Pennsylvania. Un rapporto denuncia oltre 300 sacerdoti pedofili e almeno 1000 vittime. Le diocesi cercavano di insabbiare ogni caso



La procura della Pennsylvania ha pubblicato un rapporto di oltre 1300 pagine sugli abusi sessuali compiuti in sei delle otto diocesi dello stato nordamericano: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. vengono indicati i nomi di 301 sacerdoti predatori che avrebbero mietuto oltre mille vittime tra minori. In «migliaia» di altri casi le vittime non avrebbero sporto denuncia o le loro denunce sarebbe inspiegabilmente andate perse.
I vescovi cattolici Usa hanno espresso «vergogna e dispiacere» per questo nuovo capitolo dello scandalo pedofilia, promettendo il loro impegno per garantire che la Chiesa venga reso un ambiente sicuro per i bambini e le famiglie. Peccato che a giudicare dalle loro parole, sembra che i prelati siano più occupati a condannare l'amore consenziente fra adulti dello stesso sesso che ad evitare abusi sui minori (tant'è che in molti casi i preti pedofili vengono semplicemente sposati, quelli gay vengono espulsi).

«Ci sono stati altri rapporti sugli abusi sessuali sui minori nella Chiesa cattolica. Ma mai di una tale dimensione», scrivono i membri della commissione che dal 2016 segue l'indagine. «La maggiora parte delle vittime erano ragazzi, ma c’erano anche ragazze. Alcuni erano teenagers altri erano nell’età prepuberale». Gli abusi spazierebbero dalle molestie agli stupri, «ma sono stati tutti messi da parte, in ogni parte dello Stato, da leader di Chiesa che hanno preferito proteggere gli abusatori e la loro istituzione sopra tutto. A causa dell’insabbiamento, quasi ogni istanza di abuso che abbiamo trovato è caduta in prescrizione. Questo non significa che non ci siano più predatori».

Il rapporto mette in luce come le diocesi cercassero di insabbiare i casi, rispettando un preciso protocollo. Ai vescovi veniva chiesto di «assicurarsi di usare eufemismi anziché le vere parole che descrivono gli assalti sessuali nei documenti diocesani: non dire mai “stupro” ma “contatto inappropriato” o “questione limite”». Inoltre era previsto di «non fare una vera inchiesta con personale professionale adeguato», ma svolgere indagini discrete, preferendo «inviare il sacerdote per una “valutazione” in un centro per il trattamento psichiatrico gestito dalla Chiesa» per stabilire se il sacerdote fosse pedofilo «basandosi principalmente sulle dichiarazioni dello stesso prete e a prescindere dal fatto che ci siano stati contatti sessuali con un bambino». Era regola che «quando un prete viene rimosso, non spiegare perché ma dire ai parrocchiani che è per “motivi di salute” o “esaurimento nervoso”». E se un predatore viene scoperto, «non rimuoverlo» ma «spostarlo ad una nuova destinazione dove nessuno saprà che è un abusatore di minori». ma la regola principale era «non dire nulla alla polizia».
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