Secondo il giornale Belpetro, è per "colpa" dei gay che alcuni papà etero cambiano i pannolini al figlio al posto di pretendere che sia la femmina a farlo



L'ossessione anti-gay del quotidiano di Maurizio Belpietro sta raggiungendo livelli sempre più tragicomici. In un articolo a tutta pagina a firma di tale Gemma Gaetani, il quotidiano La Verità (mai nome fu più ingannevole) si mette a gridare allo scandalo perché dei papà hanno chiesto l'installazione di fasciatoi nei bagni degli uomini in modo di poter cambiare il pannolino ai propri figli. Lo gridano con un'isteria tale da riservare all'articolo persino un lancio in prima pagina.
Nonostante la richiesta sia stata avanzata da padri eterosessuali, il quotidiano di Belpietro sostiene che a chiederlo siano dei gay. Pare infatti siano incapaci di comprendere perché mai un maschio eterosessuale dovrebbe occuparsi dei propri figli quando gli stereotipi di genere promossi da Gandolfini sostengono che l'uomo abbia il diritto di pretendere che sia la donna ad occuparsi di cacche e pipì. Mica vorrete che l'eterosessualissimo leghista come Pillon si metta a cambiare i pannolini al figlio quando può citare san Paolo per chiedere che una donna sottomessa lo faccia al posto suo!

Naturalmente il quotidiano di Belpietro non si astiene dalla solita dietrologia. L'articolo sostiene che i gay sarebbero dei privilegiati, che i padri eterosessuali sarebbero discriminati rispetto a quelli gay o che alle minoranze non debba spettare alcun diritto sociale.
La promozione del sessismo da parte della redattrice parte con il sostenere che la donna dovrebbe avere ammirazione per il maschio eterosessuale perché il maschio eterosessuale «lavora come un mulo» per mantenere quella sfaticata. A quanto pare, i gay non lavorino e vivono d'aria mentre la femmina sarebbe una scansafatiche che vive sulle spalle del maschio come sostiene il leghista Pillon nel promuovere il suo ddl per la ridefinizione dello stato di famiglia in chiave maschilista. Inizia così a lamentarsi istericamente che la presenza di fasciatoti nei bagni per uomini «non sia mai stata combattuta per le coppie eterosessuali, che nell'ultimo censimento Istat (2011) risultavano il 99,95%. E che invece sia diventata una "battaglia di civiltà" solo nel momento in cui all'oceano di padri etero si è affiancata la goccia delle coppie gay maschili, che perlopiù hanno procreato in affitto altrove e poi hanno trasportato il figlio qui».
Se il ricorso ad una definizione denigratoria verso la GpA è ormai un elemento che non manca in alcun articolo a firma del fondamentalismo, la donna insiste molto sulle teorie condivise anche dal nazismo sul fatto che una maggioranza debba prevalere sulle minoranze. Nega come il 15% delle famiglie eterosessuali sia mono-genitoriale e pare incapace di comprendere che un padre può cambiare il pannolino al figlio anche se sposato con una donna.
Cercando di farne una questione politica ed inveendo contro le sinistre in un patetico scimmiottamento della dialettica di Salvini, la donna aggiunge: «Gli attivisti di sinistra si sono resi conto si sono resi conto che al papà poteva far comodo il fasciatoio nei bagni solo quando la figura del papà ha assunto la connotazione "arcobaleno"».
Al solito, tutto è finalizzato a sbraitare contro gli altri in quell'ideologia della "ruspa" in cui bisogna distruggere e non certo perdere tempo a costruire qualcosa. Per lei è più importante ostentare la sua omofobia e sbraitare contro i gay piuttosto che chiedersi se l'iniziativa sia a vantaggio di tutti.
L'impressione è che la signora Gemma Gaetani si stia ponendo a rappresentanza di quelle donne che hanno vite così insignificanti da sentirsi minacciati all'idea che qualcuno possa sostenere che i lavori domestici o il cambio dei pannolini non rappresentino la totalità del compito di una donna.

