Costanza Miriano trema davanti a quel padre Martin che potrebbe screditare tutta la sua propaganda omofoba



Il fondamentalismo cattolico pare ossessionato da padre Martin, quasi temessero che il loro castello di carte possa crollare se qualcuno oserà sostenere pubblicamente che forse Dio non odi ai gay così come loro amano sostenere con finalità politiche e partitiche. A lanciarsi in un attacco frontale contro la libertà di opinione di chiunque osi aver opinioni diverse dalle sue è la giornalista Costanza Miriano, da anni impegnata nella promozione dell'omofobia e nella promozione del sessismo.

Dalla pagine del suo blog, scrive:

Che invitare padre Martin tra i relatori al meeting mondiale delle famiglie che si terrà a Dublino in agosto sia un errore terribile è evidente. Resta solo da capire se sia stato fatto per ingenuità o ignoranza, oppure perché tra gli organizzatori c’è qualcuno che odia le famiglie.

Ovvio, perché la donna che intascato assegni famigliari come madre single sopo essersi sposata solamente in chiesa dato che altrimenti sui marito non avrebbe potuta assumerla in Rai ci viene a raccontare che la mancata discriminazione degli altri significherebbe odiare il significato ideologico che lei è solita attribuire alla parola "famiglia" in uno stupro della Costituzione e della ragione. A detta sua, infatti, la famiglia sarebbe solo il logo in cui un maschio domina una donna e in cui si cerca di imperare che eventuali figli gay possano vivere felici se diversi da come lei vorrebbero fossero. Fa dunque rabbrividire quanto odio verso le famiglie venga ostentata da una donna che, di fatto, sta attaccando la famiglia e la sta degradando ad un luogo in cui la donne viene usata alla stregua di un oggetto che serve solo a fare figli.

Si parte così a sostenere che il meeting della famiglia bianca, eterosessuale e leghista da lei auspicato avrebbe un «valore di segno profetico» per le «milioni di famiglie che ricevono il messaggio da casa loro». Sostiene anche che i giornali sarebbero di parte e che «rilanciano solo alcune parole del Papa, ovviamente, rigorosamente selezionate».
Ed è così che la signora inizia a dire che il problema dei gay non è il dover subire i suoi quotidiani insulti o gli effetti di quell'omofobia che ama promuovere, sarebbero infelici perché gay:

Quest’anno, sono pronta a scommetterci, ci sarà però uno che occuperà le pagine dei giornali insieme al Papa, nel pochissimo spazio che si degneranno di dedicare a Dublino. Questo sarà padre Martin, il gesuita che ha scritto un libro per dire che se le persone che provano attrazione per lo stesso sesso sono infelici, la colpa è della Chiesa. Non degli abusi che molti di loro hanno subito, non del fatto che gli atti omosessuali sono profondamente contrari alla felicità umana, ma della Chiesa che è cattiva. Un sacerdote, dunque, che non vuol bene alla Chiesa e che non dice la verità (infatti il suo libro comincia con una bugia, cioè racconta della strage nel locale di Orlando lasciando intendere che sia di matrice omofobica, quando il killer probabilmente era egli stesso un assiduo frequentatore del locale per omosessuali in cui è avvenuta la strage).

Se la signora Miriano dovrebbe quantomeno avere la decenza di spiegarci quale sarebbe la fonte del suo sostenere che i gay avrebbero subito abusi (???) l'impressione è che voglia dare falsa testimonianza al solo fine di strizzare l'occhio alle fantomatiche "terapie riparative" promosse da quel suo amichetto sieropositivo che cercava volontariamente e consapevolmente di infettare i gay senza preoccuparsi di come avrebbe potuto ammazzarli. E falsa è anche la tesi sostenuta dalla Miriano sulla strage di Orlando, dato che l'FBi ha appurato che quella era la prima volta in cui l'attentatore visitava il locale. Sarà che la fondamentalista si disinforma solo sulla stampa integralista, ma mentire è un atto che le rende poco onore.

