Adinolfi auspica la fine dello stato laico e della democrazia



Pare ormai un vezzo quello di stravolgere la storia per abbracciare i suoi errori e i suoi orrori. Adinolfi torna a deliziarci con l'ennesimo ritorno al passato (sebbene in realtà, purtroppo, ancora presente nel parlamento italiano ma sottotraccia). In un tweet dichiara: «Consegnando al Papa il simbolo del PdF, un popolo in festa gli ha assicurato sostegno e lealtà».
Per quanto ai suoi fan questo gesto possa riempirli di gioia credo che le implicazioni di tale affermazione siano gravissime. Lo stato per sua natura deve essere laico altrimenti la democrazia non sa da fare (se persone elette prendono ordini da persone non elette, fatta eccezione per il sistema giudiziario, allora la democrazia non esiste). Immaginiamo che il PDF sia votato dal 60% delle persone (e non dall'attuale 0,6%) cosa accadrebbe al governo italiano? Diverrebbe un galoppino delle lobby vaticane? (cosa che, in parte, è già ma almeno un minimo di decenza tende a permeare le istituzioni). Una democrazia ostaggio di un monarca a vita eletto da un oligarchia di persone elette a loro volta direttamente dal precedente monarca (e a solo suffragio maschile, ricordiamo). Incredibile come questi signori parlino delle lobby gay quando loro stessi, candidamente, ammettono di prendere ordini da soggetti terzi e bramano dargli più potere del molto che hanno già. La Chiesa ha sempre fatto politica nel bel paese apertamente quando la vittoria era certa (referendum sulla ricerca sulle staminali) e sottobanco con i suoi galoppini quando immaginava di perdere ma tentava comunque di sabotare il progresso (unioni civili, aborto, divorzio ecc...). Se Adinolfi vuole dare potere sullo stato italiano a una classe dirigente (quella ecclesiastica) che è sempre più coinvolta in scandali finanziari e penali beh, speriamo rimanga sempre a quello 0,6% o anche meno.

Marco S.
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