La Lega sostiene che i genitori siano «garanti del corpo dei propri figli» e che debbano essere liberi di poterne disporre a proprio piacimento



La dialettica populista si basa sul coniare slogan che possano ignorare la ragione per cavalcare i sentimenti di basati sull'odio e sulla rabbia. Non pare un caso che l'ufficio di propaganda di Matteo Salvini sia così impegnato nel rincorrere ogni singolo fatto di cronaca che possa indignare l'elettore in modo da predisporlo ad accogliere le loro semplificazioni e generalizzazioni. Ciò che non è utile viene semplicemente ignorato, motivo per cui troviamo Salvini che si scaglia come uno sciacallo a commentare ogni singolo stupro commesso da uno straniero ma parla mai non di quelli di quelli compiuti quotidianamente da maschi italiani.
Il primo e più evidente limite del populismo è come una guerriglia combattuta sul singolo episodio cancelli il dibattito sui temi cardine delle rivendicazioni. Il caso singolo serve a distrarre dal principio, cercando consensi senza esporre i propri piani.

Ad esempio, quando troviamo il senatore leghista Pillon pronto a chiedere che un neonato inglese sia sottratto alle tutele del proprio paese al fine di compiacere le pretese dei suoi genitori o quando Massimo Gandolfini chiede che ai genitori sia data la possibilità di negare una sana educazione ai propri figli in modo che nessuno possa mettere in discussione il loro tentativo di indottrinamento, pare abbastanza evidente che gli slogan propinati ai loro seguaci abbiano poco a che vedere con la reale rivendicazione. Potranno anche coniare slogan sulla «vita» o sul fantomatico «gender», ma l'impressione è che il reale obiettivo sia un desiderio di sopraffazione. Non vogliono che qualcuno possa ricordargli i diritti dei bambini davanti al loro desiderio di poterne disporre a proprio piacimento nella speranza di poterli indottrinare ad essere un'ombra del loro ego.
E dato che il nazismo ebbe molta fortuna nell'accusare le loro vittime delle violenze perpetrate dai tedeschi, ecco che nella propaganda si sostiene che quello sia un modo per «difendere i figli» o per garantire «libertà educativa». Ma è davvero questo il tema? Non pare.

Al ragionamento si aggiunge un importante tassello che sembra mostrare come l'attuale governo paia condividere l'idea che i figli debbano essere ritenuti una proprietà dei genitore e che questi debbano poterne disporre a proprio piacimento senza alcuna tutela a garanzia del supremo interesse del minore.
È durante il dibattito in Aula sull'obbligo vaccinale che la Lega di Matteo Salvini ha illustrato la loro curiosa concezione che vede nei genitori dei «garanti del corpo dei propri figli». A detta loro, il genitore deve avere la piena disponibilità dei propri figli e deve poter prendere decisioni sulla base di immaginette trovate su Facebook anche quando si tratta di mettere a rischio la salute dei propri bambini.
In tale visione della famiglia, il genitore diventa un dittatore e lo Stato si si ritrae dal l'obbligo di garantire il maggior interesse del bambino. E forse questo è solo l'inizio, perché se un genitore è «garante del corpo dei propri figli» in tema di salute, allora perché non dovrebbe poter decidere di disporre del corpo dei propri bambini per venderli a dei predatori sessuali? Se lo stato non c'è e se il genitore ha libertà totale sui loro corpi, perché non dovrebbe essere ritenuto altrettanto lecito?
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