Lamentando come la chiesa dovrebbe etichettare i gay solo con termini che neghino dignità alle persone, incalza:

Non basta. Questo sacerdote terrà una relazione dal titolo “Showing welcome and respect in our Parishes for ‘LGBT’ People and their Families”. È la seconda volta che l’acronimo LGBT, inventato di sana pianta dai militanti omosessualisti, viene scritto nero su bianco in un documento della Chiesa. Ma la prima volta era su richiesta dei giovani interpellati per la preparazione del documento per il sinodo sui giovani. E già mi era parsa un’assurdità perché i padri non dovrebbero assecondare tutte le follie dei figli, ma correggerli perché fioriscano e siano felici. Questa volta invece è un sacerdote a scegliere di usarla, uno che dovrebbe conoscere bene la posizione della Chiesa, a meno che non sia coinvolto in prima persona. E la Chiesa non è sua, ma è un deposito che ha ricevuto e che dovrà tramandare, di cui dunque non può fare quello che vuole.
Che la Chiesa usi questo acronimo in un programma ufficiale è una grave offesa alle persone che vivono la loro attrazione verso lo stesso sesso con fatica, cercando Dio e senza assecondarla. Vuol dire inchiodare una persona alla propria attrazione, vuol dire togliergli la propria dignità di persona che è e sarà sempre molto di più della sua attrazione, anche quando deciderà di esercitarla e di aderirvi. Non sarà mai una persona LGBT, sarà una persona e basta.

La richiesta è preoccupante dato che la signora ci viene a raccontare che lei non tollera di possa esprimere un'opinione contraria alla sua (il che ci porterebbe a sostenere che i suoi precedessori avrebbero avuto pieno diritto di chiedere di "difendere" la schiavitù o la segregazione razziale). Ma interessante è anche come si inventi fantomatiche teorie su «persona e basta» solo quando non vuole si possa parlare dei gay, negando li si debba ritenere «persona e basta» quando è lei a chiedere che siano discriminati dallo stato.

Facendo paragoni che sembrano un'offesa all'intelligenza umana, la fondamentalista di mette d'impegno nel tentare di creare odio attraverso l'ideazione di false contrapposizioni:

Che la Chiesa inviti Martin a parlare al mondo nel raduno mondiale della famiglie è, soprattutto, uno schiaffo in piena faccia ai milioni di famiglie che stanno in trincea, che combattono con la povertà, con un figlio disabile, con la mancanza di lavoro o con la fatica bestiale quando il lavoro c’è, con la tentazione di mollare tutto, con la fatica della fedeltà a situazioni drammatiche: queste famiglie se ad agosto apriranno i giornali leggeranno solo del sacerdote militante.

E le famiglie che hanno un figlio gay? Pare che di loro alla signora Miriano non frega assolutamente nulla, incurante di come forse si meriterebbero la prima parola di supporto da una Chiesa da che decenni si sta macchiando del crimine di uno spalleggiamento alle destre neofasciste in un attacco alle minoranze.
Ed è nella negazione della realtà che la signora ci viene a raccontare che a lei faccia schifo una Chiesa che accoglie al posto di odiare:

So che perde anche la Chiesa, perde credibilità. Perché la militanza LGBT non c’entrava veramente niente con il cuore del tema delle famiglie. Ci sono centinaia e centinaia di milioni di famiglie assetate di verità, e che saranno schifate da questa propaganda. So che hanno perso, infine, le persone che provano (o credono di provare) attrazione per lo stesso sesso, il cui problema è la ricerca della verità, non che venga “mostrato loro rispetto”, perché di rispetto ne hanno, tanto più nelle parrocchie, ma non è quello il loro problema.

Siamo al sostenere che l'omosessualità non esista perché le persone gay sarebbero persone che «credono» di provare attrazione mentre lei, eterosessuale, sa che loro sbaglierebbero a vivere perché non conformi alle sue teprie su quanto la si dovrebbe ritenere "Migliore" per diritto di nascita.

Ed ancora, in chiusura auspica si censuri quell'opinione che la terrorizza:

Se chi ha deciso il programma è solo ingenuo, siamo ancora in tempo per rimediare. Se odia le famiglie, beh, allora è stato proprio bravo a piazzarlo in cartellone.

Appunto, speriamo che la Chiesa non dia spazio a chi odia la famiglia come la signora Miriano e che si inizi a dare spazio a chi ha letto i Vangeli al posto di brandirli come strumenti di offesa.

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