Il vescovo di Astana: «Bisogna dare discreto aiuto ai gay perché ricevano cura e liberazione dalla loro disabilità psicologica»



Da tempo impegnate nella promozione dell'odio omofobico, sono le pagine di Corrispondenza Romana a proporre un pretestuoso articolo intitolato "La giusta risposta cattolica ai gay pride".
Se è curioso che qualcuno voglia arrogarsi il diritto di decidere che cosa sia giusto dopo aver nominato il nome di Dio invano a fini propagandistici, ancor più assurdo è come il sito integralista proponga «un appello di sua eccellenza mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana».
Esatto. Per trovare un religioso disposto a compiacere le loro teorie, quelli di Corrispondenza Romana sono dovuti andare a pescare una lettera scritta da un ausiliare che lavora in una città del Kazakistan.
In realtà tale aspetto appare positivo, perché ci mostra come il fondamentalismo sia ormai costretto ad andare a pescare proseliti nei punti più remoti del pianeta mentre invita a non ascolater gli altri sacerdoti quasi temessero che l'omofobia della chiesa sia destinata a morire.

La missiva inizia con pruriginose definizioni, la solita condanna all'occidente occidente e un attacco agli ilamici attraverso linguaggi tipici del neonazismo. Loro ammazzerebbero i gay, dice il prelato senza far distinzione tra islamici e integralisti islamici (che sarebbe come insultare che i bravi cristiani attraverso un tentativo di accomunarli a preti come lui):

Nei decenni passati hanno iniziato a diffondersi nelle città del mondo occidentale manifestazioni pubbliche, dette “gay pride” (orgoglio gay). Questo fenomeno in costante crescita ha il chiaro obiettivo di conquistare la piazza pubblica di tutte le città del mondo occidentale e, a lungo termine, le città del mondo intero, fatta eccezione per i paesi islamici a causa del timore di prevedibili violente controreazioni.
Tali manifestazioni sono effettuate con enormi impegni finanziari e logistici, accompagnate da una pubblicità propagandistica sostenuta all’unisono dai poteri più influenti della vita pubblica, cioè dalla nomenclatura politica, dai social media, da potenti enti economici e finanziari. Un tale unanime sostegno da parte delle suddette istanze pubbliche era tipico dei sistemi storici totalitari al fine di imporre alla società una determinata ideologia. Le manifestazioni dette “gay pride” assomigliano inconfondibilmente alle marce propagandistiche di diversi regimi politici totalitari del passato.

Non poteva mancare il solito sostenere che i gay sarebbero come i nazisti. Eppure, nell'assurdità di un prete che nega che i gay venissero ammazzati dai nazisti o che è disposto a giurare su Dio che gli omofobi sarebbero perseguitati da chi chiede di vivere tranquillamente la propria vita anche se loro li odiano, dovrebbe far riflettere come le stesse identiche teorie vennero già vomitate anche da Gianfranco Amato, quasi come se la propaganda fosse coordinata e i vari personaggi che propagandano l'odio avessero ricevuto un copione da recitare. Tant'è che il prete passa immediatamente a sostenere che esisterebbe un fantomatico "gender" esattamente come le lobby fondamentaliste chiedano si dica:

Resta però un’istanza importantissima della vita pubblica che non è ancora entrata ufficialmente o in larga misura in questo coro unanime di sostegno alle marce dette “gay pride”. Questa voce è quella della Chiesa Cattolica. Il totalitarismo dell’ideologia omosessualista ossia del gender, persegue il suo obiettivo più ambizioso, cioè conquistare l’ultimo bastione di resistenza che è la Chiesa Cattolica. Nel frattempo questo obiettivo ha purtroppo conseguito alcuni successi, giacché si constata che un numero crescente di sacerdoti e persino alcuni vescovi e cardinali esprimono pubblicamente e in diversi modi il loro sostegno a tali marce totalitarie, dette “gay pride”. Con ciò tali sacerdoti, vescovi e cardinali diventano agenti e promotori di una ideologia che rappresenta un’offesa diretta a Dio e alla dignità dell’essere umano, creato maschio e femmina, creato a immagine e a somiglianza di Dio.

Da prassi, il fondamentalista pare fare confusione tra identità di genere e orientamento sessuale, ripetendo gli slogan senza renderci conto che un gay è maschio e che una lesbica è femmina. Eppure lui insiste a sostenere che argomenti diversi debbano essere ritenuti sinonimi:

L’ideologia del gender ossia l’ideologia dell’omosessualità rappresenta una rivolta contro l’opera creatrice di Dio ammirevolmente saggia e amorevole. Si tratta di una rivolta contro la creazione dell’essere umano nei due sessi necessariamente e mirabilmente complementari del maschile e del femminile. Gli atti omosessuali o lesbici profanano il corpo maschile o femminile, il quale è tempio di Dio.

