La Corte dei Conti ha scagionato l'ex direttore dell'Unar dalle accuse rivoltegli dalle Iene



La Corte dei Conti ha scagionato l'ex direttore dell'Unar e ha sancito la correttezza del bando finito sotto accusa attraverso una serie di servizi infamanti realizzati dalle Iene nel febbraio del 2017.
Il programma Mediaset sostenne che l'ex direttore fosse gay, che favorisse associazioni di cui loro sostengono fosse socio e lo accusarono di usare denaro pubblico per finanziare la prostituzione. La tesi venne subito rilanciata dal fondamentalismo cattolico, impegnati per mesi a diffondere odio contro l'operato dell'ufficio antidiscriminazione al punto che ancor oggi la CitizenGo di Filippo Savarese raccoglie firme per chiederne la chiusura sulla base di quelle false accuse, ossessivamente riproposte come se si trattassero di verità rivelate. Mentre la pagina Facebook del programma veniva riempita di insulti e minacce contro i gay, Il Giornale tentò di sostenere che i circoli accusati dalle Iene organizzassero stupri di gruppi a danno di disabili e che l'Unar promuovesse la masturbazione nelle scuole. L'Occidentale andò oltre, giurando che l'Unar promuovesse la «prostituzione minorile».
Come spesso accade laddove c'è del tirbido che potrebbe provurare guadagni, Mario Adinolfi tentò ripetutamente di attribuirsi lo sciacallaggio di quei servizi.
Ancor prima le polemiche del fondamentalismo cattolico obbligarono l'ex direttore alle dimissioni e il bando fu bloccato, fermando tutti i progetti finanziati (compreso il rifugio che avrebbero dovuto ospitare alvuni rifugiati e richiedenti asilo trans che stavano scappando dalla Siria). L'Anddos è stata costretta alla chiusura dopo le dimissioni del loro presidente, ormai quotidianamente al centro della diffamazione di matrice integralista. Su richiesta di Lega e Forza Italia, l'Airc annullò i suoi progetti di contrasto al bullismo omofobico nello sport realizzati in collaborazione con l'Anddos. Insomma, quelle false accuse fecero terra bruciata e minò la credibilità dell'unico ufficio pubblico che lavora per contrastare le discriminazioni.

Se le polemiche tennero banco per giorni, la smentita delle accuse pare stia passando completamente sotto silenzio. Le stesse Iene, artefici delle false accuse, non hanno ancora smentito quanto ipotizzato nei loro servizi.
Non sembra neppure che Lega e Forza Italia sgomitino per riattivare i progetti che avevano preteso fossero chiusi sulla base di quelle falsità, così come non sembra che nessuno voglia risarcire le persone umiliate dal servizio delle Iene al solo scopo di creare un caso. Insomma, tutto dimostra quanto sia facile distruggere le realtà sgradite alle lobby senza che la giustizia imponga di ristabilire le situazioni preesistenti in caso di assoluzione o, quantomeno, una richiesta di risarcimento dei danni.
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