Ancora razzismo a Trento: «Io sono cristiana e tu sei nero, devi sederti in fondo all'autobus»



È solo grazie alla denuncia di una testimone oculare che l'ennesimo caso di razzismo non è passato sotto silenzio. Martedì sera era a bordo di un Flixbus diretto da Trento a Roma quando una una donna italiana di circa 40 anni ha iniziato a sbraitare contro un ragazzo senegalese che non si sarebbe mai potuto sedere sul sedile che gli era stato assegnato: «Qui no, vai via, vai in fondo, sei di un altro colore e di un'altra religione», gli ha urlato contro.
Il ragazzo si chiama Mamadou, ha 25 anni e da 15 anni vive a Bolzano. Lavora per un'azienda che monta forni ed aveva un un regolare biglietto. Avrebbe voluto sedersi sul posto che aveva pagato ma l'italiana continuava a strillare come un indemoniata che lei era "cristiana" e quindi non voleva un nero al suo fianco. Davanti agli insulti insulti e all'umiliazione, il giovane è scoppiato in lacrime: «Non faccio nulla di male. Non sono cattivo. Voglio solo sedermi e riposare perché sono stanco».
nessuno è intervenuto ed è stato il conducente a chiamare la polizia. Anche dopo l'identificazione, la donna non ha permesso al giovane di sedersi e la polizia, anziché scaricarla in una piazzola ad abbandonarla sull'autostrada come sarebbe stato doveroso fare davanti ad una simile bestia, ha chiaro al giovane di scambiare il posto con una ragazza bianca che non infastidiva la razzista.
«Aveva gli occhi lucidi -racconta la testimone- Dopo questo affronto, dopo l'umiliazione di aver dovuto cambiare posto è fin troppo poco. Si è tenuto dentro tutta l'amarezza, ha detto soltanto poche parole e si è fatto il viaggio fino a Roma in solitudine, racchiuso nel suo dolore. Non ha reagito, ha incassato».

Flixbus Italia che ha condannato l'episodio, affermando: «Ci rincresce che un simile episodio si sia verificato a bordo di un nostro autobus, come operatori della mobilità, da sempre ci impegniamo a garantire a chiunque la possibilità di viaggiare e ricongiungersi coi propri cari, e così continueremo a fare».
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