Il consigliere pentastellato chiede la la politica sia fatta prevalere sulla scienza



"Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché?".
Non è un passo tratto dal processo contro Galileo, ma quanto scrive nel 2018 il signor Davide Barillari, consigliere della Regione Lazio del Movimento 5 stelle.

Il tema in oggetto è quello dei vaccini, sostenendo che gli infettivologi che hanno passato una vita a studiare il fenomeno debbano tacere se un qualche politico vuole abolire i vaccini senza preoccuparsi troppo di quali potrebbero essere le mortali conseguenze sui bambini. D'altra parte i no-vax avevano arruolato anche Povia e come si potrebbe non credere all'attualissima opinione di un cantante che si dice convinto che l'omosessualità debba essere ritenuta una "malattia" che può essere "curata" con gli antibiotici o che i terremoti siano provocati dalla popolazione che cammina dall'altra parte dell'emisfero?

Eppure Barillari appare colto da una cristi isterica mentre sbraita: «Aboliamo le regioni, visto che decide tutto il ministero. Aboliamo le commissioni sanità, presenti in ogni regione italiana, visto che tutti noi politici siamo inesperti, ignoranti, e non possiamo permetterci di parlare di sanità».
Sostenendo che le posizioni dell'Oms e dell'Iss dovrebbero essere tranquillamente messe in discussione da qualunque casalinga abbia teorie personali, incuranti di come il mancato effetto gregge possa anche uccidere i bambini più deboli (quindi i figli degli altri, che secondo la Costituzione hanno pieno diritto ad essere tutelati), lamenta che gli scienziati osano decidere «come interpreti i dati. Quali dati consideri e quali non consideri. Quali ricerche consideri valide e quali no».
In realtà è normale che la comunità scientifica analizzi i dati delle ricerche e ne stabilisca la credibilità, altrimenti chiunque potrebbe sostenere qualunque cosa e qualunque pezzo di carta dovrebbe essere considerato una verità inoppugnabile.
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