Sarà, ma forse a profanare i corpi sono gli abusi sui minori perpetrati da preti, il femminicidio giustificato da vari gruppi di sedicenti cattolici o la violenza di genere che distrugge intere vite. Eppure pare ch el'unico loro pensieroso quello di guardare ciò che gli altri fanno nei loro letti. Il tutto per sentenziare che i gay non dovrebbero pretendere di essere accettati se Gandolfini esige che si neghi loro ogni dignità sociale o se il ministro Fontana nega l'esistenza delle loro famiglie:

Il totalitarismo e l’intolleranza dell’ideologia del gender richiede secondo la sua logica anche una adesione totalitaria. Tutti i componenti della società, inclusa la Chiesa Cattolica, devono quindi essere obbligati ad esprimere in qualche modo la loro accettazione di questa ideologia. Uno dei mezzi pubblici più diffusi e concreti di tale imposizione ideologica è rappresentato dalle marce dette “gay pride”.
Non si può escludere che la Chiesa Cattolica si troverà in un futuro non lontano davanti ad una situazione simile alla situazione della persecuzione da parte dell’Impero Romano nei primi tre secoli, quando l’adesione alla ideologia totalitaria dell’idolatria era obbligatoria anche per i cristiani. In quei tempi il test o la verifica di tale adesione consisteva nell’atto civilmente e politicamente corretto del bruciare alcuni grani d’incenso davanti alla statua di un idolo e dell’imperatore.

Non mancano accuse ai preti che osano non professarsi omofobie  intolleranti quanto il fondamentalismo li vorrebbe:

Oggi, al posto del bruciare alcuni grani d’incenso, è entrato il gesto di solidarietà con le marce dette “gay pride” tramite i saluti di benvenuto da parte dei chierici e persino tramite un apposito servizio di preghiera in sostegno dei presunti diritti alle attività omosessuali e alla diffusione della loro ideologia. Siamo testimoni dell’incredibile scenario in cui alcuni sacerdoti e persino vescovi e cardinali, senza arrossire, stanno già offrendo i grani d’incenso all’idolo dell’ideologia dell’omosessualità ossia del gender sotto l’applauso dei potenti di questo mondo, cioè, sotto l’applauso dei politici, dei social media e delle potenti organizzazioni internazionali.

A questo punto si arriva a descrivere quale sarebbe il modo "giusto" di contrastare l'amore predicato da Gesù per inneggiare all'odio:

Quale dovrebbe essere la risposta giusta di un cristiano, di un cattolico, di un sacerdote e di un vescovo di fronte al fenomeno così detto “gay pride”?
In primo luogo si deve proclamare con carità la verità Divina sulla creazione dell’essere umano, proclamare la verità dell’oggettivo disordine psicologico e sessuale della tendenza omosessuale, quindi parlare sulla verità del necessario e discreto aiuto per le persone di tendenza omosessuale perché ricevano cura e liberazione dalla loro disabilità psicologica.
Poi si deve proclamare la verità Divina sul carattere gravemente peccaminoso degli atti omosessuali e dello stile di vita omosessuale, poiché sono offensivi della volontà di Dio. Si deve proclamare con preoccupazione veramente fraterna la verità Divina sul pericolo della perdita eterna dell’anima dei omosessuali praticanti ed impenitenti.
In oltre si deve con coraggio civile, ed impiegando tutti i mezzi pacifici e democratici, protestare contro il vilipendio delle convinzioni cristiane, contro l’esibizione pubblica di oscenità degradanti. Si deve protestare contro l’imposizione di marce con carattere di militanza politico-ideologica alla popolazione di intere città e paesi.

Sostenuto che l'omosessualità sia una "malattia" che può essere "curata" e giurato che Dio sia stato un incapace a creare i gay dato che i fondamentalisti sostengono che tutto ciò che non sia espressione di loro stessi vada considerato sbagliato, intollerabile è invito alla violenza contro i gay. Il prelato dovrebbe anche rileggersi i Vangeli, perché il suo sostenere che ciò che infastidisce i suoi pregiudizi debba essere considerata un vilipendio alla religione significa bestemmiare dopo essersi sostituito a Dio.

L'impressione è che anche le preghiere contro i gay siano state decise dalle lobby internazionali dell'omofobia organizzata, dato che i fondamentalisti sono sempre più impegnati a sacrileghe processioni con cui inneggiare all'odio verso il prossimo:

La cosa più importante, tuttavia, si trova nei mezzi spirituali. La risposta più potente e più preziosa si esprime negli atti pubblici e privati di riparazione alla santità e maestà Divina, così gravemente e pubblicamente offesa con le marce dette “gay pride”.
Inseparabile agli atti di riparazione è la preghiera fervida per la conversione e per la salvezza eterna delle anime dei promotori e degli attivisti dell’ideologia dell’omosessualità e soprattutto delle anime delle persone commiserevoli che praticano l’omosessualità.

Dopo alcune citazioni decontestualizzate di vari papi (che, a detta loro, giustificherebbero l'odio contro i gay), si arriva al riassuntino finale:

I veri amici delle persone che promuovono e compiono degradanti azioni durante le cosiddette marce “gay pride”, sono i cristiani che dicono:
“Non brucerò nemmeno un grano d’incenso davanti all’idolo dell’omosessualità e della teoria del gender, anche se – Dio non voglia! – il mio parroco o il mio vescovo lo facesse.
Farò atti privati e pubblici di riparazione e di preghiere d’intercessione per la salvezza eterna dell’anima di tutti coloro che promuovono e praticano l’omosessualità.
Non avrò paura del nuovo totalitarismo politico-ideologico del gender, poiché Cristo è con me. E giacché Cristo ha vinto tutti i sistemi totalitarie del passato, Egli vincerà anche il totalitarismo dell’ideologia del gender ai nostri giorni”.
Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Parole vergognose che mostrano quanto ampia sia la responsabilità della chiesa nella persecuzione e della promozione dell'odio contro le persone lgbt. Verrà un giorno in cui il Vaticano si scuserà con i gay, ma sarà difficile negare di aver danneggiato innumerevoli vite con un complice silenzio dinnanzi a parole così folli e demoniache.
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