Il Mario Mieli contro Radio Globo: «Siamo stufi di chi prima non condanna la violenza e poi fa la vittima!»



Dopo gli attacchi di Radio Globo contro chi ha protestato per i violenti insulti ai gay vomitati in diretta da un loro conduttore, è il Circolo Mario Mieli a commentare:

Dopo oltre 24h, Radio Globo ha risposto alle critiche con un comunicato nel quale sostanzialmente difende la “libertà di espressione” del suo conduttore.
Il volersi ergere a paladini della libertà è una bella favoletta che si vogliono raccontare. La libertà di espressione non è libertà di insulto, ha dei limiti che si trovano nella stessa Costituzione da loro citata a sproposito.
Uno di questi limiti è il rispetto della dignità delle persone.
Peraltro la "libertà di espressione" e il "politicamente scorretto" sono un valore per la collettività quando orientati contro chi ha potere, non contro minoranze perseguitate. In questo caso non sono stati dei coraggiosi paladini ma dei pavidi che speculano sulla pelle dei più deboli.
Non contenti, tentano anche di spacciarsi per vittime. Hanno ricevuto minacce? Noi le condanniamo senza tentennamenti.
La differenza è che mentre noi condanniamo la violenza verbale che hanno ricevuto, loro rivendicano la violenza verbale del proprio conduttore come manifestazione di libertà.
Una valutazione a targhe alterne la loro.
Siamo stufi di chi si fa portavoce o complice di frasi violente e che poi vuole fare la vittima.
No, in questa storia non siete voi le vittime.
Avete scelto di essere tra coloro che, con azioni o omissioni, contribuiscono a fomentare un clima di odio e di disprezzo verso le persone LGBT+, odio che porta spesso ad aggressioni, insulti, omicidi e suicidi.
Tra una radio economicamente affermata e mediaticamente potente e un ragazzino che viene perseguitato per il suo orientamento sessuale, le vittime non siete certo voi.
È ora che capiate la responsabilità del vostro ruolo sociale e chiediate scusa per aver contribuito a fomentare odio e discriminazione che, come avete visto, si ritorcono anche contro chi li ha innescati.
Non chiediamo censura, pretendiamo rispetto!
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