Salvini si bulla di essere stato intervistato da Al Jazera, ma loro lo descrivono come un radicale simile a Viktor Orban e Heinz-Christian



La politica secondo Matteo Salvini si fa sui social network, esigendo che la gente lo chiami «capitano» o sostenendo che lui parli a nome dell'intero popolo anche se l'83% di loro non l'ha votato.
Mentre sui social nega l'esistenza stessa del razzismo, è sui social che non perde tempo a schierarsi in difesa dell'annuncio razzista fatto da una capotreno su un treno pendolari di Trenord. Se la donna avesse offeso i leghisti, è facile immaginare avrebbe preteso la sua testa... ma dato e insultava gruppi di persone su base razziale contro i principi stessi delle Costituzione, ecco che lui dice che insultare un gruppo etnico va bene dato che i disperati che chiedono l'elemosina danno fastidio al leghista medio. Chissà, forse anche grazie alla capotreno e a Salvini si allungherà la lista di disperati che venivano raccattati in stazione  che erano disposti a farsi rompere ossa o amputare interi arti nella speranza che la malavita potesse allungargli un qualche centinaio di euro in cambio di menomazioni che sarebbero servite a truffare le assicurazioni.

Sempre sui social, si mostra tutto tronfio mentre si vanta di essere stato intervistato da Al Jazeera, sostenendo che le sue opinabili opinioni sono state presentate al mondo arabo a nome dell'Italia:

Se basta osservare la copertina di famiglia cristiana che tanto ha fatto infuriare «il capitano» per comprendere come le sue posizioni non siano espressione del pensiero di molti, a peggiorare la sua situazione è l'attenzione che il giornale dei vescovi ha deciso di dedicare al racconto di cosa accade nei lager libici voluti e finanziati da Salvini, nei quali i prigionieri hanno «paura di essere venduti ai trafficanti di esseri umani» sopo la «sparizione di 20 detenuti nei giorni scorsi e di 65 donne con bambini». E se Salvini ha assicurato che quei centri fossero simili ad alberghi a cinque stelle, non pare pensarla così Avvenire nel descriverli come «stanzoni roventi, lerci e stipati come pollai».

Curioso è come l'intervista sia stata seguita da alcuni tweet che osannavano «il capitano» a firma del suo ufficio propaganda. Il suo dipendente non esita a definirlo persino come «il principale leader emergente europeo»:


Ma Al Jazera la pensa davvero così? A giudicare da ciò che scrivono sul loro sito, parrebbe proprio di no.

L'emittente descrive il leghista come un politico «un radicalee populista» che «ammira Trump e Putin» e che «in meno di un mese ha bloccato le barche che salvano i rifugiati e ha chiesto un censimento per i Rom». Spiegano anche che «quando lo scrittore e giornalista Roberto Saviano -sotto la protezione della polizia per il suo lavoro di indagine sul crimine organizzato- lo ha criticato, Salvini ha promesso di rivedere la sua protezione».
Dicono che «è il leader della Lega - un ex partito regionalista che è diventato una forza di estrema destra nazionale, facendo campagne soprattutto contro l'immigrazione. Prima delle elezioni italiane del 4 marzo, ha promesso di deportare 500.000 migranti irregolari, ha definito Islam una "minaccia" incompatibile con la costituzione ed è stato filmato mentre diceva che l'Italia aveva bisogno di "pulizia di massa". Nella sua retorica, l'immigrazione e la sicurezza contro il terrorismo sarebbero la stessa cosa».
Al Jazeera sostiene anche che lo stile dialettico di Salvini «ricorda il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il primo ministro ungherese Viktor Orban e il vice-cancelliere austriaco Heinz-Christian Strache». Di fatto contraddicendo la propaganda di quel Salvini che sbraita sempre contro le sinistre, è citando l'opinione di Marina Petrillo (redattore capo di Open Migration) che che sostengono che «il precedente governo di centro-sinistra e i media italiani gli hanno preparato il terreno, attaccando le ONG e disumanizzando i migranti. La retorica anti-immigrazione sta crescendo da anni, incolpando l'immigrazione per gli effetti della crisi economica: Salvini sta solo dicendo le cose che la gente voleva dire ma si è vergognava troppo di farlo: 'Caccia i Rom!' e così via».
Ricordando come Salvini sia passato dall'estrema sinistra all'estrema destra in un processo che definiscono «opportunista», spiegano che «Gli osservatori ritengono che potrebbe non esserci molto dietro le sue dichiarazioni intransigenti. Non sono proposte politiche, è solo propaganda».
Se essere visti così nel mondo è da lui ritenuto un vanto, bisognerebbe porsi alcune domande.
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