Surreale è il passaggio in cui l'articolo commenta chi critica la presenza di fasciatoi solo nel bagno delle donne, sostenendo che qualcuno voglia siano messi sono in quello degli uomini. Un'ipotesi che dall'articolo pare venga avanzata elusivamente dalla redattrice, ma sulla base di quelle illazioni non fa mancare la sua isterica critica: «In realtà, un fasciatoio posizionato solo nel bagno degli uomini non è parità di genere. Se il pannolino vuol cambiarlo la mamma, nel locale Hug non può farlo: può solo il papà- Questo è discriminatorio anche nei confronti rainbow composte da due donne perché solo la coppia di genitori arcobaleno maschi può cambiare il pannolino al piccolo».
Arriva così la sua sentenza: «I progressisti si atteggiano a giudici supremi capaci di rimodellare il mondo in chiave inclusiva. Ma, ogni volta, i loro interventi non eliminano le discriminazioni. Semplicemente le ribaltano contro la maggioranza».
Incredibile ma vero, la redattrice che è partita dalla sua pretesa di riservare alle donne il dovere di cambiare il pannolino inizia a prendersela anche con le donne che denunciano gli abusi sessuali o contro chi denuncia il fenomeno del femminicidio. Facendo costantemente leva sul razzismo, è come «esempio» di una «discriminazione contro la maggioranza» che afferma: «Il movimento Me Too si fregia di esistere a nome di tutte le donne e poi denuncia solo le molestie Vip capitate ad attrici attricette morte di fama. Sulla povera anziana italiana stuprata dall'immigrato che ha cinquant'anni meno di lei [..] non una sillaba. Perché la balla che il patriarcato sia una pregnante questione occidentale -mentre è eccezione e non regola da un pezzo- non si deve smentire. Identico discorso per il femminicidio: tiene banco come tema femminista, ma sull'assassinio per motivi passionali perpetrato da musulmani o da donne o da gay e lesbiche ai danni dei propri partner ed ex partner non si dice una parola, altrimenti si demistifica la narrazione che solo il maschio eterosessuale bianco si tramuti in orco in nome di un amore insano».
Pare inutile osservare che il femminicio non ha nulla a che vedere con i diritti passionali, così come fa un certo ribrezzo osservare come alcuni giornali siano tornati a parlare delle persone attraverso etichette etniche che ricordano la stampa del Ventennio. Il tema è che il maschilismo e il sessismo portano alcuni uomini a sentirsi legittimati a sopraffare l'altro sesso in virtù del loro indossare dei pantaloni, non certo parlare a casaccio di altri reati senza manco prendere in considerazione l'evidenza delle percentuali. E riguardo al movimento Mee Too, cosa diavolo dovrebbe c'entra un presunto stupro con un movimento nato per denunciare gli abusi sul posto di lavoro da parte di uomini che usano il loro potere per ottenere attenzioni non dovute?

Sempre sostenendo che lei si sente discriminata in quanto eterosessuale, la donna conclude: «Nel momento in cui i Pappagone della politica si premurano di riformare in chiave paritaria la disposizione del fasciatoio, ecco che i padri eterosessuali (la stragrande maggioranza dei padri italiani) diventano Calimero. Mentre il padre gay (percentualmente raro come il Gronchi rosa) si trasforma nel motivo della battaglia. I padri etero ringraziano per la solita discriminazione».
Non pervenuta è la sua spiegazione del perché un padre eterosessuale dovrebbe sentirsi «discriminato» se potrà cambiare il pannolino al figlio senza entrare nel bagno delle ragazze (in quella strenua divisione pretesa dall'integralismo cattolico in una battaglia contro i bagni unisex nella speranza di poter discriminare le persone transessuali). E non è chiaro se la signora voglia sostenere che il maschio eterosessuale sia «discriminato» anche dalle donne che denunciano gli abusi subiti a meno che a compierli non sia stata una di quelle persone che il giornale di Belpietro etichetta sulla base dell'origine etnica.

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