Quando il M5S invocava l'intervento dell'esercito contro la «favoletta del crollo del Ponte Morandi»



Oggi il Movimento 5 Stelle promette punizioni e minaccia revoche di concessioni dinnanzi al crollo del ponte Morandi di Genova. Ma dal web sono riemerse alcune dichiarazioni di Beppe Grillo e di alcuni consiglieri pentastellati liguri che nel 2013 si espressero contro il progetto Gronda parlando di «favoletta dell'imminente crollo del Ponte Morandi». Nel 2014 il leader dei pentastellati tornò a sostenere che la variante che avrebbe dovuto alleggerire il traffico sul viadotto fosse uno spreco di denaro pubblico e incitò il pubblico gridando: «Dobbiamo fermarli con l’esercito».
Ora, dopo il crollo, il documento è stato rimosso in fretta e furia dal sito del partito.
Non più tardi del 1° agosto, il ministro Tonelli si fece promotore di «una revisione complessiva» del progetto Gronda «che contempli anche l'abbandono del progetto laddove sia dimostrato che il complesso dei costi è superiore a quello dei benefici».

Ma in quella retorica populista in cui la vita da migrante è «una pacchia» o in cui i viaggi della speranza sarebbero «crocere», non stupisce che si racconti che un pericolo reale debba essere ritenuto «una favoletta» se si ambisce a conquistare i voti dei comitati contrari alla variante. D'altra parte anche per il fondamentalismo vicino a Salvini, persino l'esistenza stessa dell'omofobia o dell'identità di genere vengono spacciate come «favolette» in quella retorica in cui l'assenza di argomentazioni viene troppo spesso sopperita con la derisione.
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