Il crollo del ponte di Genova? Per don Armando Bosani è colpa dei gay



È don Armando Bosani il primo fondamentalista religioso ad essersene uscito con il sostenere che il crollo del ponte di Genova sia colpa dei gay. Tra chi addossa ai gay la colpa di tornai e di inondazioni, pareva inevitabile che qualcuno non si sarebbe astenuto dal sostenere che l'odio omofobico avrebbe prevenuto il collasso strutturale del ponte.
Parroco di Vanzaghello, nel Milanese, don Armando ama fare politica dal pulpito e assicura che la chiusura dei porti, il sessismo, il razzismo e l'omofobia siano il volere della Madonna. Ed è per questo motivo che sul giornaletto parrocchiale ha riportato un articolo de Il Tempo a firma dall'estremista Marcello Veneziani, nel quale si parla del crollo del Ponte Morandi affermando:

Sono stati gli interessi multinazionali del capitalismo global e dell’americanizzazione del pianeta – si legge ancora sul coi loro profitti, il loro marketing e i messaggi contro il razzismo, contro il sessismo, a favore della società senza frontiere, Lgbt, trasgressiva e progressista. Le loro campagne, affidate a Oliviero Toscani, hanno cercato di unire il lato choc, che spesso sconfinava nel cattivo gusto e nel pugno allo stomaco, col messaggio progressista umanitario: società multirazziale, senza confini, senza distinzioni di sessi, di religioni, di etnie e di popoli, con speciale attenzione ai minori.

Insomma, se il mondo fosse neofascista e se ci fosse Lui a difendere l'italico popolo italiano dalla contaminazione della razza padana, i ponti non cadrebbero. Ed è sempre vomitando odio contro la Benetton che Marcello Veneziani lancia altre accuse da denuncia:

Queste aziende mettevano in cerchio i bambini del mondo, salvo vederli sfruttare nelle aziende del terzo mondo o espropriare delle loro terre.

Ma perché sfruttare 43 morti per lanciare facili accuse a poche ore dal crollo? Non sarà che la Lega che governa la regione da decenni abbia una qualche responsabilità e quindi è fondamentale trovare un capro espiatorio prima che sia troppo tardi?
Ma, soprattutto, un giudizio polito tanto violento quanto privo di argomentazioni è materiale che può trovare spazio in un giornaletto parrocchiale?
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