Gandolfini è in contatto con Regione Lombardia per chiedere «un osservatorio» che vigili sulle pretese dei fondamentalisti nelle scuole



In vista dell'imminente inizio dell'anno scolastico, la lobby integralista guidata da Massimo Gandolfini è tornata a minacciare la sana educazione scolastica riservata ai figli altrui. Riproponendo i suoi soliti slogan sul fatto che i minori non abbiano diritto ad un'istruzione libera da stereotipi in virtù di come lui sostenga che i genitori debbano poterli indottrinarli a proprio piacimento, è tornata a chiedere che la scuola garantisca ai fondamentalisti cattolici la possibilità di censurare qualunque lezione risulti loro sgradita. Nel mirino ci sono temi legati all'affettività, alla sessualità, alle malattie sessualmente trasmissibili, alla violenza di genere e all'omofobia.
In un comunicato diramato a nome del "Comitato Difendiamo i Nostri Figli-Associazione Family Day", il fondamentalista Gandolfini annuncia di aver ottenuto l'appoggio della consigliera leghista Claudia Carzeri per presentare a Regione Lombardia una proposta di mozione in cui si chiede di concedere ai genitori la possibilità di pretendere la censura dei temi scolastici «aventi ad oggetto tematiche come l’educazione all'affettività ed alla sessualità». Il fondamentalista sostiene che «alla luce della delicatezza delle tematiche trattate, è opportuno che i dirigenti scolastici si attengano alle linee guida stabilite dal ministero, informando preventivamente le famiglie in maniera completa e dettagliata in occasione di attività che vertano su temi educativi sensibili e divisivi, applicando la prassi della richiesta del consenso informato con possibilità di esonero dei propri figli, ed assicurando attività alternative qualora la scuola collochi tali iniziative in orario ordinario, in ossequio al diritto di garantire lo studio anche agli alunni esonerati».
Se pare surreale che Gandolfini continui a sostenere che il rispetto verso il prossimo sia un argomento «divisivo» in virtù di come lui si dica favorevole alla discriminazione e all'omofobia, ancor più assurdo è come chieda «di istituire all’interno della Regione Lombardia un Osservatorio che possa raccogliere le segnalazioni di eventuali violazioni e poter così intervenire per regolamentare la materia».
L'impressione è che si voglia creare un successore dell'inutile "centralino anti-gender" istituito dalla leghista Cappellini, costato migliaia di euro per rispondere a 30 chiamate in tre mesi.

Nel frattempo è il senatore leghista  Simone Pillon, esponente delle lobby di Gandolfini, ad aver presentato una interpellanza contro gli istituti scolastici che aprono le loro porte ai volontari di Arcigay.
Ancora una volta la scuola diventerà terreno di sconto da parte di un Gandolfini che pare confidare molto sul supporto della Lega di Matteo Salvini per dettare legge nella scuola ed assicurarsi che nessuno possa prevenire quei pregiudizi su cui si basa il loro potere politico e il loro business economico.
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