Secondo la Lega, lo spry al peperoncino è a soluzione alla violenza di genere



Patrizia Ovattoni, segreteria della Lega di Prato, ha organizzato un appuntamento dove spray anti-aggressione al peperoncino «perché le donne non devono trovarsi indifese».
In un manifesto carnevalesco, la leghista affianca il simbolo del suo partito (ossia quello che rappresenta le donne con bambole gonfiabili) allo slogan "Basta violenza sulle donne". Per non farsi mancare nulla, ci piazza pure un fiocco rosa, forse ignara sia simbolo della lotta al tumore al seno e non certo della violenza di genere.
Siamo dunque all'ennesima semplificazione populista proposta da chi pare non avere la più pallida idea del fenomeno e dei suoi risvolti. Che se ne farà di uno spray al peperoncino chi subisce violenze demotiche ed ha paura a denunciare il marito perché teme che gli porteranno via i figli? Che se ne faranno le donne vittime di stereotipi di genere che si dicono convinte quando il maschio le picchia è perché loro se lo meritano? Chi è solita mentire ai medici e raccontare di essere caduta dalle scale è una donna che spruzzerà peperoncino contro il suo carnefice?
Ma la "soluzione" leghista è il sostenere che basterà armarsi e si sarà a posto. D'altra parte a lanciare la filosofia del kalashnikov è stato proprio il loro leader, con un Matteo Salvini che ha voluto una legge che favorirà la libera vendita di armi. Nella sua propaganda, il possesso di una pistola garantirà «sicurezza» a fronte dell'inefficienza della polizia da lui gestita, incurante dell'ovvietà per cui se un cittadino può comprare pistole come se fossero caramelle, crescerà esponenzialmente la possibilità che anche l'eventuale ladro ne abbia una. E magari potranno comprarla anche i mariti violenti, con lo spray al peperoncino della Ovattoni che servirà ben poco quando si avrà un'arma puntata alla gola.

Siamo dunque davanti a politici che propongono semplificazioni e proposte populiste che paiono non avere nulla a che vedere con la drammaticità del tema. Siamo al giustizialismo di chi pensa che i cittadini potranno scimmiottare Chuck Norris e farsi giustizia da sé.
In considerazione di come la maggior parte dei femminicidi avvenga fra le mura domestiche e come l'assenza di pene certe sia un freno alla denuncia, la Lega rischia però di diventare complice del fenomeno anche attraverso quel ddl Pillon che mira a rendere più complicato l’istituto del divorzio. Se tuo marito ti picchia, il senatore neocatecumenale di dirà che devi andare da un mediatore parentale e che tuo figlio sarà obbligato per legge a frequentare casa sua.
D'altra parte Pillon non c'è da stupirsi che in un partito misogino come la lega, Pillon proponga leggi che danneggiano le donne e tramutano i bambini in pacchi postali che verranno sballottato tra due case. In fondo era lui ad aver affrontato il tema del femminicidio con un negazionismo e una ridefinizione del fenomeno che lo ha visto presentarsi alla parata forzanocista di Roma con gli slogan della CitizienGo volto a sostenere che il «vero femminicidio» fosse l'aborto. Ora propone leggi maschiliste e dichiara che lui vorrebbe combattere l'aborto proponendo l'acquisto dei bambini o «impedendo» la libertà di scelta delle donne se non accetteranno la sua proposta economica.
Il problema della violenza di genere è culturale e molto vicina agli ambienti leghisti. Proporre spray al peperoncino significa prendersi gioco della vita delle vittime, incuranti di essere complici della creazione di quegli stereotipi di genere che armano i violenti.
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