L'accusa di blasfemia come mezzo di oppressione delle proprie vittime



La blasfema preghiera contro i gay che è stata autorizzata dal vescovo di Imola è un atto vergognoso e pericoloso. Se le criminali generalizzazioni con cui il porporato abusa del suo ruolo per propagandare odio mediante generalizzazioni e per giurare nel nome di Dio che i gay debbano essere considerati corresponsabili di qualunque azione venga compiuta da chi condivide il medesimo orientamento sessuale (anche se tale regola non pare essere ambivalente) ci porta a ipotizzare che tale comportamento non sia "una opinione" o una "libertà religiosa", ma rientri a pieno titolo nel reato di diffamazione.
I fatti sono noti. Un giornale vicino alla Lega ha filmato una singola ragazza che ha intercalato un sup discorso con una bestemmia mentre era al Pride di Imola. Lega e Forza Italia hanno iniziato a dire che le migliaia di partecipanti al Pride dovessero essere ritenuti responsabili di quel gesto mentre il vescovo ha autorizzato una pagana preghiera contro gay che lui dice debbano essere ritenuti blasfemi, soprattutto quando chiedono diritti civili che lui esige siano riservati ai maschio che penetrano la vagina di una donna secondo il suo volere. Una precisazione assurda, la porta il vescovo a sostenere che un uomo che va a prostitute dopo aver picchiato sua moglie debba essere inteso come l'espressione di Dio mentre due gay che si amano secondo natura sarebbero esseri immorali che non meritano di vivere.
Ad aggravare la bufala diramata dal vescovo non c'è solo l'aver giurato su Dio che il gesto di una persona debba ricadere su una comunità, ma anche il suo negare come molti eterosessuali non siano omofobi e abbiano partecipato al pride (motivo per cui sarebbe quantomeno interessante sapere con quale diritto sostenga di conoscere l'orientamento sessuale dei partecipanti ad un evento basandosi su illazioni palesemente false).

Comunque sia, l'attacco del vescovo di Imola è solo l'ennesima aggressione contro una comunità a firma di persone che vanno in giro a proclamarsi opinabilmente "cristiane" mentre raccontano di quanto Dio sia stato stupido nel non averli usati come stampino per creare l'umanità a loro immagine e somiglianza. Sono ormai anni che i gay subiscono le pubbliche diffamazioni di Adinolfi o della lobby di Gandolfini, tutte inesorabilmente finalizzate a sostenere che i gay debbano essere considerati i responsabili di ogni male. E, come se quella persecuzione non bastasse, ora ci si è messo pure il governo Salvini a fomentare odio, garantendo posti in Senato agli uomini di Gandolfini e alle rivendicazioni dell'integralismo anti-gay.
Se un insegnante spiega si bambini cos'è un pride, i fondamentalisti creano polemica e il ministro leghista Fontana inizia a sbraitare che la tolleranza gli fa scifo. Se un gay viene picchiato per strada, si tace e si volta la testa dall'altra parte.
Nella propaganda di regime, un singolo episodio viene esasperato ed usato per aizzare odio attraverso sentimenti di pancia che contraddicono la ragione. Anche i bambini diventano oggetti di propaganda, con un Fontana che li descrive come "vittime" della fantomatica "ideologia gender" mentre i genitori hanno ampliamente chiarito che loro stavano dalla parte degli insegnati e che non hanno di certo gradito l'uso che la Lega ha fatto dei loro figli.
La verità non conta più, conta solo ciò che si racconta. E a strumentalizzare ogni singolo episodio è quella stessa gente che ama ripetere a pappagallo slogan sul presunto "diritto" dei genitori di poter disporre a proprio piacimento dei figli. Peccato lo dicano mentre chiedono che dei bambini siano indottrinati all'odio, così come Pillon ha chiarito che quel principio deve valere solo se i genitori si scattano selfie con un prete cattolico e vogliono torturare un bambino terminale inglese contro quelle leggi che tutelano il minore: se un genitore vuole staccare la spina alla figlia per garantire la sua dignità come nel caso Englaro, Pillon giura che il suo principio non valga più. Ad essere spacciata come "libertà" è dunque la "libertà" di poter obbedire al volere di Gandolfini, quindi una vera e propria dittatura.

