ha collaborato con Toni Brandi di Provita Onlus e con Viktor Orban.
Luca Volonté, ex-esponente dell'UDC, è stato membro del Parlamento italiano per diciotto anni e presidente del gruppo PPE-democristiano all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa dal 2013. Attualmente è a capo della Fondazione Novae Terrae e del Dignitatis humanae Institute. Anche lui membro del World Congress of Families, dice di sognare un'Italia trasformata in una nuova Ungheria di Orban.

Un altro aspetto interessante che si può trovare frugando sul loro sito sono i dati relativi al bilancio da loro dichiarato in relazione agli anni 2014, 2015 e 2016 (il 2017 non è presente). A fronte di introiti passati dai 900mila euro del 2014 agli oltre due milioni del 2016, pare che l'integralismo sia un prodotto capace di generare enormi volumi di reddito. Per garantirne l'espansione il 10% circa degli introiti viene reinvestito per reperire nuovi fondi:



Un 10% degli introiti deriva da "donazioni regolari", ossia da persone che hanno autorizzato l'organizzazione a fare prelievi diretti dal loro conto corrente bancario. Il tutto producendo risultati in attivo di circa 200mila euro annui.
Sino al 2014, l'organizzazione dichiarava di donare alcune centinaia di euro ai «cristiani perseguitati» e a non meglio specificate «altre donazioni». Oltre un milione e trecentomila euro sono stati investiti nel 2016 in campagne, mostrandoci quale sia la potenza economica di una propaganda che spesso cerca di catturare la simpatia dei propri proseliti lamentando che si sentano come Golia contro il gigante dato che i gay sarebbero «ricchi». Sarà, ma effettivamente basta vedere le loro manifestazioni per osservare come non abbiano problemi a far stampare in tipografia i cartelli che mettano le loro parole in mano ai loro proseliti mentre i gay ancora usano il pennarello e scrivono su cartelloni da 50 centesimi.

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Nella foto: una delle varianti del bus tranofobico della CitienGo, nel quale si sostiene che per «rispetto» all'eterosessuale Savarese e ai suoi pregiudizi non bisogna accettare che i transessuali possano cambiare sesso. Nella versione spagnola si invitava a frugare nelle mutande dei bambini, in quella italiana si sosteneva che i bambini verrebbero «confusi» dall'educazione al rispetto.
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