Un vescovo che benedica una messa contro i gay su richiesta di partiti politici e fondamentalisti religiosi è un prete che sta legittimando quell'aggressione, aggranando la sua posizione con l'aver infondatamente accusato di blasfemia migliaia di persone che hanno osato manifestare a sostegno dei diritti umani. Tutto ci porta a pensare che un simile vescovo stia rinnegando Gesù e quasi si ode la sua voce che sbraita il nome di Barabba. Poi, come un cattivo pastore, invita a fare come il fariseo:

Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato. (Luca 18,10-14)

Ed è così che, su invito del vescovo, si sono radunati a ringraziare Dio per il loro sentirsi migliori in virtù dei loro pruriti sessuali, elargendo condanne in nome della falsa testimonianza di chi accusa degli innocenti per le parole pronunciate da una singola persona.
E a quel Mario Adinolfi che chiede si rintracci e si multi l'autrice della bestemmia intercettata dalla stampa di regime, forse bisognerebbe ricordare come tanti dei suoi blasfemi comizi appaiono come un'offesa a Dio assai maggiore. E forse farebbe bene a verificare i profili dei suoi eterosessualissimi familiari dato che a un solo click troverà bestemmie e canzoncine blasfeme a firma di un suo stretto parente... denuncerà anche lui? Esigerà lo si sbatta al gabbio e chiederà al vescovo di riparare le offese a Dio degli eterosessuali? Oppure queste generalizzazioni valgono solo per colpire gruppi sociali a loro sgraditi, confermando l'ipotesi che la religione sia stata usata per finalità d'odio?

Non è neppure la prima volta che l'integralismo anti-gay ricorre all'abuso del sentimento religioso come mezzo per costringere al silenzio i dissidenti. Da anni l'Uccr racconta tutto tronfio come anni fa le Sentinelle in Piedi siano riuscite a far multare e far togliere il porto d'armi al Nazista dell’Illinois, sfruttando il sentimento religioso come strumento politico per punire chi osa contestare le attività dell'organizzazione d'odio fondata da Benedetta Frigerio (ex redattrice di Tempi che oggi promuove l'omofobia dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana di Riccardo Cascioli).
Il messaggio intimidatorio è semplice: dato che loro agitano crocefissi e rosari, se osi contestare l'opera delle ricche lobby integraliste verrai perseguitato dalla loro stampa e verrai colpito da costosi processi che mirano a punirti e a danneggiarti nella tua vita privata, così imparerai a non essere stato zitto e a non aver subito in silenzio. Solo Adinolfi avrebbe il "diritto" di insultarti e diffamarti spacciando per "libertà di opinione" i suoi insulti mentre il suo definirsi opinabilmente "cristiano" è sbandierato come scusa per pretendere impunità.
Risulta così chiaro il diabolico piano architettato dai fondamentalisti: prima vanno in giro a dire che esisterebbe un "diritto" all'odio giustificato dal nominare il nome di Dio invano, poi dicono che da sedicenti "cristiani" si sentono offesi se un gay cammina nei pressi di una chiesa e poi piagnucolo se qualcuno se la prende con la religione che loro hanno usato per danneggiare la vita altrui.
Quando le lobby di Gandolfini impediscono a due persone di potersi sposare, gli negano una famiglia, vietano l'adozione di cui loro hanno beneficiato a piene mani o rendono pericoloso persino il camminare per strada dato che le aggressioni sono ormai all'ordine del giorno, siamo davanti a persone che stanno colpevolmente danneggiando delle vite umane e che poi fanno vittimismo se qualcuno se la prende con i simboli che hanno agitare per infliggere dolore e morte alle loro vittime. Un vescovo può benedire tutto questo?

E se siete gay, qualora non abbiate mai bestemmiato o avete partecipato ai Pride senza mai vedere offese alla religione, sapete per certo che il vescovo ha mentito e che il suo proclamo è quella falsa testimonianza condannata nei 10 comandamenti.
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